23 gennaio 2015 ore: 10:41
Economia

“Gli straordinari non ce li pagano mai”. Gli operai calzaturieri si raccontano

Nell’indagine di Abiti Puliti numerose interviste ai lavoratori del tessile e calzature mostrano condizioni lavorative difficili: livelli contrattuali bassi, contratti part-time dove si lavora per l’intera giornata, insorgenza di malattie professionali
Fabbrica di vestiti 2

ROMA - La tipologia di contratto di lavoro più diffusa nelle imprese calzaturiere è il tempo indeterminato, ma non sempre è sinonimo di buone condizioni lavorative. Lo rivela l’ultima indagine di Abiti Puliti, sezione italiana della Clean Clothes Campaign, che ha effettuato una ricerca approfondita sulle condizioni salariali esistenti nel settore abbigliamento e calzature in Italia. Secondo la ricerca, una questione che accomuna ampia parte del personale è la permanenza per lunghi anni a livelli contrattuali particolarmente bassi. 

Alcuni lavoratori della Riviera del Brenta, uno dei tre distretti in cui si concentra la ricerca, raccontano che “di solito facciamo un’ora di straordinario al giorno quando c’è tanto lavoro, però non pagano. Fanno flessibilità. Se tu superi le 120 ore all’anno, dalla 121° ti pagano un’ora di straordinario”. Uno degli elementi messi in luce da alcuni intervistati è l’usura del corpo, in particolare per quanto riguarda il tunnel carpale e le problematiche legate all’alto livello di ripetitività di alcune mansioni. Altre problematiche sono relative all’insorgenza di allergie data da collanti e polveri.

Per quanto riguarda invece il distretto di Napoli, il comparto è caratterizzato da un alto ricorso al lavoro irregolare. Il dato probabilmente più interessante, rilevato nelle indagini sia in Toscana che in Campania, è la compresenza in molte aziende, se si escludono quelle dove è presente il sindacato e che hanno solitamente una dimensione superiore a 50 addetti, di lavoro regolare e irregolare, che assume spesso la forma di lavoranti assunti con contratti part-time ma che lavorano per l’intera giornata, o di dipendenti, soprattutto negli ultimi anni, che una volta collocati in cassa integrazione sono richiamati in azienda per continuare a lavorare regolarmente insieme a quelli non toccati dal provvedimento, o ancora dalla diffusione di prolungamenti forzati della giornata di lavoro, alla fine del turno o nel fine settimana, senza corresponsione delle maggiorazioni per straordinario. Oppure, ancora, si evidenzia il fenomeno del sotto-inquadramento. 

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