5 febbraio 2020 ore: 14:36
Società

“Mia madre stuprata e brutalizzata”, Rula Jebreal porta all’Ariston la violenza sulle donne

La giornalista palestinese ha raccontato la storia della sua famiglia: “Le ferite sanguinano di più quando non si è creduti”. Non Una di Meno: “Ha attaccato la violenza istituzionale: non chiedete più a una donna come era vestita”. Comunità araba in Italia: “La miglior risposta ai razzisti”
Rula Jebreal e Diletta Leotta

Rula Jebreal e Diletta Leotta sul palco dell'Ariston

ROMA - “Lei aveva la biancheria intima quella sera? Si ricorda di aver cercato su internet il nome di un anticoncezionale quella mattina? Lei trova sexy gli uomini che indossano i jeans? Queste sono solo alcune delle domande poste in un’aula di tribunale a due ragazze che in Italia, non molto tempo fa, hanno denunciato una violenza sessuale. Domande insinuanti, melliflue, che sottintendono una verità amara, crudele: noi donne non siamo mai innocenti. Non lo siamo perché abbiamo denunciato troppo tardi, perché abbiamo denunciato troppo presto, perché siamo troppo belle o troppo brutte, perché eravamo troppo disinibite e ce la siamo voluta”. Inizia così il lungo ed emozionante monologo, portato sul palco dell’Ariston ieri sera da Rula Jebreal. Dieci minuti in cui la giornalista palestinese ha parlato di violenza sulle donne, a partire dalla sua storia personale. La madre Zakia (per tutti Nadia)  “ha preso il suo ultimo treno quando io avevo 5 anni. Si è suicidata, dandosi fuoco - ha detto -. Ma il dolore era una fiamma lenta che aveva cominciato a salire e ad annerirle i vestiti quando era solo un’adolescente. Il suo corpo era qualcosa di cui voleva liberarsi, era stato la sua tortura. Perché mia madre Nadia fu stuprata e brutalizzata due volte: a 13 anni da un uomo e poi dal sistema che l’ha costretta al silenzio, che non le ha consentito di denunciare. Le ferite sanguinano di più quando non si è creduti. L’uomo che l’ha violentata per anni, il cui ricordo incancellabile era con lei, mentre le fiamme mangiavano il suo corpo, aveva le chiavi di casa”.

Jebreal ha poi ricordato i numeri allarmanti del fenomeno nel nostro paese. “In Italia, in questo magnifico Paese che mi ha accolto, i numeri sono spietati: ogni 3 giorni viene uccisa una donna, 6 donne sono state uccise la scorsa settimana”. In particolare, ha sottolineato la natura domestica di questo genere di violenza, di cui l’autore è spesso un parente, un compagno, un amico: “nell’85% dei casi, il carnefice non ha bisogno di bussare alla porta per un motivo molto semplice: ha le chiavi di casa. Ci sono le sue impronte sullo zerbino, l’ombra delle sue labbra sul bicchiere in cucina”.

Un messaggio chiaro e fortissimo, che tenta di spazzare via le polemiche sulle parole pronunciate dal conduttore Amadeus, prima dell’inizio del Festival. Quelle sulle donne che sanno stare “un passo indietro” agli uomini e a cui la stessa Jebreal ha risposto dicendo: “questa sera abbiamo fatto tutti un passo avanti”. La prima serata è stata premiata dal pubblico che ha riservato alla kermesse ascolti record: oltre 10 milioni di persone con uno share del 52%. 

 

Per le attiviste del movimento femminista Non Una di Meno Rula Jebreal ha portato all’Ariston il tema della violenza istituzionale. “Se pensavate che la violenza fosse un tema neutro, vi siete sbagliati - scrivono in un post su Twitter -. Rula Jebreal attacca la violenza istituzionale: non chiedete più a una donna come era vestita. Dobbiamo lottare, non siamo vittime”. Il movimento ha organizzato per sabato 8 febbraio un flash mob a San Remo (e in altre città italiane)  dal titolo “un violador en tu camino”. “Anche quest'anno il programma nazional-popolare per eccellenza veicola parole, immagini e messaggi di superiorità maschile, proponendo le donne come corpi bellissimi, affermate e competenti esclusivamente grazie alla presenza di un uomo (un fidanzato, un marito, un collega), o nel migliore dei casi, apprezzabili perché capaci di stare sempre un passo indietro rispetto a "grandi uomini"... tutto questo è inaccettabile - sottolineano -. Il Flash mob nasce dalle sorelle cilene e ha raggiunto donne in tutto il mondo diventando propulsivo, un messaggio potente che vuole contrastare la violenza maschile sulle donne in tutte le sue forme; il Festival di Sanremo è esattamente lo specchio della cultura italiana sessista e violenta proposta in tutte le sue declinazioni, per questo porteremo la potenza delle nostre voci e dei nostri corpi anche a Sanremo e il ritmo lo daremo noi”. 

Sulla presenza di Rula Jebreal a Sanremo intervengono anche le associazioni del mondo arabo in Italia, ricordando le polemiche della vigilia. “Grazie Rula Jebreal, la migliore risposta a chi voleva mettere il velo all'intelligenza e competenza delle donne arabe e musulmane - sottolinea Foad Aodi, fondatore di Co-mai, Amsi e Membro del registro esperti Fnomce -. Siamo contenti che una donna araba abbia commosso Sanremo con un discorso universale che viene da una donna senza velo né peli sulla lingua dimostrando a tutti che la donna araba non è solo quello che vogliono dipingere i razzisti: senza voce e sottomessa”. (ec)

© Copyright Redattore Sociale