30 giugno 2020 ore: 17:06
Salute

"Focolaio", in scena la vita e la morte degli anziani in Rsa

Uno studio scenico sulle persone nelle residenze sanitarie durante il Covid 19. Curato dal centro Amazzone Lina Prosa, è "un progetto poetico" nato subito dopo il primo allentamento delle restrizioni. "Uscire dai vincoli imposti alle persone 'della terza età' facendo emergere tutta la loro bellezza"
Foto di Lina Prosa teatro focolaio_Palermo

PALERMO - Il conflitto tra il dentro e il fuori delle persone anziane,  ma anche tutta la bellezza e tenerezza espressa in forma poetica dai loro ricordi, desideri, speranze e sogni. E' quello che emerge dal progetto “Focolaio”, uno studio scenico sulla morte e sulla vita degli anziani nelle “Residenze sanitarie per anziani” che è nato lo scorso 3 giugno subito dopo il primo allentamento delle restrizioni anti-covid. Alla performance teatrale hanno partecipato Angela Aiola, Enza Curaci, Alessandra De Caro, Augusta Modica, Francesca Oliveri, Rosaria Pandolfo, Rosanna Romano, Rosalia Zangara.

In questo lavoro sperimentale è di scena l’età media di 70 anni, che coincide con quella stessa delle attrici facenti parte del “Teatro Studio Attrice/Non”, compagnia teatrale del Centro Amazzone. Lo spazio drammaturgico è il luogo immobile della Rsa (residenza Sanitaria Assistita). Qui il tempo sfiora i confini più fragili e meno consistenti della vita, attraverso l’uso del dialetto che dall’ironia porta al sorriso e al deragliamento di senso. La paralisi fisica si sovrappone a quella della vita. Ma la parola focolaio porta più di un senso. Non solo quello di centro di infezione, ma anche quello di centro di rivolta. L’atto rivoltoso è conquistare una posizione in piedi. Riesce anche in un momento in cui chi muore sta per essere portato via con i camion alla discarica.

"Tutte le immagini che abbiamo visto durante il lockdown in televisione - ha detto Rosaria Pandolfo di 79 anni, ex funzionaria pubblica con una laurea in pedagogia, che partecipa alle attività teatrali del centro Amazzone dal 2003 - sulle persone anziane delle case di riposo rivolte verso la vetrata con la coperta sulle gambe ci hanno fatto pensare molto. Il messaggio centrale è che la terza età è davvero molto trascurata e non valorizzata  nel nostro Paese. Abbiamo elaborato tutti insieme il testo da rappresentare che poi Lina Prosa ha saputo riordinare. Ricordiamoci che chi è anziano non è uno 'scarto' ma è una persona con tutto il suo carico di memoria, ricordi di vita, desideri e speranze. Si tratta di un notevole patrimonio storico che deve ancora di più essere considerato in tutta la sua grande ricchezza umana”.

"Il progetto è nato - spiega Lina Prosa, regista teatrale e drammaturga italiana. - con un gesto semplice, imprevisto, senza 'preparazione', né programmi o previsioni di sorta, ma con la 'sorpresa' di rivedersi fisicamente, riabitare lo spazio MigraTeatro del Centro Amazzone di Palermo. La nostra ripartenza teatrale è avvenuta con un carico di riflessioni, emozioni, esperienze pandemiche trattate come materia drammaturgica, utili quindi alla trasformazione del presente in un progetto poetico. Così in Focolaio il nucleo del percorso sviluppato in sette incontri è stato il cuore tragico stesso della pandemia: la strage degli anziani nelle 'Residenze sanitarie per anziani'”.

"Certamente, oggi anche attraverso il teatro si può andare oltre il dramma vivendolo in maniera diversa - continua Lina Prosa - da quello che impone la nostra società. Occorre allora cercare di uscire fuori dai vincoli imposti alle persone 'della terza età'  facendo emergere tutta la loro ricchezza umana e bellezza che hanno".

© Copyright Redattore Sociale