“I cento scatti”, in mostra le fotografie dei ragazzi del campo di accoglienza di Cento
Mostra i cento scatti
BOLOGNA – Fotografare per rielaborare l’esperienza negativa e traumatica del terremoto. Scattare per ricucire e tenere insieme le molte emozioni in gioco, per costruire una lettura propositiva della realtà. Sono gli obiettivi con cui è nato il laboratorio diretto dal fotografo Giulio Di Meo all’interno del campo di accoglienza di via Santa Liberata a Cento (Ferrara) e gestito da un gruppo di educatori volontari intervenuto dopo il sisma nelle zone colpite. Sono circa una trentina i ragazzi di età compresa tra i 12 e i 17 anni e in maggioranza stranieri (Marocco e Pakistan, soprattutto), che vi hanno partecipato. Le loro fotografie sono diventate una mostra, “I cento scatti – Ragazzi in terremoto”, curata da Fanny Farahi, Francesca Sbrizzi e Mara Wolnitzky. “L’obiettivo è farla diventare una mostra itinerante – dice Francesca Sbrizzi – e di portarla anche a Cento dove abitano i ragazzi autori degli scatti”. La mostra inaugura l’8 novembre e rimarrà aperta fino all’11 nella sede dell’associazione Quanto Basta (via Azzo Gardino, 30).
La mostra evidenzia il vissuto dei ragazzi legato al momento del terremoto, alla vita nel campo e al senso dell’appartenenza che si è costruito nel gruppo. “Ai ragazzi abbiamo dato le macchine fotografiche e indicazioni tecniche su luce, inquadratura e composizione ma li abbiamo lasciati liberi di fotografare ciò che volevano sia dentro al campo che in città – racconta Sbrizzi – Alcuni ci hanno chiesto di poter fotografare le loro case dall’esterno”. La fine del progetto, durato circa 3 settimane, ha coinciso con la fine del campo. “Per restituire ai ragazzi qualcosa del laboratorio a cui hanno partecipato abbiamo realizzato un video nel quale i loro scatti sono amplificati da musiche scelte dagli stessi autori – continua Sbrizzi – e abbiamo organizzato la mostra”. L’obiettivo della mostra è quindi quello di valorizzare il percorso svolto nel laboratorio e stimolare una vicinanza solidale attraverso lo sguardo e le parole dei visitatori. “Anche per questo abbiamo invitato le scuole – conclude Sbrizzi – perché speriamo di avere un feedback da giovani dell’età degli autori degli scatti”. Il filmato con le fotografie e la musica sarà proiettato durante l’esposizione. (lp)