24 ottobre 2022 ore: 14:52
Società

“Istruzione e merito”: pensieri sul nuovo ministero

di Chiara Ludovisi
Il pedagogista Francesco Tonucci ricorda Lodi e don Milani: “Il merito è previsto dalla Costituzione, ma la nostra scuola oggi è illegale, perché non sviluppa le potenzialità di ciascuno, ma è come un ospedale che cura i sani”. Giannelli (Anp): “Non c'è scandalo nel premiare i meritevoli, ma la scuola deve essere inclusiva e non selettiva, occupandosi soprattutto di chi è svantaggiato”
classe_bambini a scuola

ROMA – Istruzione e Merito: la nuova denominazione del ministero assegnato a Giuseppe Valditara fa discutere almeno quanto il suo nuovo titolare. Un concetto che non piace a molti, questo del “merito” riferito alla scuola, sempre più intesa come luogo d'inclusione, più che di selezione. Redattore Sociale ha chiesto al pedagogista Francesco Tonucci e al presidente dell'associazione nazionale Presidi, Antonello Giannelli, di commentare e approfondire questa scelta.

tonucci“Quest'anno ricorre il centenario della nascita di Mario Lodi e l'anno prossimo sarà quello di don Milani – ricorda Tonucci - Mi sembra che questi due grandi maestri dovrebbero essere punti di riferimento per la scuola”. E ricorda, Tonucci, la lettera che Lodi scrisse, nel 1973, ai genitori dei suoi alunni di prima elementare: “Dopo una settimana passata coi bambini posso affermare che essi sono tutti di normale intelligenza, pur rilevando evidenti differenziazioni di carattere e diversi livelli di maturazione dovuti in gran parte alle situazioni ambientali in cui ogni bambino è cresciuto. Tutti i bambini quindi, salvo imprevedibili fatti di eccezionale gravità, sono promossi sin da ora alla quinta elementare, con la garanzia del raggiungimento della preparazione minima richiesta dai programmi scolastici. Se questo non si verificherà, la responsabilità sarà del maestro per non aver messo in atto le tecniche educative adatte per sviluppare al massimo le attitudini naturali e l’intelligenza del bambino”. E' da qui che bisogna partire, secondo Tonucci, per riflettere sul concetto di merito: “La scuola di Mario Lodi e di don Milani ha l'obiettivo e l'obbligo di promuovere tutti, specialmente gli ultimi, non perché sono bravi gli studenti, ma perché è brava la scuola a portare tutti a realizzare le proprie potenzialità. Altrimenti, è come un ospedale che cura i sani”.

Premesso che questi sono i due punti di riferimento, va detto però che “la parola merito è dentro la nostra Costituzione, proprio nell'articolo 34 che parla di educazione: qui si legge che 'i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi'. E' in questo senso che va intesa la parola merito. Anche la Convenzione Onu sui diritti dell'Infanzia, all'articolo 29, definisce come obiettivo dell'educazione lo sviluppo della personalità del bambino e delle sue attitudini in tutta la loro potenzialità. Ora, l'affiancamento del termine 'merito' a quello di istruzione rischia di creare l'equivoco che siano i bravi che a dover andare avanti. Al contrario, la scuola pubblica, garantita a tutti gratuitamente e promessa dall'articolo 28 della Convenzione Onu è finalizzata allo sviluppo delle capacità di ciascuno al massimo delle potenzialità. Tutti sono meritevoli, se si permette loro di sviluppare le loro specifiche caratteristiche. L'errore sarebbe pensare il merito come qualcosa che alcuni hanno e altri no. Tutti hanno attitudini da sviluppare: l'importante è non pensare che queste attitudini siano solo l'Italiano e la Matematica”.

E la scuola italiana, quanto è consapevole di questo suo compito? “La nostra scuola oggi, quella che vivono i nostri bambini, è quasi sempre illegale, nel senso che non corrisponde a quello che chiedono la Costituzione, la Convenzione e gli Orientamenti scolastici ministeriali. Dobbiamo essere consapevoli che quando ci riferiamo a Lodi o a don Milano, non parliamo di rivoluzionari guerriglieri che hanno fatto una scuola strana e azzardosa, ma di persone e maestri che interpretavano correttamente la costituzione. E' da qui che dobbiamo ripartire ed è alla luce di questo che potremo parlare di merito”.

Pedagogia selettiva o pedagogia inclusiva?

scuola rientroAnche Giannelli (Anp) ricorda come la parola 'merito' sia contenuta nell'articolo 34 della Costituzione, per cui “non ci può essere scandalo nel fatto che si vogliano premiare i meritevoli. Il problema è che la parola merito, nella scuola, viene utilizzata come politica di compensi del personale docente, nei termini di valorizzazione del merito attraverso somme di salario accessorio che il dirigente deve erogare. Su questo, non tutti sono d'accordo. Noi lo siamo: il dirigente deve poter valutare e premiare i docenti meritevoli”. Per quanto riguarda invece gli studenti, Giannelli mette in guardia, anche lui, da possibili equivoci: “Può accadere che il 'merito', inteso come rendimento scolastico, sia frutto dell'impegno effettivo dell'alunno, ma anche delle condizioni socio-economico-culturali della famiglia. In questo senso, premiare chi va meglio a scuola può essere iniquo, laddove il rendimento è legato appunto a una condizione familiare: si rischia insomma di premiare lo studente che proviene da una famiglia agiata e colta. La pedagogia del '900 si è espressa molto su questo tema: bisogna distinguere l'impegno dello studente dalle condizioni della famiglia: la scuola deve sostenere ed eventualmente premiare soprattutto chi parte da condizioni svantaggiate, fornendo gli strumenti per acquisire i meriti”. E poi c'è un altro problema: “In Italia non abbiamo ma avuto standard nazionali di valutazione: il problema della valutazione degli alunni, che sembra semplice da dibattere, non lo è affatto. E c'è un'altra questione: se si decide di promuovere chi studia e non chi non studia, si va verso una scuola selettiva e si aumenta la dispersione, già molto grave nel nostro Paese. Contro questa pedagogia più selettiva, c'è una filosofia inclusiva, che punta a tenere tutti i ragazzi dentro la scuola, per dare a tutti gli strumenti. E' questa filosofia che dobbiamo perseguire, consapevoli che un Paese in cui i livelli di apprendimento sono più alti, produce più Pil. Non è la scuola selettiva a produrre risultati migliori”.

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