24 giugno 2015 ore: 13:47
Disabilità

“Io ho una persona con autismo in famiglia”: chiude il gruppo Facebook

Circa 6 mila iscritti, tanti progetti realizzati e molti in cantiere, ma soprattutto storie raccontate ed esperienze scambiate. Ora, la decisione di uno degli amministratori fa discutere: “Sedotti e abbandonati”, accusa qualcuno. “Impensabile eliminare con un click tutto quello che abbiamo costruito”
Autismo. Mamma e figlio autistico

ROMA – L’ultimo impegno del gruppo è stato la ricerca di Daniele, un ragazzo autistico scomparso a Roma alcuni giorni fa: in questa, come in altre occasioni, tante risorse erano state messe in campo, dal passaparola ai sopralluoghi nei luoghi delle segnalazioni. Ma tanti erano i progetti conclusi e quelli in corso, accomunati da un unico obiettivo: mettere in rete le conoscenze e le esperienze sull’autismo, condividere problemi e scoperti, semplicemente scambiarsi consigli o praticamente offrirsi supporto. Circa 6 mila membri iscritti, alcuni più silenti, altri più loquaci e attivi: da due giorni, uno ad uno, stanno ricevendo la comunicazione della propria cancellazione dal gruppo. Perché il gruppo Facebook "Io ho una persona con autismo in famiglia" sta chiudendo: la decisione è stata presa da Enrico Maria Fantaguzzi, uno degli amministratori e principale “motivatore” del gruppo, che il 22 giugno sera scriveva un post dal titolo “Chiusura del gruppo”: “E’ con estremo dispiacere che mi accingo a chiudere il gruppo, visto che gli attacchi verso la mia persona si sono moltiplicati proprio in un momento molto delicato, mi ha portato a prendere questa decisione. Ritengo conclusa la mia esperienza in questo gruppo, che provvederò a chiudere nella giornata di domani. Mi spiace per tutte le famiglie che avevano nel gruppo un punto di riferimento, ma evidentemente qualcuno ha pensato che distruggere il gruppo fosse più importante che il positivo creato dallo stesso a migliaia di famiglie”.

All’origine della decisione ci sarebbero le polemiche seguite a una richiesta di dati da parte di Fantaguzzi per la sua associazione Operautismo: una richiesta che ha fatto insospettire qualcuno, anche se finalizzata – replica lui – alla realizzazione di ricerche e azioni sull’autismo nei vari territori. La discussione sul caso è stata particolarmente animata, tanto da portare alla drastica decisione. Le reazioni non si sono fatte attendere: da parte di chi critica la scelta, “personale” e “unilaterale”, di Fantaguzzi e di chi, dall’altra parte, ne comprende le motivazioni, ma invoca un ripensamento. Da parte di tutti, c’è però il rammarico per un’esperienza preziosa che viene meno, un luogo virtuale ma quasi reale, perché tante storie di vita lì si sono incrociate

“Un’ancora di salvezza”. “Vedere scorrere i messaggi e le foto di famiglie con bimbi speciali nella mia bacheca mi dava forza – scrive una mamma - L'importante è condividere, superare e amare la vita in ogni suo aspetto. Ripensaci Enrico. Il gruppo era un appoggio per molti di noi”. E un’altra mamma: “Non puoi sapere quanto il gruppo che hai creato mi abbia aiutato a uscire dalla solitudine, a capire ogni passo in avanti di mio figlio e a valorizzarlo, quanto mi ha aiutato ad aprire gli occhi e a informarmi su tutto quello che riguarda i nostri figli. E ha aiutato il padre di A. ad accettare e a capire l'autismo di nostro figlio”. E ancora: “Questo gruppo è stato per me un’ancora di salvezza in un momento in cui sembrava tutto alla deriva. Non ho interagito moltissimo, ma ho ascoltato e le storie di vita di tutte voi famiglie mi hanno aiutata”. E “sono una mamma che da sempre ha camminato in questa strada irta e difficile – scrive un altro membro del gruppo - insieme a persone che potevano capirmi che potevano condividere con me le fatiche della quotidianità. Solo chi vive le ‘cose’ può capire! Insieme, insieme, insieme: i gruppi a questo servono. Io non so di preciso cosa sia successo ma non chiuda il gruppo: è per noi tutti ‘farci compagnia’”. E c’è chi chiede con forza un ripensamento: “Questo gruppo è di tutti perché ogni membro ha contribuito a renderlo tale. Perché chiuderlo? Rimanga un porto sicuro per i genitori in difficoltà. Si sono creati rapporti, si sono condivise storie: è impensabile eliminarle con un click”. 

“Sedotti e abbandonati”. Nel coro non mancano, naturalmente, le voci critiche. “Niente male – scrive Enrica – Prima parlare di famiglia, illudere persone, elargire affetto, prodigarsi per quello è quell'altro. Poi decidere per le critiche di chiudere. Trovo allucinante una scelta del genere, tutti sedotti e abbandonati”. Intanto, qualcuno sta cercando un posto in cui ritrovarsi, a partire da oggi: “mi hanno chiesto di comunicarvi – scrive – scrive Marinella - che è stato creato il gruppo Io ho una persona con autismo in famiglia (2), finalizzato a non disperdere le famiglie qui presenti”. Perché queste famiglie, a quanto pare, sono ben determinate a non perdersi. (cl)

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