20 aprile 2018 ore: 10:24
Disabilità

"Home4Dem", la domotica in aiuto di persone con demenza e caregiver

Allarmi per avvisare di pericoli, sensori per monitorare il comportamento, app per smartphone. Presentato a Exposanità il progetto dell’Inrca che coinvolge 4 Paesi europei. Rossi: “La tecnologia è di supporto, ma deve essere affidabile e modulare”
Domo4care

BOLOGNA - Allarmi e sensori collegati a una app scaricabile sul proprio smartphone che avverte i familiari o i caregiver delle persone con demenza in caso di emergenza (fumo, gas, allagamenti, apertura della porta, ecc.), rileva anomalie nel -comportamento o cambiamenti delle abitudini. È il progetto “Home4Dem” dell’Istituto nazionale di riposo e cura per anziani - Inrca i cui risultati sono stati presentati alla ventunesima edizione di Exposanità nell’ambito del convegno “Verso una nuova domiciliarità: ambienti di vita assistiti e tecnologie a sostegno della qualità della vita e assistenza alla persona anziana” organizzato dalla cooperativa Anziani e non solo. Finanziato nell’ambito del programma europeo Ambient assisted living, il progetto coinvolge 4 Paesi europei (Italia, Svizzera, Norvegia e Svezia) e 30 coppie formate da persona con demenza e caregiver per ognuno di essi. Obiettivo? “Il progetto si propone di monitorare a domicilio le persone con problemi di demenza - ha spiegato Lorena Rossi del laboratorio di bioingegneria di Inrca - attraverso soluzioni innovative ma alla portata di tutti, analisi comportamentali per capire quali sono le situazioni a casa e sostenere il caregiver nel lavoro di cura. Dopo la sperimentazione, puntiamo a portare il sistema sul mercato”.

Valutare la qualità della vita di familiare e caregiver, l’usabilità del sistema e l’accettazione da parte degli utenti. Sono gli obiettivi della sperimentazione del progetto “Home4Dem” che in Italia ha coinvolto 25 coppie, 5 sono uscite dal progetto per peggioramento delle condizioni del paziente, perdita di interesse o rifiuto da parte del caregiver, “spesso il coniuge non accetta soluzioni di questo tipo perché convinto di poter assistere al meglio il marito o la moglie”. Tra i partecipanti, 18 sono donne e 7 uomini che per metà vivono da soli e per metà con il coniuge o altri familiari. I caregiver invece sono in gran parte i figli (23), 1 coniuge e 1 fratello.

Il sistema è stato adattato alla situazione della casa in cui vive la persona con demenza (in alcuni casi esistevano porte secondarie e si sono resi necessari sensori aggiunti, in altri casi le porte erano strutturate in modo tale da non permettere l’applicazione dei sensori), 4 persone su 25 non hanno accettato il sensore relativo alla presenza a letto, “per una questione di privacy - ha spiegato Rossi - ma in un caso è stata l’assistente familiare a fare resistenza perché pensava venisse installato per controllare il suo lavoro”.

La sperimentazione ha avuto anche lati positivi: in 5 casi, gli allarmi sono scattati e hanno avvisato di una situazione di pericolo, “i familiari si sono resi conto di situazioni di cui non erano consapevoli, tanto che i due terzi stanno pensando di cambiare la situazione abitativa e alcuni hanno chiesto di acquistare il sistema perché lo hanno ritenuto utile”, ha aggiunto Rossi. “La tecnologia può supportare i pazienti con demenza e i loro caregiver ma bisogna essere concreti sulle aspettative, i sistemi devono essere semplici da usare, adattabili alle singole situazioni e soprattutto affidabili”, ha concluso. (lp)

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