22 settembre 2021 ore: 15:08
Società

“Con cura”, teatro, medicina ed economia parlano il linguaggio delle donne

di Alice Facchini
A Bologna, il progetto dell’associazione Armonie nasce per contrastare le discriminazioni e promuovere la consapevolezza femminile. Dal 22 settembre in programma incontri su economia solidale, medicina di genere e un laboratorio teatrale sul tema della violenza contro le donne
Genere uomo donna

BOLOGNA – “La cura non è un bene: è una pratica, un valore fondamentale e un principio organizzativo sulla base del quale possono e devono sorgere nuove politiche”, scriveva Naomi Klein. Proprio a partire da questo concetto nasce il progetto "Con Cura", realizzato a Bologna dall’associazione Armonie e finanziato dalla Fondazione Del Monte di Bologna e Ravenna. L’iniziativa è rivolta a donne di ogni età e provenienza: l’obiettivo è quello di promuovere consapevolezza e fiducia nelle possibilità di ognuna di ottenere cambiamenti negli standard di vita, contrastare la violenza di genere e la marginalità sociale, e creare una rete di confronto e supporto sui temi della salute femminile.

Il progetto è strutturato in tre percorsi, tutti completamente gratuiti: “La cura del futuro”, un ciclo di cinque webinar online che si concentra sull’economia e sulle pratiche di cambiamento; “La cura siamo noi”, un laboratorio teatrale (che si terrà in presenza nella sede dell’associazione, in via Emilia Levante 138), per affrontare il tema della violenza di genere, seguito da due incontri in remoto sulla legislazione; e “Un altro genere di cura”, con cinque incontri dal vivo (trasmessi anche online) per parlare di medicina e salute in una prospettiva di genere.

“Il progetto è nato durante la pandemia: in quel periodo così estremo, ci siamo rese conto che servono spazi per ideare alternative al modello vigente, dal punto di vista sociale, ambientale e politico – racconta Valentina Barone, presidente dell’associazione Armonie –. L’emergenza sanitaria ha dimostrato che non siamo individui a sé stanti, siamo interdipendenti l’una dall’altra, eppure il ruolo di cura è fortemente sottovalutato. Abbiamo visto donne in smart working che in casa dovevano anche badare ai figli, fare i lavori domestici, prendersi cura della famiglia. Relegare il ruolo di cura alle sole donne significa non accorgersi che in realtà la cura è anche un gesto politico, che dovrebbe essere di tutti: cura significa l’attenzione all’altro, quindi anche all’ambiente, ai bisogni di ciascuno, superando un paradigma che mira al mero guadagno economico”.

“La cura del futuro”: economia e pratiche di cambiamento

Da mercoledì 22 settembre comincerà il primo dei tre percorsi, intitolato “La cura del futuro”, incentrato sull’economia e le pratiche di cambiamento. In cinque incontri online, si parlerà di cura dell'ambiente e ci si confronterà su pratiche economiche non patriarcali e non capitalistiche. Ogni incontro offrirà la possibilità concreta alle donne di scambiare riferimenti e contatti reciproci, creando una rete che potrà servire per approfondire i temi trattati e creare dei gruppi di lavoro fra le partecipanti. “Cominceremo a lavorare sulle alternative al modello estrattivista, per creare una nuova coscienza ambientale – continua Barone –. Ci chiederemo: dove comprare? Come cominciare l’autoproduzione? Come usare meno plastica? Parleremo dei gruppi di risparmio fra donne. Approfondimento la questione dell’economia del dono, in chiave materna: la madre non è solo colei che ha dei figli, ma è colei che dona senza pretendere di avere qualcosa in cambio”.

“La cura siamo noi”: vivere relazioni non violente, una pratica quotidiana

Martedì 5 ottobre inizia poi il laboratorio di teatro “La cura siamo noi”, che indaga il rapporto che intercorre tra cura e violenza. Quali stereotipi ruotano attorno al lavoro di cura? Il lavoro riproduttivo può fermarsi? “Sono previsti quattro incontri laboratoriali in presenza e due incontri sulla legislazione, che si terranno online – spiega Barone –. Cercheremo di decostruire gli stereotipi di genere e riconoscere la violenza nelle relazioni”.

“Un altro genere di cura”: la medicina di genere

Infine, sabato 30 ottobre comincerà il ciclo “Un altro genere di cura”, che prevede incontri e laboratori sulla medicina e la salute in una prospettiva di genere. “Le differenze biologiche, psicologiche, socio-economiche e culturali tra uomo e donna hanno un impatto sullo stato di salute e di malattia delle persone – conclude Barone –. Ci renderemo conto di quanto oggi la medicina sia lontana dal corpo delle donne: basti pensare che, quando si sperimentano farmaci, si prendono a modello i corpi maschili. Parleremo di endometriosi e di menopausa, e lo faremo insieme a una psicologa, una ginecologa e una nutrizionista. Faremo informazione su percorsi terapeutici adatti alle donne: in questo modo ripenseremo la cura come un valore fondante della società che riguarda l'intera collettività, un bene comune che va condiviso”.

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