12 gennaio 2022 ore: 10:45
Giustizia

“Offerte di tempo”: la mostra dei detenuti realizzata a uncinetto

L'artista Nadia Nespoli ha coinvolto i detenuti di Bollate, che hanno realizzato ciascuno una tela utilizzando la tecnica dell'uncinetto. L'intreccio dei fili di cotone come metafora degli intrecci delle relazioni umane
mostra filo carcere OK
MILANO - Raccontare se stessi con un filo di cotone, in un'opera d'arte collettiva. “Offerte di tempo” è la nuova mostra dell'artista Nadia Nespoli, che presenta una serie di tele monocrome realizzate con un intreccio manuale all’uncinetto. Queste opere di fiber art costituiscono l’esito materiale di un progetto artistico che ha coinvolto il lavoro manuale di donne e uomini detenuti all’interno del carcere di Bollate, che hanno accolto l’invito dell’artista a collaborare, offrendo il loro tempo. Nel corso del 2019 Nadia Nespoli ha affidato a persone detenute di età, grado di istruzione ed esperienza di vita diverse delle matasse di filo di cotone, chiedendo a ciascuna di realizzare con il “punto alto” una tela, senza mai disfarla durante l’esecuzione.

“Ognuna delle opere (intitolata con il nome di chi l’ha realizzata) porta con sé un’evocazione di mani e dita che intrecciano un tessuto fatto di pieni e di vuoti, talvolta irregolari”. Il filo con cui le tele sono realizzate è di colori diversi: bianco, rosso, arancione, viola, giallo, verde, rosa, blu. La proposta dell’artista ha stimolato una vera e propria performance collettiva. Nadia Nespoli ha così “incontrato” ciascuna persona con la sua storia, e il risultato di questo percorso condiviso appare monocromo ed essenziale. 
La mostra è visitabile dal 14 gennaio fino al 15 febbraio 2022 allo Spazio Aperto San Fedele, dal martedì al venerdì dalle ore 16 alle 19 e al sabato dalle ore 14 alle 18. La mostra è il frutto della collaborazione con Sesta Opera San Fedele, Laboratorio Artemisia, Fondazione Maimeri, Montali Studios, Soqquadri.

“Ogni tela che vedrete esposta in questa mostra ha il nome della persona che l’ha realizzata e noi quella persona la conosciamo, l’abbiamo incontrata nelle nostre attività quotidiane, nei nostri progetti – spiega Guido Chiaretti, presidente di Sesta Opera, storica associazione (nata nel 1923) di volontariato nelle carceri milanesi -. Ogni opera dà riconoscimento della persona, alla sua storia, al suo tempo raccontato e investito. Ha dentro la dignità e il valore dato ad ogni giorno, ad ogni relazione che è intreccio quotidiano, ai tanti giorni tutti uguali, alla singola persona”. 
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