29 gennaio 2020 ore: 13:00
Immigrazione

“Il Drago di Romagna”: un docufilm sul Mah Jong, gioco che unisce Cina e Italia

di Ambra Notari
Frutto di una produzione italo-cinese, è il primo film italiano sottotitolato in cinese e sarà distribuito anche in Cina. Il regista Gerardo Lamattina: “Il Mah Jong, centenario gioco da tavolo a metà tra il domino e le carte, è un perfetto esempio di ibridazione tra la cultura italiana e quella cinese”
Il Drago di Romagna, sul set

RAVENNA – Alle tre azdore – signore, in romagnolo – che stanno per cominciare una partita di Mah Jong, manca un giocatore. Dopo avere scartato l’ipotesi di “giocare con il morto” – il defunto marito di Luisa, che obietta: “Non era bravo da vivo, figuriamoci da morto –, l’amica propone di coinvolgere Lou, la ragazzina cinese che sta giocando ai videogiochi con il nipote di Luisa. “Ma cosa vuoi che ne sappia, lei, del Mah Jong?”, obietta Luisa. “E allora? Il Mah Jong è cinese!”, rincara la dose l’amica. “Ma i cinesi in Italia mica lo conoscono il Mah Jong romagnolo”, insiste Luisa. Ma alla fine cede e invita Lou a sedersi al tavolo con loro, per scoprire che, effettivamente, lei a Mah Jong non sa giocare, né a quello con le regole italiane, né alla versione con le regole cinesi.

Per chi non lo sapesse, il Mah Jong è un gioco da tavolo cinese nato in Cina e poi esportato in tutto il mondo, le cui regole nel corso degli anni si sono evolute e adeguate alle caratteristiche della comunità “ospitante”. Una specie di incrocio tra il domino e un gioco di carte: è molto diffuso soprattutto a Ravenna e provincia, dove le signore romagnole, piedi in ammollo e cappellino in testa, si sfidano a partite infinite accomodate su tavolini e sedie sul bagnasciuga. Attenzione: le azdore in questione non vogliono essere disturbate. Non si tratta di una moda passeggera, ma di una vera e propria passione che affonda le radici tanti – ma non si quanti – anni fa. “Leggenda narra che il Mah Jong in Romagna sia arrivato grazie ai commercianti di cravatte cinesi che negli anni ’30 frequentavano il Porto di Ravenna. Nei momenti liberi, si riunivano e cominciavano a giocare. Idea romantica, purtroppo non vera”, sorride Gerardo Lamattina, regista campano ma romagnolo d’adozione autore de “Il Drago di Romagna”, docufilm che racconta proprio il Mah Jong, singolare esempio di ibridazione culturale tra Cina e Italia.

La protagonista del film è l’azdora Luisa (Dilva Ragazzini), che ha un sogno nel cassetto. Volare in Cina per conoscere le origini del suo gioco preferito. In disaccordo con la figlia Donatella (Fabiola Ricci), tra mille avventure proverà a realizzarlo con la complicità del nipote e dei suoi nuovi amici italo-cinesi. Per la realizzazione del film, Lamattina ha potuto contare sulla ravennate Valvassori, la prima, storica azienda italiana a produrre set di Mah Jong, e sulla comunità cinese di Ravenna, con cui la protagonista interagirà per scoprire leggende e segreti del gioco. “Inizialmente avevamo previsto di coinvolgere solo la ragazzina cinese, poi abbiamo conosciuto la sua famiglia e non abbiamo potuto che chiedere a tutti di partecipare: mamma, papà, figlia e figlio, nonno. Un incontro bellissimo”.

Il regista spiega che, a Ravenna, la comunità cinese non è così appassionata di Mah Jong: “Lo conoscono, certo, ma lavorano moltissimo e hanno poco tempo libero. Nel film, Lou chiede alla mamma di insegnarle a giocare per fare compagnia a Luisa e alle amiche. La madre, però, non è d’accordo perché la vede come una distrazione. Va tenuto conto che anche in Cina il Mah Jong non ha avuto sempre vita facile: per un periodo giocarci era illegale, perché troppo spesso scadeva nell’azzardo”.

Come noto, del Mah Jong esiste anche una versione online, dove i giocatori giocano soli nella propria stanza insieme con altri giocatori soli in altre stanze. Ma in Romagna, come in altre zone soprattutto dell’Italia settentrionale, resistono comunità che, attorno a quelle tessere disegnate, continuano a coltivare rapporti umani. “Il rumore delle tessere di Mah Jong è una ninna nanna per tanti bambini della Romagna, sentono i loro nonni giocare in lontananza. È un vero rituale, per tanti nonni ma anche per tanti anziani soli, che con un torneo di Mah Jong hanno un motivo per uscire di casa e frequentare gli amici”, sottolinea Lamattina.

“Il Drago di Romagna” è frutto di una co-produzione – una delle prime in assoluto nel nostro Paese – italo cinese tra POPCult (Bologna) e Micromedia Communication Italy, giovane realtà basata a Milano che in pochi anni si è guadagnata il primato di prima società media cinese in Italia grazie alla creazione della piattaforma Weishi Italy (www.italiaws.com) dedicata ai cinesi in Italia. “Abbiamo anche un altro primato: ‘Il Drago di Romagna’ è il primo film italiano a uscire in sala sottotitolato in cinese – ammette soddisfatto il regista –. Il nostro Drago volerà anche in Cina, proprio grazie alla collaborazione con Micromedia. Abbiamo dato vita a un vero e proprio ponte culturale e imprenditoriale tra italiani e cinesi”.

Il film ha debuttato sabato 25 gennaio (il Capodanno cinese, scelta non casuale) al cinema Jolly di Ravenna e in questi giorni è programmazione a Bologna, Milano, Roma e Prato. A Milano è al cinema Orfeo, alla cassa un giovane con padre italiano e madre originaria di Taiwan: “Mi ha detto – racconta il regista –: per fortuna c’è questo film, qui vedo solo italiani, adesso invece vengono anche moltissimi cinesi”.

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