26 novembre 2014 ore: 18:13
Non profit

"Equo Garantito": la rivoluzione del commercio solidale, dal brand ai controlli

Una certificazione che copre tutta la filiera fino alle botteghe di vendita, per gli 85 soci di Agices, associazione che raccoglie 253 punti vendita, 5 mila volontari e mille lavoratori. La legge cornice è alla Commissione attività produttive della Camera, e potrebbe essere approvata per l'estate
Equo garantito, incontro

Da sinistra, Lino Duilio con Pietro Raitano

Equo Garantito, immagine sito

ROMA - Un nome comune, un brand come si usa dire, che renda riconoscibili le organizzazioni, le botteghe e le iniziative del commercio equo e solidale. "Equo Garantito" (www.equogarantito.org) diventerà il nome riconoscibile, apposto sulle vetrofanie dei negozi e sulle carte intestate di tutti i soci di Agices (Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale), la più grande associazione di categoria del settore. Anche il sito è già cambiato.

 "Un passo indietro nella riconoscibilità di ogni associato in favore di una piccola rivoluzione verso i consumatori e le istituzioni - spiega Vittorio Leproux, rappresentante dell'associazione -. Non si tratta solo di un cambiamento nella comunicazione, ma di un passo sostanziale per indicare un sistema di monitoraggio completo, dei produttori, degli associati e dei punti vendita, che sia credibile e coordinato a livello globale su tutti gli aspetti, dalla produzione alla distribuzione. Non un operazione di 'social washing' ma un indicatore della finalità stessa dell'organizzazione".

Da sinistra, Lino Duilio con Pietro Raitano
Equo garantito, incontro

"Garantire un'economia di giustizia, nel rispetto dell'uomo e dell'ambiente, con una prassi di ormai 50 anni in Italia, apprezzata in tutto il mondo - ricorda Pietro Raitano, direttore della rivista Altraeconomia - che conta oggi 85 associati, di cui 11 importatori dal sud del mondo, 253 punti vendita, cinquemila volontari e mille lavoratori, per un valore di produzione di 83 milioni di euro nel 2012".

L'associazione, nata nel 2003, si è occupata negli anni di gestire un sistema di garanzia, assicurando la veridicità delle filiere eque e solidali. Nel 2009 il sistema fu certificato da un ente esterno, nel 2013 furono stabiliti anche i criteri per le botteghe (che siano no profit, cooperative sociali o associazioni, che il commercio equo e solidale sia l’attività prevalente, che si impegnino in attività informative e formative).

"L'altro ambito di intervento dell'associazione è il rapporto con le istituzioni - spiega Leproux -, ottenendo in questi anni 11 leggi regionali, ultime Puglia e Friuli Venezia Giulia, più quella della provincia di Trento. La Lombardia, dove abbiamo il maggior numero di soci, non ha una legge regionale; un sistema all'avanguardia come quello italiano, esempio per gli altri paesi, non ha una legge nazionale".

Proposta di legge che ha visto una storia piuttosto travagliata, siamo alla terza legislatura di tentativi, dopo che la volta precedente si era andati a elezioni quando ormai era in commissione". 

- "Sarebbe perfetto che diventasse legge prima della World Fair Trade Week (www.fairtradeweek2015.org), la settimana del commercio equo e solidale che si terrà dal 23 al 31 maggio a Milano, alla Fabbrica del Vapore, esterna ma ovviamente con molto da dire all'Expo", dice Raitano, ma Lino Duilio, promotore della prima proposta di legge alla Camera dei Deputati, spiega che nella migliore delle ipotesi si può sperare per l'estate: "Il testo è lo stesso della scorsa legislatura, questa volta la prima firmataria è Simonetta Rubinato. Tutti i gruppi consiliari sono d'accordo, e con l'appoggio della presidente della Camera potremmo approvarla in sede legislativa direttamente in Commissione attività produttive, senza passare dalla Camera, velocizzando l'iter". Gianni Girotto, primo firmatario della legge in Senato, dichiara di aspettare solo che arrivi in fretta per poterla approvare in tempi stretti: "Il commercio equo e solidale è una goccia nel mare degli oligopoli di produzione e distribuzione, ma dobbiamo dare un segnale".  

La proposta di legge cornice ha avuto un'elaborazione lunga, mettendo al tavolo organizzazioni e certificatori. "È divisa in tre parti - spiega Gaga Pignatelli, advocacy manager di Agices -, la prima di riconoscimento e definizioni, una seconda sul sistema di garanzia e controllo sulle organizzazioni e sui prodotti, con la sistematizzazione di albi e registri, e una terza sul sostegno dello stato al commercio equo e solidale, in termini informativi ed educativi".

"Si va dalla definizione di cosa sia un 'prezzo equo' - aggiunge Duilio - fino alla scelta di chi debba far parte della commissione di controllo, a partecipazione gratuita, ci tengo a dire. Vorremmo inoltre aggiungere un richiamo al Collegato ambientale che già prevede elementi premiali negli appalti della ristorazione per chi fa uso di prodotti equi e solidali. Abbiamo cercato di fare un testo molto chiaro ma che includa le diverse realtà". 

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