“Fiori di campo”: a Marina di Cinisi turismo sociale contro la mafia
MARINA DI CINISI (Palermo) – Sarà dedicato alla residenzialità, ovvero ad un progetto che metta insieme legalità e turismo sociale: è “Fiori di campo”, un’area attrezzata a verde nel Comune di Cinisi in contrada Pozzillo, recintata e composta da cinque unità abitative, confiscata alla famiglia Piazza nel 1993 e gestita dallo scorso giugno (2012) dalla cooperativa sociale “Libera-Mente”. Coinvolta nel più ampio progetto dell’associazione “Libera-Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” diretta da Don Luigi Ciotti, l’area ha ospitato per tutta l’estate centinaia di giovani e meno giovani, studenti e lavoratori, attraverso la più ampia esperienza dei campi di volontariato e formazione: rendere abitabili le unità abitative in termini di condotte di acqua e uso dell’elettricità, riqualificare l’area verde, ricomporre le recinzioni, ma anche offrire braccia alla vicina area agricola di Bosco Falconeria a Partinico, gestita dal 2007 sempre dalla cooperativa “Libera-Mente”, secondo i principi di Libera e quelli di Slow Food per un cibo “buono, giusto e pulito”.
“Fiori di campo” prende il nome da una poesia di Peppino Impastato, “Ciuri di campo”, e sono i fiori a benedire questa terra che odora di mafia e che un tempo costituiva la residenza di un “colletto bianco” proprietario di un vero e proprio impero a Palermo e provincia. Lui è Vincenzo Piazza, costruttore siciliano, rinchiuso all’Ucciardone e oggi deceduto. Riceveva ogni mese qualche miliardo di lire dal Ministero di Grazia e Giustizia, dal Comune di Palermo, dalla Provincia, dalle Asl, dall’Inps, dall’Enel e anche da Telecom. Soldi per gli affitti dei suoi 64 palazzi sparsi per la città. Ex garzone in un’officina meccanica e amico dei grandi boss di Cosa Nostra, Piazza aveva accumulato un tesoro di oltre 2 mila miliardi di vecchie lire: un uomo che nel 1992 dichiarava al fisco neanche 18 milioni di lire e che invece, sotto decine di prestanome, nascondeva un impero. Subito dopo la morte di Falcone nel 1992, arrivano le confische: la sua è la più grande d’Italia.
“Un mafioso – ha raccontato Elena Ciravolo, presidente della cooperativa – diverso dagli altri. Era un colletto bianco, per questo meno noto. Il suo compito era quello di riciclare il denaro sporco. Viene condannato nel 1993 per il denaro sporco dei Graviano, mandanti della cosca Brancaccio per l’omicidio di don Puglisi. L’area dove siamo, circa un ettaro, era la sua residenza familiare. Grande speculatore: pagò 30 milioni di lire tra gli anni ’70 e ’80 per 10 ettari di terreni agricoli, terreni poi trasformati in edificabili grazie a modifiche del Piano regolatore e infine lottizzati per la costruzione e la vendita di villini. Oggi spetta a noi prenderci cura di quella che era la sua residenza. Sono necessari ancora tanti lavori di ristrutturazione. Il turismo sociale e la residenzialità sono il nostro orizzonte. La scommessa sarà quella di farlo funzionare tutto l’anno”.
“Seimila volontari nei campi di tutta Italia – ha poi aggiunto Roberto De Benedicitis, coordinatore nazionale dei campi di formazione e volontariato di Libera – con più di diecimila richieste: un successo che premia la progettualità di tante cooperative locali che operano e lavorano nello spirito di Libera. Tanti anche i minorenni: una speranza per il futuro, ma anche una grande responsabilità organizzativa a cui dovremo rispondere al meglio. Le situazioni da affrontare sono tante, ma la soluzione si trova spesso insieme. Anche grazie alle idee che portano i volontari”. Per saperne di più: www.coopliberamente.org