18 ottobre 2021 ore: 16:55
Non profit

"Ripristinare il tavolo anti-tratta": a Palermo confronto con le associazioni

di Serena Termini
Al centro del dibattito con le istituzioni anche la necessità di riattivare il coordinamento anti-tratta e incrementare la rete tra pubblico e privato sociale. Bijou Nzirirane: "Fenomeno invisibile, in pandemia hanno lasciato la strada  per essere schiavizzate dentro le case chiuse"

PALERMO - Delle vittime della tratta e di come il fenomeno continui, purtroppo, ad essere invisibile si parla oggi nel corso di un incontro presso il complesso monumentale Sant'Antonino nella sede di ItaStra. Per l'occasione, daranno il proprio saluto Mari d’Agostino direttrice Scuola di Lingua Italiana per Stranieri (ItaStra) e Rosa Inzerilli presidente della Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale. A discutere su "(IN)VISIBILITÀ della Tratta di Esseri Umani: spunti critici e riflessioni" saranno, invece, Osariemen (Osas)Egbon presidente dell’APS Donne di Benin City, Anna Ponente direttrice del Centro Diaconale la Noce- Istituto Valdese, Enza Pisa responsabile Coordinamento Donne Cgil Palermo, Maria Garia e Massimiliano Schirinzi dell'Università degli studi di Palermo, Margherita Maniscalco del CISS (Cooperazione Internazionale Sud Sud), Sebastiano Vinci dell'Asp Palermo e Laura Nocilla Casa dei Diritti del Comune di Palermo.

Tra i principali temi al centro del dibattito c'è il bisogno di ripristinare un tavolo interistituzionale anti-tratta, la riattivazione operativa del coordinamento anti-tratta e l'incremento del lavoro di rete tra pubblico e privato sociale

"Il tema delle donne vittime di tratta purtroppo è molto complesso e difficile - sottolinea Bijou Nzirirane responsabile dello sportello immigrazione della Cgil - perché ancora non si è riusciti a dare risposte concrete. Siamo davanti ad un fenomeno totalmente sommerso e invisibile alla società. Nel periodo della piena pandemia la maggior parte di queste ragazze, tutte giovanissime,  hanno lasciato la strada  per essere schiavizzate dentro le case chiuse. Per aiutare queste donne occorre intanto, come prima cosa, convocare un tavolo interistituzionale che veda insieme associazioni e istituzioni per mettere in campo investimenti economici per azioni concrete nel territorio. E' necessario, pertanto, attivare subito delle forme di accompagnamento e poi di orientamento ed inserimento sociale per tutte le vittime della tratta affinchè non ritornino in strada. Al nostro sportello arrivano molte di loro che hanno problemi con i documenti per il permesso di soggiorno. Ad alcune che hanno bambini diamo il buono per la spesa alimentare ma, chiaramente, questo non basta perché non dobbiamo cadere solo nella logica assistenziale che non risolve il problema. Per essere messe in condizioni di cambiare vita occorre avviare dei percorsi di fuoriuscita socio-lavorativi. Rimettiamoci tutti insieme per avviare di nuovo il coordinamento antitratta in modo da iniziare un lavoro capillare di rete tra associazioni e istituzioni (comune, regione, questura, prefettura) che le aiutino concretamente attraverso una presa in carico ampia. Chiediamoci cosa possiamo offrire oggi come città per salvarle". 

"Come associazione gestiamo uno sportello insieme alla Cgil - dice pure  Osas Egbon presidente dell’Aps Donne di Benin City nata 6 anni fa e mediatrice culturale -. Le donne, quasi tutte di circa 20 anni, che vengono da noi sono tantissime. 50 sono quelle che si sono rivolte a noi nell'ultimo periodo. Con la spesa del banco alimentare abbiamo aiutato finora complessivamente 130 famiglie. Alcune donne, vittime della tratta hanno molti bambini e per questo hanno bisogno di essere aiutate. Dal 2018 ad oggi, grazie anche al nostro lavoro, in molte sono ritornate libere dalle maman che sono andate via. Solo in alcuni casi, alcune maman stanno in Africa e minacciano le loro famiglie. Aiutiamo queste donne ad iscrivere i loro bambini nelle scuole. Ad alcune di loro con il progetto Fami è stata trovata una casa mentre, per altre,  abbiamo trovato un lavoro come collaboratrici domestiche. Noi abbiamo aperto nel gennaio del 2020 una casa di accoglienza, in un paese in provincia di Palermo, accogliendo 6 ragazze. Per adesso dentro la casa abbiamo due donne con bambini e una ragazza senza figli. In associazione siamo 14 ma da sole non riusciamo  a seguirle perché c'è bisogno di avere dei fondi economici dedicati a dare loro una casa, il permesso di soggiorno e soprattutto un lavoro che le possa allontanare definitivamente dalla strada per un nuovo futuro di vita. Per costruire un sistema di aiuto diverso, dobbiamo aumentare il lavoro di rete tutti insieme, facendo ognuno la nostra parte".               

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