16 novembre 2022 ore: 12:18
Non profit

“Quanto futuro perdiamo?”. Nell'ultimo anno scolastico bocciati oltre 80 mila studenti "fantasma"

di Chiara Ludovisi
Povertà educativa, indagine Demopolis per Con i bambini. Nell'ultimo anno scolastico migliaia di studenti bocciati per il numero di assenze. Per il 67% degli italiani, un'urgenza sociale. Rossi-Doria: “La maggioranza chiede supporto a docenti innovativi nelle aree più fragili, meno del 30% vuole premiare le didattiche vincenti indipendentemente dai diversi contesti”
Disegno di Maria Adele Pernetti, I.C. Busciolano, progetto Presidi Educativi Lucani Con i bambini indagine Demopolis scuola

Disegno di Maria Adele Pernetti, I.C. Busciolano, progetto Presidi Educativi Lucani

ROMA – 80 mila studenti “fantasmi”, per i quali il numero di assenza in classe è stato talmente alto da non permettere il riconoscimento della frequenza scolastica e rendere necessaria la bocciatura: una città di studenti fantasma grande quasi come Brindisi o Como, ad aggravare il problema dell’abbandono scolastico che è un nefasto primato del nostro Paese. E' un dato dell'ultimo anno scolastico, evidenziato dall'indagine “Gli italiani e la povertà educativa. Quanto futuro perdiamo?”, promossa dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, realizzata dall’Istituto Demopolis in occasione della Giornata internazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza che si celebra il 20 novembre. L’indagine è stata condotta su un campione nazionale stratificato di 3.540 intervistati, statisticamente rappresentativo dell’universo della popolazione italiana maggiorenne. L’Istituto Demopolis ha analizzato, accanto alla popolazione italiana nel suo complesso, anche alcuni target particolarmente significativi con ulteriori rilevazioni demoscopiche su campioni ragionati di genitori con figli minorenni (940), insegnanti (288), rappresentanti di enti del Terzo Settore (270).

Questa mattina la presentazione dei dati, che rivelano come la povertà educativa rappresenti una grave preoccupazione dal 67% degli italiani, che lo ritengono un fenomeno “allarmante” e da affrontare con “urgenza”. A fronte di questo motivato allarmismo, per il 61% degli italiani è comunque giusto bocciare per eccesso di assenze anche durante l’anno del Covid. Lo scarso apprendimento scolastico preoccupa il 62% degli italiani, quasi il 10% in più rispetto alla rilevazione del 2019.

“Attraverso questa indagine sono emerse le criticità del sistema scolastico, ma anche le potenzialità che una comunità può esprimere – sottolinea Marco Rossi Doria presidente di Con i Bambini –. Cresce tantissimo la consapevolezza del ruolo delle comunità educanti, ovvero di una responsabilità diffusa e condivisa della crescita dei nostri bambini e bambine, ragazzi e ragazze e che non possiamo lasciare indietro i ragazzi e i bambini delle troppe aree povere d’Italia”.

Ma l'indagine parla anche di “merito”, termine assai dibattuto in queste settimane, pur senza citarlo mai esplicitamente: “Per la maggioranza degli italiani – riferisce Rossi-Doria - vanno supportate équipe stabili di docenti capaci di favorire didattiche innovative specialmente nelle aree più fragili, mentre per meno del 30% vanno premiati i singoli docenti capaci di favorire didattiche vincenti indipendentemente dai diversi contesti. Una tendenza a puntare sulla scuola che riduce i divari, che emerge chiaramente anche nella scelta degli italiani di sostenere con maggiori risorse le scuole che riducono le disuguaglianze tra studenti (72%) rispetto alla scelta di sostenere con più risorse le scuole con un alto tasso di risultati buoni o ottimi degli studenti per trainare il sistema di istruzione (20%)”.

I problemi della scuola: dall'edilizia ai recuperi

Per gli italiani, oggi i problemi della scuola riguardano soprattutto le strutture troppo vecchie (64%). Per il 58% i problemi sono relativi alla carenza di attività di recupero per i ragazzi in difficoltà, per il 56% dipendono dalla motivazione degli insegnanti. Ma anche per i fenomeni di abbandono e dispersione scolastica (53%). Questi ultimi, anzi, per circa 6 italiani su 10 sono fenomeni peggiorati nell’ultimo biennio, con una lieve differenza di percezione tra genitori (55%) e insegnanti (67%). I ragazzi, secondo gli italiani, si allontanano dalla scuola soprattutto per la fragilità del contesto familiare di origine (74%) e per l’inadeguatezza della scuola rispetto a serie strategie di recupero (63%) e delle istituzioni locali nel prevenire o trattare il fenomeno (58%), ma anche per la vacuità del sistema di relazioni famiglia-scuola-istituzioni (57%). Solo per il 38% del campione l’abbandono scolastico è dovuto alla carenza di risorse specifiche e per il 26% per il contesto migratorio della famiglia di origine.

Un'Italia “spaventata”

L'Italia che emrge dall'indagine è un paese “spaventato da alcuni fenomeni che riguardano una minoranza dei minori– fa notare Pietro Vento, direttore di Demopolis - La principale preoccupazione (76%), relativamente ai bambini e agli adolescenti nel nostro Paese, è la diffusione della violenza giovanile e delle baby gang, ma anche gli episodi di bullismo o cyberbullismo ed il consumo di alcol e droga, che preoccupano il 63% degli intervistati". Preoccupa, con un trend in crescita dal 2019, anche la dipendenza di bambini e ragazzi da smartphone e tablet (73%), perché le tecnologie digitali, che sono state l’antidoto principale alle dinamiche di confinamento imposte dall’emergenza Coronavirus, oggi si rivelano un limite grave nello sviluppo dei minori, e forse anche nell’apprendimento. Il 62% degli intervistati, pensando a bambini e ragazzi, ritiene preoccupante proprio lo scarso apprendimento scolastico, con un dato cresciuto di 9 punti negli ultimi 4 anni.

Le baby gang e le diseguaglianze

Cosa fare, allora, per contrastare il fenomeno delle baby gang, che tanto allarma gli italiani? Per il 75% degli italiani, servirebbe innanzi tutto un migliore controllo dei genitori sulle vite dei figli (75%), ma oltre la metà del campione sollecita anche una stretta legalitaria: un più efficace presidio delle forze dell’ordine (53%) e una maggiore sorveglianza delle comunicazioni sui social e sulle chat da parte della Polizia Postale (52%). Poco meno di 6 italiani su 10 suggeriscono che i minori abbiano maggiore accesso ad attività ricreative, sportive o ludiche fuori dalla scuola.

D'altra parte, per il 74% degli intervistati le disuguaglianze tra i minori in Italia sono aumentate nell’ultimo biennio. Le opportunità quindi valgono spesso per pochi: poco più di 4 italiani su 10 ritengono adeguato il contesto in cui vivono, in termini di strutture sportive, scuole, spazi verdi attrezzati. Solo un terzo può dichiarare di vivere in città dove cinema, teatri, librerie, asili nido e strutture per l’infanzia possano essere definiti adeguati. In altre parole, la maggior parte degli italiani ritiene che l'Italia non sia a misura di bambini e ragazzi.

La comunità educante

“Per educare un bambino serve un intero villaggio”: il proverbio africano è consapevolezza comune tra gli italiani, visto che l'85% dichiara che la responsabilità della crescita dei minori sia di tutta la comunità. La convinzione, incrementata nel tempo, che non spetti solo alla scuola presidiare la crescita dei ragazzi è oggi diffusissima fra i cittadini, ma non lo era appena 4 anni fa. Questa consapevolezza sul ruolo della comunità educante è cresciuta dal 46% del 2019 all’85% odierno, con un incremento di quasi 40 punti in 4 anni (46% nel 2019, 67% nel 2020, 78% nel 2021, 85% nel 2022). Analogamente si è affermata, nell’opinione pubblica, la chiara distinzione tra povertà educativa e povertà economica, seppur le due si alimentano reciprocamente. Per il 67% degli italiani, infatti, la povertà educativa consiste maggiormente nel limitato accesso a opportunità di crescita, per il 57% nel disagio sociale intorno al minore, per 52% per i bassi apprendimenti scolastici e solo per il 12% consiste nella povertà materiale. Ma sono ancora troppo pochi, in Italia, i minori che possono sperimentare i preziosi benefici di una comunità che educa, mentre la pandemia ha ulteriormente aggravato i fenomeni di povertà educativa minorile che nel nostro Paese, nella percezione di 3 intervistati su 4, è aumentata rispetto a 3 anni fa.

Il fondo e le risorse

In questo contesto di bisogni disattesi, si conferma la centralità delle attività del Fondo e di Con i Bambini e si dimostrano sostanziali gli interventi di contrasto alla povertà educativa minorile, ma crescono anche le attese per le opportunità connesse allo sviluppo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza a patto che le nuove generazioni diventino centrali nell’agenda del Paese. Nella percezione della maggioranza degli italiani (51%) le risorse del Pnrr destinate ai minori sono insufficienti. Occorrerebbe invece valorizzare le grandi potenzialità connesse allo sviluppo del Piano, per restituire centralità ai più piccoli e alla comunità educante quali legittimi protagonisti dei processi di innovazione del Pnrr e del futuro dell'Italia. Come? Investendo in una scuola ripensata e riprogettata con al centro i reali bisogni dei ragazzi (66%), ampliando l’offerta socio-culturale dei territori, con spazi sociali, luoghi di produzione e fruizione artistica e laboratoriale (61%), anche per sperimentare nuovi mestieri (54%). E poi serve puntare su città capaci di rigenerarsi ed aprirsi ai bisogni dei giovani (51%). In poche parole, “serve un nuovo patto di comunità, con i bambini”, commentano i curatori dell'indagine.

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news