2 maggio 2014 ore: 12:30
Economia

“Genuino clandestino”, ecco la ricetta anticrisi dei campesinos italiani

Chiedono l' accesso alle terre pubbliche e un ritorno all’agricoltura contadina senza etichettature. Il movimento, nato nel 2010 a Bologna ha raggiunto una diffusione nazionale. Sarà a Roma dal 16 al 18 maggio per ripensare il lavoro e il consumo in questo momento di recessione.
“Genuino-Clandestino” 2014 locandina
“Genuino-Clandestino” 2014 locandina

ROMA – Si  definiscono un movimento per l’autodeterminazione alimentare, dicono no agli ogm e alle grandi industrie alimentari per sostenere e diffondere un tipo di economia contadina e rurale che “tutela la salute della terra, dell’ambiente e degli esseri viventi”. Si chiama “Genuino clandestino” il movimento simbolo dei campesinos italiani, nato a Bologna nel 2010 come campagna di comunicazione per denunciare un insieme di norme ritenute ingiuste sulle etichettature, ma che via via si è trasformato in un movimento sempre più ampio che ormai ha raggiunto una diffusione a livello nazionale. Il prossimo 16 maggio sarà a Roma per una tre giorni dal titolo “Mangiare nella crisi”, e che vedrà riunirsi tutte le associazioni che ne fanno parte per riflettere su come ripensare il lavoro e il consumo, in un momento difficile di recessione economica.

boxMa la loro ricetta anticrisi è semplice: tornare a un’agricoltura contadina, dove il produttore sia parte integrante della filiera e dove soprattutto, la terra venga considerata come un bene comune, in cui creare comunità o meglio “resistenze contadine”. In questo contesto rientra anche la battaglia per rivendicare l’accesso alle terre pubbliche abbandonate, da riqualificare con progetti di agricoltura sociale. “Quelle che noi chiamiamo resistenze contadine sono azioni di difesa di una scelta che è la più naturale – spiega Filippo Taglieri, portavoce di Terra terra, associazione romana che fa parte del movimento e che sta organizzando l’incontro di metà maggio nella capitale -. L’agricoltura contadina oggi è tagliata fuori dal sistema economico dalle leggi di etichettatura europea e di conseguenza da quelle italiana. Per questo il nostro movimento si chiama ‘clandestino’, perché di fatto, stando alle leggi vigenti, quello che rivendichiamo è fuorilegge. Nel concreto, un piccolo produttore o un giovane che vuole intraprendere questa scelta non può vendere i suoi prodotti senza avere laboratori a norma e una serie di certificazioni che hanno un  costo elevato: dai 30mila ai 50mila euro. Un investimento di start up che in pochissimi oggi possono permettersi”. L’alternativa proposta allora è quella di praticare, all’interno dei circuiti di economia locale, la trasparenza nella realizzazione e nella distribuzione del cibo attraverso “l’autocontrollo partecipato”, che non costringa i contadini a sottostare alle regole di quello che definiscono l’ agribusiness e dai sistemi ufficiali di certificazione. I prodotti si vendono così attraverso una rete di scambio alternativa o nei mercatini, comunque fuori dalla grande distribuzione.

L’altro obiettivo cardine è quello di riappropriarsi delle terre abbandonate e fermare la vendita dei patrimoni, per favorire il riutilizzo a scopi sociali, salvaguardare il patrimonio agroalimentare arrestando il processo di estinzione della biodiversità e “sostenere percorsi pratici di accesso che rivendichino la terra “bene comune” come diritto a coltivare e produrre cibo – si legge nel Manifesto del movimeno - ed esperienze di ritorno alla terra come scelta di vita e strumento di azione politica”. Esempio di questo modello è il recupero in Umbria della tenuta Caiocci occupata nel settembre dello scorso anno dal comitato “Caicocci Terra Sociale”. Il terreno di 200 ettari era in stato di degrado ed abbandono, ed un gruppo di giovani contadini, tra cui anche laureati senza lavoro, ha deciso di dar vita lì a un progetto di custodia sociale. “Con la campagna bene comune portiamo avanti proprio l’obiettivo di opporsi alla vendita del patrimonio agricolo pubblico. Quello che vorremmo riuscire a fare è una mappatura dei terreni agricoli abbandonati da destinare a persone che vogliono costruire lì delle microprogettualità agricole – continua il portavoce di Terra terra - . Ci sono molti ragazzi senza lavoro che si stanno riavvicinando alla terra, ma il nostro obiettivo non è solo l’occupazione di chi non ha lavoro. Vogliamo anche verificare la compatibilità della figura del nuovo contadino con il modello economico attuale e rimettere al centro il valore della relazione di comunità che in questi contesti si crea”.

Nella tre giorni a Roma si parlerà di certificazione partecipata, di sinergia tra lotte nelle campagne e nelle città, di lavoro bracciantile e sfruttamento agricolo. Il movimento toccherà anche temi che saranno al centro dell’Expo 2015, una manifestazione rispetto alla quale Genuino clandestino si pone in maniera antitetica. Sull’esperienza del movimento c’è anche un progetto di crowdfunding per la realizzazione di un libro inchiesta sulle resistenze contadine. Il lavoro sarà realizzato da Michela Potito, Roberta Borghesi, Sara Casna e Michele Lapini. (ec)

 

 

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