12 ottobre 2022 ore: 12:39
Ambiente

“Comunità intraprendenti”, le risposte dei territori ai bisogni socio-economici delle popolazioni locali

di Daniele Iacopini
Un rapporto Euricse fa luce sulle esperienze poste in essere su base locale e che tentano di incidere su coesione sociale, sostenibilità ambientale e mitigazione delle disuguaglianze socio-economiche. Dai patti di collaborazione agli empori solidali, alle portinerie di quartiere, sono 687 le Comunità intraprendenti in Italia
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ROMA – Esistono dei modelli di intraprendenza comunitaria che, sfruttando in modo virtuoso le risorse disponibili in ogni contesto locale, possono influire e avere effetti positivi sulla coesione sociale, sulla sostenibilità ambientale e sulla mitigazione delle disuguaglianze socioeconomiche. Di questi modelli si occupa il Rapporto “Le comunità intraprendenti in Italia”, pubblicato da Euricse, che si concentra su nove tipi di comunità intraprendenti già individuati.
Attraverso il progetto “Comunità intraprendenti”, lanciato ufficialmente a ottobre 2020, Euricse ha voluto mappare il fenomeno in rapida e costante evoluzione nel nostro Paese. Il progetto ha una base pluriennale, e vede, oltre all’impegno scientifico di Euricse, anche il contributo e la collaborazione di Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRC, Fondazione con il Sud, FondoSviluppo FVG e dell’Alleanza delle Cooperative Italiane.

Cosa sono le Comunità intraprendenti

“Per Comunità Intraprendenti – si legge - si intendono tutte quelle pratiche di trasformazione sociale frutto di processi di organizzazione dal basso attuati da gruppi di persone o organizzazioni che si attivano all’interno del proprio territorio per sperimentare collettivamente soluzioni innovative di sviluppo socio-economico dal cui successo può dipendere il futuro della loro comunità. Il carattere innovativo di queste esperienze si concretizza, quindi, sia negli aspetti organizzativi che negli ambiti di attività e nei modi in cui coinvolgono la società civile nel suo insieme”.
È possibile inquadrare le Comunità Intraprendenti come pratiche di innovazione sociale in grado di produrre soluzioni nuove ai crescenti e diversificati bisogni delle popolazioni locali, e considerare gli attori che le compongono come “innovatori sociali”.
“L’attuale scenario di instabilità socio-economica e politica, unito al crescente disagio determinato dall’aumento delle disuguaglianze sociali e territoriali, ha mostrato l’inefficacia delle politiche pubbliche in contrapposizione al ruolo positivo svolto dalle iniziative di intraprendenza comunitaria – si sottolinea -. Queste nuove pratiche di comunità e cittadinanza attiva hanno effetti positivi su vari fronti: dalla capacità di coinvolgere i cittadini nel partecipare alla vita sociale, culturale ed economica della propria comunità alla costruzione di nuove opportunità di sviluppo economico e occupazionale nel contesto in cui operano, dalla produzione e gestione di beni e servizi, all’aumento del benessere generale delle proprie comunità”. “L’azione multidimensionale di queste realtà e le soluzioni che elaborano per risolvere difficoltà e problemi locali non sono interpretabili solamente come frutto esclusivo o prevalente dell’interazione tra organizzazioni private e intervento pubblico, ma richiedono di considerare anche il ruolo dei differenti meccanismi di produzione e scambio e di principi diversi, come quelli basati su cooperazione volontaria e reciprocità”.
Per questo è stato ritenuto importante cercare di approfondire quante e quali sono le modalità attraverso cui le comunità si auto-organizzano, a quali bisogni collettivi vogliono rispondere e qual è la loro capacità di promuovere nuovi percorsi di sviluppo locale.
Nel rapporto viene presentata una mappatura delle diverse tipologie di Comunità Intraprendenti individuate in Italia. Non essendo disponibili banche dati sulle esperienze di Comunità Intraprendenti, per svolgere l’indagine esplorativa oggetto del Rapporto (l’indagine si è svolta tra il 2021 e i primi mesi del 2022) si è fatto riferimento a documenti e fonti secondarie di vario tipo. Le esperienze mappate sono state scelte in quanto produttrici di pratiche di innovazione sociale dal basso e relative a gruppi di iniziative omogenee, selezionate in modo che fossero rappresentative delle principali tipologie di Comunità Intraprendenti. Nello specifico, la scelta è ricaduta sulle seguenti tipologie di Comunità Intraprendenti: Community Hub; Imprese di Comunità; Patti di collaborazione; Portinerie di quartiere; Empori Solidali; Comunità a Supporto dell’Agricoltura; Food Coop; Comunità Energetiche Rinnovabili; FabLab.

Quante sono le Comunità intraprendenti

In generale, provando a quantificare le esperienze, la mappatura eseguita nel Rapporto Euricse conta, al 31 marzo 2022, 687 Comunità Intraprendenti. Le tipologie maggiormente diffuse sono le Imprese di Comunità, che attualmente rappresentano circa il 31% del totale, e gli Empori Solidali, che compongono un ulteriore 28% delle Comunità Intraprendenti attive in Italia. La terza categoria più numerosa è rappresentata dai FabLab, con quasi il 20% del totale. Da sole, queste tre tipologie rappresentano il 79% delle Comunità Intraprendenti individuate.
Decisamente meno consistente è il numero delle altre tipologie: le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) individuate sono il 4,5%, i Patti di collaborazione complessi sono quasi il 7%, i Community Hub il 5%. Infine, vi sono le Comunità a Supporto dell’Agricoltura (CSA) (2%), le Portinerie di quartiere (3%) e le Food Coop, un’esperienza di intraprendenza comunitaria, quest’ultima, diffusa in Italia da meno tempo delle altre, che costituisce solo circa l’1% del totale.
Per quanto riguarda la distribuzione geografica, il Sud Italia e le Isole risultano i territori più favorevoli allo sviluppo di iniziative di intraprendenza comunitaria, ospitando ben 196 delle esperienze mappate, pari a quasi il 29% del totale.
Le altre macro-aree del Paese registrano situazioni che non si discostano di molto l’una dall’altra: nel Nord-Est sono attive 165 Comunità Intraprendenti, mentre nel Centro e nel NordOvest se ne contano rispettivamente 166 e 160. Il primo elemento di riflessione che suggeriscono i dati è il divario Nord-Ovest/Sud, poiché il primo conta il minor numero di iniziative che combinano intraprendenza e comunità, mentre il Sud e le Isole il maggior numero.
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