17 novembre 2022 ore: 12:57
Salute

“Hiv: tu cosa fai per sconfiggerlo?” Al via la campagna di Anlaids

Il 1° dicembre si celebra la Giornata mondiale per la lotta contro l’Aids. Le storie di Anlaids per rilanciare la lotta all’Hiv. “Fondamentale informazione e prevenzione: ancora alta l’incidenza dei contagi per rapporti non protetti, aumentano le diagnosi in presenza di sintomi”
Test hiv, fialette, aids - SITO NUOVO

Si possono avere rapporti non protetti in sicurezza tra persone siero-discordanti (una persona Hiv positiva e un’altra HIV negativa)? Cosa significa U=U? Quali sono le maggiori criticità nella lotta all’Hiv? Quali le categorie più a rischio? È possibile prevenire oltre che curare? Molte le domande sulle quali manca ancora una consapevolezza diffusa. Anlaids, la prima associazione italiana nata per lottare contro l’Hiv, lancia la campagna “Hiv: tu cosa fai per sconfiggerlo?” in occasione della Giornata mondiale per la lotta contro l’AIDS il 1° dicembre: un racconto corale, tra gesti quotidiani e lotte storiche, con al centro i volti e le storie di persone comuni e degli attivisti di Anlaids, per sensibilizzare l’opinione pubblica e avanzare proposte concrete per soluzioni incisive. 

“Anlaids ci mette la faccia”: Alice si dedica alla prevenzione nelle scuole, Claudia è infettivologa e si occupa di fare informazione, Michele e Abubakar organizzano e somministrano i test. “L’Hiv è ancora lontano dall’essere debellato, ma c’è bisogno del contributo di tutte e tutti per raggiungere l’obiettivo di diffondere un’informazione corretta e aggiornata, contrastare lo stigma e impegnarsi in azioni pratiche che chiunque può compiere per essere più sierocoinvolto/a”, afferma l’associazione
Una campagna, dunque, portata avanti con ritratti degli attivisti di Anlaids e di persone vicine all'associazione, ma anche un video monografico per ciascuno di loro e un video corale per celebrare la chiusura della campagna. Al centro, l’invito a unirsi a questo impegno a partire da una domanda: e tu? Cosa fai per sconfiggerlo? 

“Quello di oggi è uno scenario profondamente cambiato da quando Anlaids è stata fondata nel 1985 e con esso sono mutate anche le sfide che l’associazione si trova ad affrontare – continua la nota dell’associazione -: resta centrale la prevenzione, soprattutto tra le nuove generazioni che non conoscono il virus e non hanno ricevuto un’educazione sessuale a scuola. Per lo stop ai contagi è fondamentale la questione dell’accessibilità dei test, anche tramite luoghi di più facile accesso rispetto a ospedali e ambulatori, quali i checkpoint e le sedi associative community based, e soprattutto per la popolazione più a rischio. Diffondere la corretta informazione necessaria per abbattere lo stigma amplificando il messaggio ‘Non rilevabile = Non trasmissibile’ (Undetectable=Untrasmittable), ovvero: se la carica virale non è più rilevabile grazie alle terapie, il virus non è trasmissibile; e anche diffondendo la conoscenza della PrEP, la profilassi pre-esposizione, che ha dimostrato di essere uno strumento di prevenzione dall’infezione da HIV efficace quanto l’uso del profilattico”.

I dati

Secondo i dati del Centro operativo Aids (CoA) dell’Istituto superiore di sanità, l’88,1% delle nuove diagnosi di infezione da Hiv è riconducibile a contagi avvenuti durante rapporti sessuali non protetti da preservativo: di queste, il 42,4% riguarda persone eterosessuali e il 45,7% MSM (Men who have sex with men).

Come leggere questo dato? La maggiore percentuale di Msm è in correlazione con la maggiore propensione di questi a sottoporsi a test di controllo, dopo comportamenti a rischio. Il che pone una questione fondamentale: la mancanza di abitudine al monitoraggio della propria salute sessuale ha portato nel 2020 a un aumento della percentuale di diagnosi effettuate in una fase avanzata della malattia, ben il 41%. Infatti, il 37,1% delle nuove diagnosi viene rilevato a seguito di un test effettuato solamente quando si manifestano sintomi che possono essere Hiv correlati.
“Se i progressi nella lotta all’Hiv fatti negli ultimi anni ci hanno permesso di tenere sotto controllo le infezioni, è però evidente come a un abbassamento dell’attenzione sul tema corrisponderà inevitabilmente il riaffermarsi della malattia, sottolinea Anlaids. Che continua: “Grazie al lavoro portato avanti dai ricercatori e alla sensibilizzazione operata dalle associazioni, mai come oggi la catena dei contagi può essere fermata. Restano ancora importanti passi da fare per aumentare la consapevolezza su come proteggere se stessi e gli altri dall’Hiv e dalle altre infezioni sessualmente trasmissibili (IST) e su quali siano gli strumenti per vivere consapevolmente e serenamente la propria sessualità. Ancora molti ostacoli, infatti, rendono difficile la lotta al virus: uno su tutti lo stigma, che impedisce la costruzione di consapevolezza sul tema”. Per questo, Anlaids si è attivata proprio a partire dai volti e dalle storie di chi la anima con il proprio lavoro, contro ogni pregiudizio e stereotipo. 

Il racconto di Anlaids è uno strumento a disposizione di tutte e tutti non solo per conoscere, ma anche e soprattutto per cominciare ad agire. Dalla divulgazione nelle scuole all’assistenza a gruppi sociali fragili come migranti e richiedenti asilo, dalla centralità del linguaggio e della rappresentazione fino agli avanzamenti di terapie e prevenzione, dalla medicina alla società passando per una storia collettiva costellata di perdite ma piena di coraggio. “Sembra un virus di un’altra epoca, ma non è così… Ancora oggi si usa il termine sieropositivo. Quando dici ‘sieropositivo’ non pensi a una persona con l’epatite o il covid, pensi subito all’Hiv. Questo è sbagliato. Si dice ‘persona che vive con Hiv’, è tremendo che ancora oggi la persona venga identificata con il virus”, conclude Bruno Marchini, presidente di Anlaids.

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news