30 dicembre 2021 ore: 11:10
Immigrazione

“Rovinato dalla badante romena”: le critiche e l'appello di Silvia Dumitrache

di Chiara Ludovisi
La presidente dell'Associazione donne romene in Italia denuncia il linguaggio ancora diffuso su alcuni organi di stampa: “Articolo scandaloso. La lavoratrice ha lavorato a lungo senza contratto e senza tutele. Questa è disinformazione”
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ROMA – Sarebbe stato “rovinato dalla badante romena” un uomo novantenne di Vigonovo, “costretto a vivere al freddo e tra i topi”. All'origine della sa “rovina”, c'è una causa giudiziaria persa: la sua badante, infatti, ha denunciato di "avere prestato attività lavorativa alle sue dipendenze dal 6 settembre 2009 all’8 maggio 2013 in assenza di regolarizzazione, svolgendo mansioni di collaboratrice domestica per 7 giorni la settimana, dalle ore 8.30 alle ore 21, ed in seguito fino all’8 ottobre 2015 con medesime mansioni sulla base di un rapporto regolarizzato". Il giudice le ha dato ragione, condannando l'uomo al pagamento di quanto dovuto, per un totale di oltre 13 mila euro.

Una storia sicuramente triste e drammatica, dal momento che a trovarsi in difficoltà è ora un uomo di 90 anni. Ma anche una storia di sfruttamento e di diritti violati, come tiene a evidenziare Silvia Dumitrache, presidente dell'Associazione donne romene in Italia.

“E' scandaloso il modo in cui la notizia è stata riportata da alcuni organi di stampa - commenta - Il giudice ha applicato la legge, davanti alla quale dovremmo essere tutti uguali: la lavoratrice ha preteso e ottenuto i suoi diritti dopo un lungo periodo in cui ha lavorato senza essere pagata, senza tutele, senza pensione. Dovrebbe essere tollerato e giustificato lo sfruttamento di questa lavoratrice straniera?”. E poi c'è un problema serio di linguaggio: “La donna viene definita prima romena, poi moldava, come se non ci fosse differenza: in questo modo, vengono stigmatizzate entrambe le comunità. Siamo di fronte a una strumentalizzazione, che indirizza l'odio verso cittadini e soprattutto cittadine di origine straniera. Che motivo c'è di fare riferimento alla nazionalità fin dal titolo dell'articolo? E poi domando: la donna è stata ascoltata dai giornalisti? Perché è stato messo in luce solo il danno subito dal 'povero' anziano? Qui si incita a una guerra tra poveri, mentre si dimentica il ruolo dello Stato nella tutela dei più vulnerabili. In quanto presidente di una associazione romena in Italia, mi sembra una questione di onore, dignità e verità prendere posizione contro questo modo di fare non informazione, ma disinformazione, manipolando le emozioni delle persone”.

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