14 dicembre 2016 ore: 12:26
Economia

"Il pane spezzato è più buono dell'aragosta": appello per ospitare i senza dimora

La Caritas Ambrosiana chiede alle famiglie residenti nella diocesi di Milano di aggiungere un posto a tavolo in occasione del Natale, di Capodanno o per l'Epifania. Sarà la Caritas stessa a mandare nelle case i poveri che già segue tramite i centri di ascolto
Cena di Natale, tavola addobbata

- MILANO - “Il pane spezzato, è più buono dell’aragosta”. Con questa provocazione Caritas Ambrosiana rinnova per il quarto anno l'invito ad aggiungere un posto a tavola per un senza dimora durante le cene o i pranzi di Natale o a Capodanno o per l'Epifania. L'appello è rivolto non solo ai milanesi, ma a tutti i residenti nella vasta diocesi di Milano, che comprende anche le province di Varese, Lecco, Monza-Brianza e una parte di quella di Como. "Sono ben accetti inviti anche per i giorni che coprono l’intero periodo di festa", sottolinea Caritas Ambrosiana.

I cittadini che intendono partecipare a “Il pane spezzato” devono dare la propria disponibilità, inviando una mail al Servizio Accoglienza Milanese entro mercoledì 21 dicembre: sam@caritasambrosiana.it. Gli operatori faranno giungere gli inviti ai propri utenti e richiameranno le famiglie per concordare i dettagli.

L’ultimo Rapporto Povertà di Caritas Ambrosiana ha messo in luce proprio l’aumento della grave emarginazione. In un solo anno, tra il 2014 e il 2015, è cresciuto del 21,3% il numero dei senza tetto che si sono rivolti al SAM, il Servizio Accoglienza Milanese. Un dato che colpisce anche perché l’incremento riguarda gli italiani, essendo dedicato a loro questo servizio specifico, e che trova conferma nell’aumento complessivo dei nostri connazionali che ormai rappresentano il 40% degli utenti dei centri di ascolto parrocchiali. L’impoverimento è confermato anche a livello nazionale dall’Istat secondo cui proprio nel 2015 è stato registrato il picco più alto degli ultimi 10 anni di povertà assoluta con 4,5 milioni di individui (1 milione e 582mila famiglie) che non riescono ad accedere al paniere di beni e servizi essenziali.

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