16 giugno 2017 ore: 12:07
Giustizia

"Orto sociale in carcere": detenuti coltivano la terra e producono birra

Nelle Marche il progetto già avviato dal 2017 ottiene l'adesione del Garante dei diritti Andrea Nobili: "L'iniziativa si inserisce all’interno delle attività trattamentali indispensabili per la responsabilizzazione, la risocializzazione e la riabilitazione"
Orto biologico - Uomo innaffia Orto biologico - Uomo innaffia

Orto biologico - Uomo innaffia

Ancona - Con il progetto “Orto sociale in carcere” ai detenuti è affidata la gestione di uno spazio autonomo da coltivare con la supervisione ed il supporto di tutor agricoltori e tecnici. All'accordo - siglato tra l’Assam, che segue l’iniziativa per conto della Regione Marche e l’istituto penitenziario di Barcaglione - aderisce  il Garante dei diritti Andrea Nobili. Che sottolinea: "L'iniziativa si inserisce all’interno delle attività trattamentali indispensabili per la responsabilizzazione, la risocializzazione e la riabilitazione del detenuto, nonché per la sua formazione professionale che può contribuire al futuro reinserimento lavorativo”.

Le attività operative relative all'orto, avviate già per il 2017, prevedono che i detenuti siano formati da tecnici volontari attraverso corsi di orticoltura, apicoltura, produzione della birra e gestione di un uliveto. Si sta anche cercando di incrementare il materiale necessario per le attività così da poter coltivare presto anche in serra; ciò permetterà il coinvolgimento di un numero sempre crescente di detenuti.

Già nel 2008 l’Assam (Agenzia per i servizi nel settore agroalimentare delle Marche), aveva avviato una collaborazione di settore con la direzione del carcere di Ancona. L’agenzia dal 2014 gestisce anche l’attività formativa per conto della Regione in base al protocollo d’intesa precedentemente sottoscritto da quest’ultima con il Prap (Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria). 

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