23 dicembre 2021 ore: 16:48
Società

"Non dimentichiamo le persone con fragilità": gli auguri di Natale dell'arcivescovo di Palermo Lorefice

di Serena Termini
Lorefice invita tutti, nello spirito della nascita di Gesù, a stare vicino alle persone con disabilità, a chi vive povertà materiali e spirituali, alle persone migranti e ai giovani
primo piano dell'arcivescovo Lorefice

PALERMO - Un Natale che si possa vivere in una dimensione più ampia possibile mettendo soprattutto al centro le persone con fragilità che non devono essere dimenticate ma anzi valorizzate nella relazione  attraverso l'ascolto e le diverse forme di aiuto concreto. A dirlo è l'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice che invita tutti, nello spirito della nascita di Gesù, a stare vicino alle persone con disabilità, a chi vive povertà materiali e spirituali, alle persone migranti e ai giovani.

Come recuperare il Natale più autentico della profondità delle relazioni e dell'essenzialità?
Il Natale, intanto, per i cristiani fa riferimento alla nascita di Gesù. Senza dubbio, però, questo lo possiamo anche aprire a tutti perché viene al mondo il bambino, in questo caso Gesù, e siamo davanti alla vita che si rinnova in tutta la sua bellezza e ricca complessità. Celebrare il Natale significa, quindi, scegliere ancora una volta la vita. Il Natale di Gesù ci ricorda anche che è il Natale di tutti, dei piccoli, dei grandi, dei più semplici. E' bello che il luogo della periferia di Betlemme  dove è nato Gesù, possa darci questo alto valore che è valido per tutti. La pandemia ci ha voluto per alcuni aspetti provare, essendo stata fonte di sofferenza; questa però contiene anche dei grandi messaggi perché ci ha fatto capire che dobbiamo fermarci e ripensare alle nostre relazioni; soprattutto dobbiamo custodire un essere insieme che è una forza che deve allontanare ogni forma di individualismo e di divisione distruttiva. Al centro ci deve essere oggi la capacità di valorizzare la convivenza umana nella solidarietà che può essere in grado di trovare anche soluzioni significative sui grandi temi.

Natale è anche vicinanza alle persone più bisognose?
Sì, in questo caso mi piace fare riferimento alla mia esperienza personale. Il Natale è il segno di una massima condivisione per i cristiani di un Dio che si fa uomo e che non vuole stare lontano condividendo tutta la condizione umana. Ricordo che a casa mia con la mia famiglia, fin da giovane, ho imparato che il Natale era proprio il tempo. Il giorno in cui si aggiungeva un posto a tavola. Il nostro focolare domestico si apriva agli altri, diventando anche un segno forte e significativo di accoglienza come luogo di relazioni calde e vere all'insegna  della più autentica solidarietà. A casa mia non c'erano solo i parenti ma anche un'apertura concreta verso chi aveva più bisogno. Il Natale, certamente, non è solo chiudersi egoisticamente entrando in una sorta di quasi stordimento ma è un momento di gioia e di apertura che va condiviso insieme affinche' sia realmente fecondo.  

Ci sono le difficoltà di vita delle diverse persone con disabilità e di chi cerca di sostenerle e accompagnarle ogni giorno.
Questo aspetto ci chiede di non essere superficiali perché la persona con disabilità ci provoca e molte volte affrettiamo anche delle considerazioni che non ci permettono di guardare in profondità andando oltre le apparenze. Bisogna, allora, saper guardare la persona con disabilità, riconoscendola per quello che è come una persona accolta ed amata. Spesso, anzi è colui che ci aiuta a de-strutturare tutte le nostre categorie, facendoci scoprire altre strade ed altre forme di arricchimento umano e relazionale. Sicuramente ci allontana dall'idea che la vita non dobbiamo incasellarla in preconcetti ma dobbiamo viverla pienamente nel riconoscimento dell'altro nella cura amorevole e nella prossimità autentica. Penso alla testimonianza bella di alcune famiglie che vivono le situazioni di disabilità dentro una forma di vita ordinaria. Ricordiamoci che è anche dalla consapevolezza della nostra fragilità che ci riconsegna alla realtà della vita, dandogli la giusta misura del nostro essere ma soprattutto delle relazioni vere.

Abbiamo anche tante persone che vivono una povertà materiale ma anche spirituale.
Mi piace ricordare a questo proposito, una esperienza intensa che ho vissuto , qualche giorno fa, dentro il quartiere Zen. Ho conosciuto quanto significativa ed importante è la presenza di alcune associazioni e congregazioni di suore che stanno facendo il lavoro meraviglioso che è quello di stare dentro le stesse case, dentro le realtà per capire meglio come essere vicini ai bisogni degli altri. C'è l'accoglienza delle persone con fragilità che vivono povertà materiali e culturali molto forti. E' bello come ci si spende ogni giorno per l'accompagnamento alla genitorialità e all'istruzione con un'attenzione speciale soprattutto ai più piccoli a partire dai bambini. Anche in questo caso Natale ci chiede di condividere fino in fondo anche le situazioni più difficili che si incontrano. In alcuni casi la povertà assunta, diventa occasione di riscatto dalla povertà, per cercare di andare oltre ogni possibile chiusura. Ci sono poi anche altre povertà come quelle spirituali e morali. Penso a quanta manipolazione, sfruttamento, violenza o indifferenza esiste in certe relazioni che creano e alimentano ferite e fragilità mentali e non solo fisiche. Ecco il Natale è anche riscoprire tutto il valore del riconoscimento dell'altro nella tenerezza dei rapporti verso chi è profondamente ferito.

Tra i feriti ci sono le persone migranti che continuano ad arrivare da noi e in Europa.   
Purtroppo, dimentichiamo ancora che dietro ad ogni volto di una persona migrante c'è intanto prima di tutto una storia e un bisogno di riscatto; dietro ogni corpo c'è una vita umana che soffre. Abbiamo persone che vanno via dai loro Paesi in maniera sofferta perché spinti da problematiche molto profonde come quelle della povertà, della guerra e dei cambiamenti climatici di cui siamo come occidente i principali responsabili. Per noi cristiani, allora, Cristo è colui che dobbiamo sapere riconoscere in ogni uomo e in ogni donna che portano il segno di una sofferenza  e il grido di riscatto per una nuova speranza di  vita.

Ai giovani che spesso sono disorientati che pensiero rivolge?
I giovani devono essere accompagnati ed aiutati a riscoprire il senso più profondo della vita attraverso delle proposte costruttive e serie. Se si riesce a fare tutto ciò le risposte dei giovani sono molto belle. La cosa tremenda è invece il vuoto, il nulla di una proposta di una vita pensata solo come consumo di momenti e di istanti che poi finiscono. Come persone adulte abbiamo la responsabilità di cercare delle proposte nuove che diano a loro un orizzonte sempre più ampio per riscoprire tutto il gusto più autentico della vita.

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