"Mc Mafia": Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta ridicolizzate nei fumetti
Foto: Luca Raimondo
| Paolo Borsellino - disegni di Giacomo Bendotti |
ROMA - “La mafia c’è”. Si conclude con i disegni e con queste parole di Makkox la mostra “Mc Mafia”, dedicata al rapporto tra il fumetto e il tema mafioso. Inaugurata il 22 settembre su iniziativa dell’Associazione daSud nell’ambito di #Restart, primo festival della creatività antimafia, resterà aperta fino all’8 novembre nel Museo di Roma in Trastevere (Piazza di Sant’Egidio, 1/b). Un viaggio che inizia con le vignette di “O’malamente” disegnante da Bertelè, rigorosamente con le nuvolette senza parole ad evocare l’omertà che non può non essere nominata quando si parla di mafia, affiancate all’illustrazione di Don Rafè di Brindisi. Esposti immancabilmente i famosissimi Dylan Dog, alle prese con la mafia russa e tratteggiato da Gerasi, Nick Raider raffigurato da Polese e Diabolik realizzato da Bianchini. Tutta l’ingiustizia del mondo mafioso è raccontata quindi attraverso le realistiche tavole di Caracuzzo con “Storie di cani”, dove un’esecuzione si trasforma in una strage con il mafioso di turno che si giustifica guardando il mitra e dicendo: “Si è incantato”. Si prosegue con il racconto della criminalità in stile noir con “Lady Mafia” di Nagliero in un susseguirsi di raffigurazioni in chiave surrealista.
| Luca Raimondo |
Fino a una storia tutta italiana con la matita di Andrea Chella, che tratteggia un malinconico Carmine Schiavone, ormai in carcere e messo da parte dai Cutoliani: “Fin quando c’ero io a Casale non si spacciava, non si toccavano le ragazzine e non si facevano rapine”. Le tristi vicende nostrane continuano con la raffigurazione dell’omicidio di Libero Grassi, che avvicinato da un sicario risponde “Sì” alla domanda “Libero Grassi?” e subito gli vengono sparati i colpi di pistola. Si prosegue con Borsellino e l’agenda rossa mai ritrovata, l’unica a colori nelle vignette in bianco e nero di Bendotti, fino ai fumetti che raccontano chi la mafia l’ha combattuta come Peppino Impastato nelle vignette di Bonaccorso, “Un giullare contro la mafia”, e Pippo Fava disegnato da Luca Ferrara.
| Riccardo Mannelli |
La parte finale dell’esposizione continua con toni decisamente satirici, come con le vignette di Stainodove un commerciante avvicinato da un mafioso spiega così alla moglie il pizzo: “In fondo sono solo duecentomila lire al mese, duecentomila lire al mese per la tranquillità”. Peccato che nelle tavole successive le richieste dei mafiosi aumentano fino a coinvolgere il povero commerciante in loschi affari. Significative le ultime tavole esposte, quelle di Natangelo, che affrontano Mafia Capitale. Con ironia spiega i complessi intrighi mafiosi a Roma riflettendo ironicamente su come la vicenda possa essere presa da spunto per una serie tv come già fatto con Gomorra e Romanzo Criminale.
Durante tutta la mostra il visitatore ha l’opportunità di osservare le “Cose Preziose”: oggetti, scelti da amici e familiari, appartenuti ai caduti di mafia, camorra ed ‘ndrangheta. Dalla pipa di Mauro Rostagno, giornalista assassinato in Sicilia, alla cravatta di Totò Speranza fino alla toccante lettera scritta a macchina da Vincenzo Grasso, vittima della ‘ndrangheta: “Questo mese mi hanno distrutto tutto in un incendio doloso, mi hanno procurato circa 200 milioni di danni. Riuscirò a risollevarmi? Il paese in cui vivo è sotto una cappa di terrore”. La mostra è il simbolo di come “il fumetto - scrive Danilo Chirico, presidente dell’associazione daSud - tiene insieme molte cose con il vantaggio di cogliere l’essenza di quelle in un particolare, di riuscire a parlare dritto al cuore di un pubblico vasto e vario e di cercare nuove idee per interpretare e raccontare il presente, magari di immaginare il futuro”. (Luca Basiliotti)