24 gennaio 2021 ore: 10:00
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“La razza zingara”, 25 anni di storia delle baraccopoli romane nel libro di Stasolla

Un titolo volutamente provocatorio per il testo scritto dal presidente dell’associazione 21 luglio e presentato online venerdì 22 gennaio. Edito da Tau Editrice, l’opera ricostruisce i passaggi fondamentali che hanno riguardato gli insediamenti sin dagli inizi. Carlo Stasolla: “Presto presenteremo un dettagliato piano di superamento dei campi”
Foto di Davide Giorni Rom, area F del campo di Castel Romano - Foto di Davide Giorni
ROMA - “Il libro non parla di rom perché non pone al centro le comunità che noi abbiamo identificato come tali. Non vuole neanche rappresentare un rapporto di denuncia di diritti violati. È un libro piuttosto sulla politica e sulla società romana dell’ultimo quarto di secolo per raccontare come la Capitale abbia disciplinato la vita dei gruppi rom, regolandone i rapporti con gli altri, i cittadini non rom”. La quarta di copertina del libro “La razza zingara. Dai campi nomadi ai villaggi attrezzati: lo ‘scarto umano’ in venticinque anni di storia” scritto da Carlo Stasolla, presidente dell’associazione 21 luglio, e pubblicato da Tau Editrice, è fondamentale per comprendere un titolo volutamente così provocatorio. Accompagnato dalla prefazione di mons. Gianpiero Palmieri, vicegerente della Diocesi di Roma e delegato per la Carità, per la pastorale dei Migranti e dei Gitani, e la postfazione di Luigi Manconi e della ricercatrice Marica Fantauzzi, il testo pubblicato in questi giorni e presentato online venerdì 22 gennaio è infatti un lungo e dettagliato racconto di come la città di Roma e i governi nazionali si sono occupati di quelli che in 25 anni sono stati chiamati in diversi modi, da “campi nomadi” a “villaggi attrezzati”. 
 
“Il titolo è una provocazione - spiega Stasolla a Redattore Sociale -. La tesi che porta avanti il libro è che alla fine i rom sono sempre stati considerati un’umanità altra, con un approccio razziologico. Sono considerati una vera e propria razza a parte, un’umanità non compiuta, una sub-umanità ed è quello che ha finito per dettare consciamente e inconsciamente le scelte dei vari amministratori”. Venticinque anni di storia “complessa e articolata” con il suo “fardello di contraddizioni riempito di azioni assunte in buona o in cattiva coscienza, con piena o scarsa consapevolezza, che a un certo punto, nel rosario infinito di allontanamenti e sgomberi degli anni Ottanta, trova, nel decennio successivo, una soluzione condivisa nella costruzione di uno spazio periferico, chiuso e recintato, dove circoscrivere il problema, in nome e a difesa di una cultura irriducibilmente altra”, scrive l’autore nell’introduzione. 
 
E così si passa dal Piano Nomadi proposto dal sindaco Francesco Rutelli nel 1994 a quello presentato dal ministro dell’Interno Maroni e l’allora sindaco di Roma Gianni Alemanno nel 2009, fino al “Piano di Indirizzo di Roma Capitale per l’Inclusione delle Popolazioni Rom, Sinti e Caminanti” voluto dall’attuale sindaco della capitale, Virginia Raggi. Un quarto di secolo che ha visto diversi cambi di colore al Campidoglio e un sistema campi capace di continuare a sopravvivere ad ogni turnover elettorale. Ed è dedicato proprio a questo mondo il libro di Carlo Stasolla, che con testimonianze raccolte e un’esperienza maturata in prima persona, racconta quanto accaduto in questi anni. “Il libro parla della città di Roma, dei nostri concittadini, del Paese intero e di come si è posto nei confronti della questione rom e quindi quale è stata la sua reazione, il suo collocarsi - spiega Stasolla -. I protagonisti non sono i rom, ma sono coloro che hanno incontrato i rom, coloro che si sono scontrati con i rom e che hanno dovuto compiere delle scelte personali o collettive”. I punti focali attorno a cui si sviluppa l’opera di ricerca di Stasolla sono proprio i Piani sviluppati dalle diverse amministrazioni. “Lì c’è tutto - chiosa Stasolla -. C’è l’approccio razziologico da parte delle amministrazioni, ci sono le promesse, l’impegno di fondi da destinare. Nelle presentazioni dei piani, a pochi giorni dalle elezioni, è contenuto e tutto è sintetizzato”. Di storia “precisa e ben documentata, sempre arricchita dalle testimonianze dei protagonisti diretti” parla mons. Palmieri nella prefazione. “Ci vengono date tutte le chiavi di lettura per interpretare bene ciò che avviene - scrive Palmieri -, chiavi tanto più preziose quanto poco conosciute al grande pubblico. Si prova la sensazione forte (e salutare) di non sapere in realtà quasi niente della cultura e delle vicende che hanno contrassegnato la presenza del popolo rom in Italia e a Roma. È una storia dolorosa, a tratti capace di consegnare al lettore un sentimento di impotenza, di forte disillusione”. Per Palmieri, “nonostante i proclami, il numero dei rom costretto a vivere nei campi, attrezzati, autorizzati o in insediamenti informali, è più o meno sempre lo stesso - scrive Palmieri -. Si chiudono e si radono al suolo delle strutture, per aprirne altre da un’altra parte, sempre più isolate, blindate, controllate; per poi abbandonarle di lì a poco alla fatiscenza e al degrado. Si rimane colpiti inoltre dall’enorme spreco di risorse economiche investite nella politica fallimentare dei campi rom, e si comprende sempre più chiaramente chi ne siano i veri beneficiari: non certo le persone che vi abitano”. 
 
Un’attenzione particolare viene riservata anche al linguaggio utilizzato in questi anni. “Il linguaggio è fondamentale - spiega Stasolla -. Prima sono stati chiamati nomadi, poi slavi, poi zingari e poi con un linguaggio politicamente corretto solo rom, ma di fatto non è cambiato nulla. Dietro ognuna di queste parole c’è lo stesso fantasma che si muove nella città, che va combattuto. In un futuro prossimo la parola rom andrebbe proprio abolita perché in realtà nasconde un nostro problema, le nostre paure ancestrali, ma dietro alle parole ci sono persone in carne ed ossa”. 
Per Manconi e Fantauzzi, infatti, occorre una riflessione anche sul linguaggio utilizzato in questi anni. “A segregare oltre allo spazio in sé, è anche il modo in cui chiamiamo quello spazio - scrivono nella postfazione -. Perché ‘se il potere della parola coincide con il potere di determinare confini e le regole del loro rispetto’, come scrive nel suo libro Stasolla, allora è importante riflettere sui termini che in questo quarto di secolo abbiamo fatto nostri, identificando il rifugiato jugoslavo con lo zingaro e lo sgombero con la bonifica di un territorio”. 
 
A completare il libro, infine, c’è anche una storia del tutto inedita e autobiografica dello stesso Stasolla, che nell’ultimo capitolo, dal titolo “Io c’ero”, racconta la sua esperienza nei campi della capitale. Esperienza maturata in gioventù e che ha portato l’autore del libro a vivere per diversi anni proprio in diversi insediamenti. Testimone, in prima persona, di tutto il percorso che li ha visti protagonisti dei diversi piani del Comune di Roma. “Non ho mai raccontato questa storia - racconta Stasolla a Redattore Sociale -, se non qualche episodio o aneddoto. L’ho fatto perché per me è stato lo strumento per dare voce a chi vive nel campo e può dare delle prospettive e delle visioni diverse che fuori non vengono colte e conosciute”. 
 
Con le elezioni comunali alle porte, il libro di Stasolla anticipa in qualche modo il dibattito che con ogni probabilità di scatenerà anche stavolta su questo tema. “Il libro consegna l’elaborazione del passato che è sempre mancata - aggiunge Stasolla - e il prossimo capitolo lo scriveremo fra un mese e mezzo. Come associazione 21 luglio presenteremo un dettagliato piano di superamento dei campi come non l’abbiamo mai fatto: passaggio per passaggio, punto per punto. Questo libro è quasi propedeutico al piano che presenteremo”. Il libro può essere acquistato direttamente dalla casa editrice o richiesto, con una donazione, all’associazione 21 luglio inviando una mail a info@21luglio.org. Il ricavato delle donazioni a favore dell’associazione verrà devoluto all’iniziativa dei “pacchi bebè”, un progetto sviluppato dall’associazione 21 luglio e attivo dal primo lockdown di marzo 2020. I pacchi, con tutto il necessario per bambini da 0 a 3 anni, verranno distribuiti a Tor Bella Monaca e nelle baraccopoli della città di Roma. Ad oggi l’associazione ha già consegnato circa 6 mila pacchi.(ga)
 
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