21 marzo 2014 ore: 10:06
Famiglia

“Gruppi di parola”: dove i figli di genitori separati possono dire la loro

In Italia ne sono attivi una ventina: al loro interno i mediatori familiari danno la possibilità di esprimersi ai bambini che vivono la vicenda della separazione o del divorzio, palesando le emozioni e dando un senso ai cambiamenti. Un’esperienza nata in Canada
Gruppi di parola. Locandina disegnata

ROMA – “Mettere parola” sull’esperienza della separazione dei genitori. A partire da questa definizione, un gruppo di mediatori familiari ha cominciato nel 2005 a lavorare direttamente con i figli di coppie separate, per offrire loro un luogo e un tempo appositamente strutturati, affinché anche la loro voce potesse essere udita sulla drammatica scena del divorzio. A parlarne sulla rivista Welfare Oggi, diretta da Cristiano Gori, è Costanza Marzotto, psicologa e mediatrice familiare, nonché docente all’Università Cattolica di Milano, che conduce proprio gruppi di parola per figli di genitori separati. “C’è un modello teorico che riconosce nel minore una soggettività a pieno titolo – scrive -, dove si dà valore alla continuità dei legami familiari e in particolare si opera nella speranza che anche dopo il divorzio i figli possano continuare a sentirsi ‘appartenenti’ ai due genitori e alle due stirpi familiari. Un figlio per crescere, anche a fronte della rottura del patto di coppia, necessita di poter accedere sia al papà che alla mamma, e solo la condivisione di un progetto educativo faciliterà la costruzione della mente e la possibilità di essere a propria volta generativi”. 

I dati. Secondo l’Istat, nel 2011 le separazioni sono state 88.797 e i divorzi 53.806. Il 72% delle separazioni e il 62,7% dei divorzi hanno riguardato coppie con figli avuti durante il matrimonio. Questo sta a significare che una grande quantità di minorenni è coinvolta in questo cambiamento radicale della vita quotidiana. Le difficoltà per i figli riguardano sia la sfera emotiva che quella cognitiva: fatica a scuola, problemi di comportamento associati a tristezza, isolamento, ecc... A seconda delle età della vita e della qualità della relazione nella coppia genitoriale, del clima esistente prima, durante e dopo la riorganizzazione familiare. “In particolare le ricerche ci segnalano che a volte dopo un primo periodo ‘di buon adattamento’, in cui l’evento critico della separazione dei genitori sembra assorbito nella vita quotidiana, si verificano nei figli degli effetti a lungo termine con episodi di malessere psicologico serio, difficoltà nel modo del lavoro e nella vita di relazione del giovane-adulto, problemi che ci interpellano”, afferma l’autrice dell’articolo.
L’esperienza dei gruppi di parola. Il modello del “Gruppo di parola”, conosciuto in Canada nel 2000 e poi in Francia, è stato messo a punto da un’équipe multidisciplinare dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, afferente al Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia. Il percorso consta di quattro incontri di 2 ore ciascuno, a cadenza settimanale. Importante è l’alleanza con i genitori, che pur divisi sottoscrivono entrambi la partecipazione del figlio/a al Gruppo di parola, riconoscendogli il bisogno e il diritto di incontrare altri ragazzi con cui nominare le questioni faticose o piacevoli della separazione, nella garanzia della più assoluta riservatezza. La partecipazione agli incontri permette ai figli di esprimere ciò che vivono attraverso la parola, il disegno, i giochi di ruolo, la scrittura; un’occasione per avere delle informazioni, porre delle domande, mettere parola sui sentimenti, le inquietudini, le paure ed uscire così dall’isolamento e costruire una rete di scambio e di sostegno tra pari, per trovare modi per dialogare con i genitori e la parentela e vivere meglio la riorganizzazione familiare. La cooperazione con i genitori prosegue al quarto incontro in cui papà e mamme vengono invitati a partecipare al lavoro del gruppo, ad ascoltare la lettera rivolta loro dalla comunità dei partecipanti e a redigere un messaggio destinato al gruppo dei figli. box
Di cosa parlano i bambini. Per molti figli divisi, appartenenti alla fascia d’età 6-12 anni, adolescenti o giovani adulti, ci sono molte cose non dette o non dicibili proprio a mamma e papà che in questo periodo sono così tristi, nervosi o arrabbiati. “Alcuni pensano di essere gli unici sfortunati – scrive la Marzotto -, altri si sentono nella massa dei ‘figli divisi’, ma non capiscono quanto succede loro intorno; molti faticano a tenere dentro tante emozioni contrastanti; per tutti è richiesta a gran voce la possibilità di continuare ad essere amato da entrambi i genitori e a voler bene sia a papà che alla mamma, ai nonni di entrambe le stirpi”.
Grazie ai gruppi di parola, i ragazzi sono aiutati a dare una dimensione storica all’evento divorzio, a trovare un senso ai cambiamenti avvenuti, ma anche a far intravedere un futuro vivibile, a scoprire il bello della differenza e ad autorizzarsi a dialogare con papà e mamma anche se abitanti in case diverse.
In analogia con quanto emerso da una ricerca condotta dall’Osservatorio permanente sui primi venti gruppi realizzati in Italia (soprattutto a Milano e Roma), si trovano alcune delle tematiche più ricorrenti nelle lettere ai genitori: il disagio emotivo per la separazione avvenuta, la richiesta di amore continuo da parte dei genitori, la fantasia di riconciliazione, il posto dei figli nell’intreccio familiare e il bisogno profondo di essere informati e al tempo stesso di essere tenuti fuori dal conflitto. Tra i sentimenti palesati troviamo soprattutto “tristezza e paura” (32,9%) e “rabbia e confusione” (29,1%).

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