20 settembre 2021 ore: 12:54
Salute

"In tutta Europa aumenta il consumo di psicofarmaci"

Focus di Openpolis che denuncia scarsi investimenti nell’assistenza psicologica: "La maggior parte dei paesi Ue ha meno di 20 psicologi ogni 100 mila abitanti nella sanità pubblica". Sono gli ansiolitici a creare "le maggiori preoccupazioni tra gli psichiatri"  
Foto: Openpolis benzodiazepine_foto_openpolis

ROMA - “Negli ultimi anni, in tutta Europa è aumentato il consumo di psicofarmaci nonostante l’alto rischio di assuefazione a cui sono associati. Una situazione resa ancora più grave dagli scarsi investimenti nell’assistenza psicologica, che potrebbe invece costituire una modalità di trattamento più sostenibile”. Lo sottolinea Openpolis, che dedica al tema un focus, elaborando i dati Civio, Ocse, Aemps e Halmed.

Secondo l’Oms il 25% della popolazione europea soffre di ansia o depressione. Sempre più persone in Ue fanno uso di antidepressivi e ansiolitici e il loro consumo è aumentato in particolare in Spagna, Italia, Croazia e Slovacchia. "A partire dal 2010, - si legge -  c’è stato un boom nell’uso di antidepressivi, con un parallelo aumento anche nel numero di persone cui è stato diagnosticato un disturbo ansioso o depressivo. Nel 2017, prima dello scoppio della pandemia, Regno Unito e Portogallo prescrivevano più di 100 dosi giornaliere di antidepressivi ogni 1.000 abitanti, la quota più alta tra quelle dei paesi europei". 

"Sono gli ansiolitici a creare le maggiori preoccupazioni tra gli psichiatri", spiegano gli osservatori. "Il Portogallo è in testa in quanto a numero di prescrizioni, ma seguono a poca distanza Spagna e Croazia. - sottolineano - In Croazia, ad esempio, il diazepam è stato il settimo medicinale più consumato nel 2019, davanti all’ibuprofene, che invece si è posizionato al nono posto".  Le donne sopra i 65 anni sono la categoria più importante di consumatori di benzodiazepine, "eppure proprio l’età è uno dei fattori che più espone al rischio di subire effetti avversi, quali deficit cognitivi e un maggiore rischio di conseguenza gravi, anche mortali, in seguito a cadute e rotture.

Openpolis ricorda che "i Paesi Bassi hanno preso una delle misure più drastiche per affrontare il problema dell’uso prolungato delle benzodiazepine. Nel 2009, le hanno rimosse dalla lista dei farmaci rimborsabili, il che ne ha ridotto moderatamente l'utilizzo".

"La tendenza a preferire i trattamenti farmacologici per disturbi quali ansia e depressione potrebbe essere collegata, almeno in parte, alla difficoltà di accedere a trattamenti psicologici. - sottolineano gli osservatori -  Un problema che, oltretutto, si è inasprito durante la pandemia. La maggior parte dei paesi Ue ha meno di 20 psicologi ogni 100 mila abitanti nella sanità pubblica, che sarebbe il numero consigliato. Una cifra che scende ulteriormente (meno di 10) nel caso dei paesi della penisola iberica. Anche gli psichiatri messi a disposizione dalla sanità pubblica sono in numero piuttosto ridotto". "La sanità pubblica italiana, ad esempio, - prosegue Openpolis -  dispone di circa 17 psichiatri ogni 100mila persone, una cifra più alta rispetto ad altri paesi dell'Europa meridionale come Portogallo (13,6) e Spagna (11,8), ma decisamente inferiore rispetto a quella di paesi come Germania, Lituania, Paesi Bassi e Francia".

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