31 marzo 2019 ore: 09:39
Giustizia

"Pane spezzato", le detenute producono ostie per le celebrazioni eucaristiche

Il progetto, nato da una proposta del cappellano del carcere Pagliarelli di Palermo fra' Loris D'alessandro, è sostenuto dall'Azione Cattolica diocesana, che ha contribuito all'acquisto delle attrezzature idonee e delle materie prime per la loro realizzazione
Carcere Pagliarelli, strumento per produzione ostie

PALERMO - "Pane spezzato" per rinascere e ricominciare una vita diversa. E' il nome del progetto con cui dallo scorso febbraio all'interno della casa circondariale Pagliarelli, sei detenute producono e confezionano le ostie da utilizzare nelle celebrazioni eucaristiche. L'iniziativa è portata avanti dai volontari dell'Azione Cattolica che sono presenti dentro il carcere ormai da tre anni. Il progetto, nato da una proposta del cappellano del carcere fra' Loris D'alessandro, è sostenuto dall'Azione Cattolica diocesana che ha contribuito economicamente all'acquisto delle attrezzature idonee e delle materie prime per la loro realizzazione.

Le detenute coinvolte per il momento sono sei, di età compresa da 37 ai 50 anni, ma  presto saliranno a 8. Le ostie, oltre ad essere utilizzate nelle celebrazioni religiose interne al carcere, verranno distribuite fuori dai volontari dell'Azione Cattolica diocesana che le offriranno alle parrocchie della diocesi che vorranno sostenere il progetto con le loro offerte. Il laboratorio è nato all'interno di due stanze della vecchia cucina della casa di reclusione che sono state opportunamente adattate con i macchinari idonei per il tipo di attività da svolgere. Dopo una prima produzione di 370 ostie che ha superato l'esame di idoneità, adesso l'intenzione è quella di produrre ogni due giorni 500 ostie piccole e 50 grandi. Il servizio impegna le detenute ogni giorno dalle ore 13 alle ore 15,45.

"Dopo che la direttrice del carcere ha accettato con entusiasmo la proposta ci siamo messi subito al lavoro con i volontari dell'Azione Cattolica diocesana. La scelta del nome del laboratorio 'pane spezzato' non è un caso - afferma fra' Loris D'alessandro - perché così come sono state spezzate per vari motivi le vite di queste sorelle, anche le ostie verranno spezzate dalle mani dei presbiteri. Dalle ostie spezzate e mangiate inizia il progetto di redenzione che si fonda su quell’amore infinito di chi ha donato la vita per tutti. In particolare le donne che partecipano al progetto sono persone che hanno accettato subito commosse l'idea di fare questo servizio perché in questo modo cercano di dare un significato profondo a quest'attività a coronamento di un cammino di fede personale che stanno facendo". "Inoltre per l'ampliamento del progetto proprio oggi ho ritirato altre due macchinette per le ostie e un'altra taglia ostie - aggiunge soddisfatto fra' Loris D'alessandro - che sono state donate dalle suore clarisse del convento di Santa Chiara di Alcamo (Pa)".

"Lo scorso 8 febbraio dopo la benedizione dell'arcivescovo - dice Stefania Sposito dell'Azione Cattolica, pioniera del progetto insieme al marito - il progetto è diventato concretamente operativo. Siamo dieci volontari che a turno per alcune ore al giorno coordiniamo le sei detenute in tutte le fasi della produzione delle ostie. Essendo il carcere una realtà dinamica di entrata e di fuoriuscita non si esclude che si aggiungeranno altre donne su segnalazione del cappellano che viene poi valutata dagli educatori". "Ci teniamo a dire che questo per noi e per le detenute naturalmente non è un semplice lavoro ma un servizio che ci piace inquadrare in chiave redentiva. Pertanto a metafora delle loro 'vite spezzate' prima della lavorazione si fa un momento di catechesi e si prega. Le donne con passione e dedizione finora si stanno impegnando in maniera serena aiutandosi a vicenda - aggiunge ancora Stefania Sposito -. Prossimamente le detenute realizzeranno 1500 ostie piccole e 250 grandi che verranno consacrate dall'arcivescovo Corrado Lorefice nella messa crismale del giovedì santo. A partire da quel momento il progetto si aprirà a tutte le chiese della città che volessero aderire. I parroci che le commissioneranno potranno scegliere liberamente di contribuire all'iniziativa con un'offerta che permetterà al progetto di auto-finanziarsi".

"Le ostie vengono fatte con acqua e farina. Un giorno viene dedicato all'impasto e alla lavorazione della cialda in una macchina specifica (crepiera) - spiega ancora Stefania Sposito -. Successivamente le cialde vengono messe in delle presse che sono state fatte dai detenuti-falegnami del carcere. Il giorno successivo avviene il processo di umidificazione. Per evitare che venissero delle ostie troppo biscottate,  non avendo un macchinario adatto all'umidificazione, ci siamo rivolte alle suore di clausura del convento di Castelbuono (Pa) che ci hanno spiegato come fare in maniera artigianale. Le cialde per essere umidificate vengono poggiate nel piano superiore del frigorifero dove invece nella parte bassa vengono messe delle pentole piene di acqua. Una volta umidificate vengono poi rimesse nelle pressa e poi tagliate. Alla fine si procede al loro confezionamento che ne permette la distribuzione". (set)

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