31 ottobre 2020 ore: 11:17
Salute

"Non chiudiamo le scuole": appello di Daniele Novara al governo e ai pedagogisti

di Chiara Ludovisi
Nelle ore in cui il governo si scontra sul tema, il pedagogista chiede che le scuole siano, anche in caso di lockdown, le ultime strutture a chiudere. “Irresponsabile pensare che si possa affrontare la nuova ondata di contagi con una chiusura che avrebbe su bambini e ragazzi inevitabili conseguenze”. E chiama a raccolta i pedagogisti
ragazzi amici

ROMA – “Non chiudiamo le scuole. E' una scelta irresponsabile, che non tiene conto delle inevitabili conseguenze su bambini e ragazzi”: è un appello forte e chiaro quello che arriva oggi da Daniele Novara, pedagogista e fondatore del Centro psicopedagogico per l'educazione e la gestione dei conflitti. Un appello che rivolge al governo, alle istituzioni, ma anche ai suoi colleghi, perché prendano posizione nelle ore in cui questo proprio sul tema della scuola il governo si divide e si scontra: la serata di venerdì si è chiusa con una fumata bianca e il dibattito è stato rinviato a oggi. Da una parte la ministra Azzolina e altri esponenti politici, come la ministra Elena Bonetti, a chiedere che le scuole, anche nell'aggravarsi della pandemia e delle relative necessarie restrizioni, continuino a funzionare in presenza e non solo a distanza. Dall'altra chi invece chiede che la didattica a distanza diventi totale e si estenda anche ai gradi inferiori. E poi ci sono i governatori, De Luca in testa, che con proprie ordinanze dispongono la chiusura: in Campania e in Puglia didattica a distanza per tutti, in altre regioni a casa tutti gli ragazzi delle superiori, in Umbria a distanza medie di primo e di secondo grado, in tutta Italia didattica a distanza nelle superiori almeno al 75%, così come disposto dall'ultimo Dpcm.
E ora cosa accadrà? Lo stesso premier ha parlato della chiusura delle scuole come uno dei prossimi passi per contenere l'ondata crescente dei contagi. Ma nel frattempo Francia e Germania hanno compiuto scelte diverse, inaugurando un lockdown a scuole aperte che diventa quindi una possibilità reale.

“Chiudere la scuola? Pensiero irresponsabile e populistico”

E proprio la scelta di Francia e Germania è indicata da Novara come una possibilità da considerare e percorrere, mentre “ingiustificabili” risultano le iniziative di Puglia e Campania. “Trovo irresponsabile il pensiero che si possa affrontare la nuova ondata di contagi in Italia chiudendo le scuole – scrive Novara - Trovo irresponsabile che non si considerino le inevitabili conseguenze che questa chiusura avrebbe sui bambini e sui ragazzi: sul loro stato mentale, sulla loro possibilità di una crescita adeguata, sui danni che la mancanza della scuola può creare sul loro sviluppo. Trovo l’iniziativa della regione Campania e della regione Puglia assolutamente ingiustificata, segnale preoccupante di un metodo di gestione delle istituzioni basato su una sorta di fai-da-te populistico, senza un necessario confronto con i dati reali”.

La scuola, luogo sicuro. Lo dicono i dati

Novara fa quindi riferimento ai dati, per dimostrare l'inopportunità della chiusura delle scuole, anche dal punto di vista della sua possibile efficacia sanitario: “Dati che parlano chiaro: la scuola è oggi il luogo di maggior sicurezza nella prevenzione sanitaria e patologica, dove gli indici di contagio sono bassissimi e quelli di malattia praticamente inesistenti. I dati ci dicono che vanno protette le categorie a rischio – osserva - in particolar modo le persone anziane, soprattutto quelle che già presentano gravi patologie. Occorre quindi monitorare con attenzione le strutture che le ospitano, non certo pensare di svuotare le scuole lasciando una generazione in balìa del vuoto e del nulla con l’alibi della Dad che non è vera scuola, ma un succedaneo indispensabile se veramente si rendesse inevitabile la chiusura delle scuole - che non è, in realtà, necessaria”.

Lo sguardo va quindi all'Europa e al mondo, dove la maggior parte dei Paesi sta compiendo scelte diverse: “Tolto Israele, in nessuna parte del mondo, anche in caso di grave diffusione del contagio, le scuole vengono chiuse. Non è un’opzione che Francia e Germania prendono in considerazione perché sanno come la base della società è racchiusa nell’opportunità di mantenere per i più piccoli e i più giovani una possibilità di formazione che consenta loro di garantirsi una preparazione, un apprendimento e, quindi, un futuro. Tutte le ricerche internazionali continuano costantemente a ribadire che i bambini non sono parte attiva della catena dei contagi e delle conseguenti patologie. Nonostante questo, si insiste a cercare proprio nei più piccoli i presunti untori. Questa forma di discriminazione nei confronti dei bambini e che si sta esacerbando nei confronti dei ragazzi - lasciati senza scuola, senza la possibilità di ritrovarsi, da ultimo senza attività sportiva -, è davvero sconcertante. Ma se gli stessi dati dimostrano che non sono loro i portatori, a cosa è dovuto questo accanimento?”

La didattica a distanza aumenta il consumo tecnologico e l'isolamento

Fortemente critico, Daniele Novara, anche nei confronti della didattica a distanza, che “pretende – attraverso video-lezioni - di replicare la scuola dei voti, dei giudizi, delle schede o delle crocette, delle interrogazioni o del programma da finire a tutti i costi, non può essere la soluzione. La scuola dietro a un monitor – afferma - non consente la formazione di una vera comunità di apprendimento che permetta il confronto in carne e ossa (l’assenza dei corpi impedisce quell’osmosi sociale alla base di tutti gli apprendimenti scolastici)”:

Di qui l'appello al governo e alle istituzioni perché, nei giorni in cui sono nuovamente chiamati a prendere decisioni cruciali per il prossimo futuro: “sappiano respingere questa grave minaccia di riportare i nostri studenti alla chiusura casalinga che sostanzialmente vuol dire un ritorno a una condizione di consumo ludico tecnologico e di isolamento. Condizioni pericolose per la loro salute mentale che rischia una grave deriva depressiva. Ci vuole responsabilità in questi momenti, non scelte populistiche. Piuttosto, valutare le conseguenze di una determinata scelta nel suo complesso. Occorre evitare di riparare un danno rischiando di farne di molto peggiori – conclude Novara - Il rispetto per bambini e i ragazzi è il rispetto per noi stessi e per il nostro futuro”.
Daniele Novara chiama a raccolta pedagogisti, studiosi, scienziati, esperti dell'educazione, perché si uniscano al suo appello. Per adesioni: daniele.novara@cppp.it 

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