4 agosto 2014 ore: 10:22
Famiglia

"Non fate i bravi", ecco perché tata Lucia è un modello educativo superato

L'e-book raccoglie spunti di filosofi, psicologi e sociologi che analizzano il modello culturale dominante, incarnato dalla figura protagonista del programma Sos Tata. In famiglia domina "la sterilità affettiva" e i problemi che si ripercuotono a scuola invece che affrontati sono medicalizzati. Uno strumento per ricominciare a pensare
tata lucia scrive "W la scuola"

boxMILANO - Un ebook contro il piattume culturale propinato da scuola, televisione, società. Un contributo disponibile gratuitamente che vuole stimolare una visione "altra". Si chiama "Non fate i bravi" ed è una raccolta di saggi critici di filosofi, sociologi, psicologi studiosi delle teorie di Michel Focault. Lo ha curato Claudia Boscolo, ricercatrice di letteratura italiana rinascimentale. "L'idea è stata di Maddalena Mapelli, ricercatrice, scrittrice e curatrice del blog Ibridamenti. È lei che ha avuto l'idea di lanciare su Facebook proposte sul tema della pedagogia e della psicologia. Non è la prima volta che lavoriamo insieme a rielaborazioni teoriche dal basso", spiega Boscolo. Ovviamente, per mantenere la riflessione più libera possibile, si è scelta la via dell'ebook gratuito, senza case editrici di sorta che avrebbero potuto obiettare su alcune visioni.

Il frutto delle riflessioni è stato poi raccolto in questo libro scaricabile da http://www.psychiatryonline.it/."È una critica molto serrata a certe devianze che stanno diventando delle norme", continua Boscolo. Colonne portanti della critica sono il modello dell'educazione e il modello di famiglia. Il primo si incarna nella figura di Tata Lucia, personaggio ormai celebre del programma tv Sos Tata. "Per noi è un prodotto di quello che già c'è, di una pedagogia ormai sorpassata da molto tempo. Non si capisce se è un prodotto per annichilire o il frutto di teste che hanno smesso di pensare", prosegue Boscolo. Il concetto educativo di Tata Lucia risponde appunto ad un'idea di famiglia mal concepita: "Come di una spa che deve funzionare con un contratto alla base sterilità emotiva che è alla radice dei disturbi che si riscontrano anche negli alunni". Perché alla vita familiare dei ragazzi se ne lega sempre una scolastica, dove ogni comportamento lontano dal modello "viene medicalizzato" anche quando si tratta di "normalissime condizioni infantili e adolescenziali". In questo senso si spiega l'esplosione delle diagnosi di disturbi del comportamento, dei "bambini iperattivi" e delle conseguenti cure mediche per placarli.

"Finora la pubblicazione ha avuto un ottimo riscontro nel mondo accademico e nel settore educazione, ma sappiamo che lo scaricherà già chi ha un approccio critico alla realtà dove vive e difficilmente lo leggeranno i bersagli della nostra critica", prosegue la studiosa. La domanda da un milione di dollari è come trasformare questa la scuola perché sia un antidoto a questo appiattimento culturale e sociale: "La scuola intesa come collettività può solamente cercare di opporre resistenza in qualche modo – continua -. Infondere un po' di pensiero critico è una forma di resistenza. Ci vorrebbe un sentire comune, che però non c'è a causa di questioni molto pratiche che incombono sugli insegnanti, per i quali l'educazione ormai sembra l'ultimo dei problemi. C'è una vessazione in corso della categoria". A chi conviene una scuola così? Anche in questo caso è difficile rispondere. Lo spazio della rete offfre quanto meno l'opportunità di esprimersi e cercare di infondere un pensiero alternativo, da cui far nascere un'educazione diversa, sia a casa, sia a scuola. (lb)

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