8 ottobre 2013 ore: 17:02
Immigrazione

"Schiavi": lo sfruttamento dei rifugiati in un film denuncia

Il legame tra logiche di emergenza nell'accoglienza dei richiedenti asilo e il proliferare del caporalato è al centro del film-inchiesta di Stefano Mencherini prodotto da Flai Ggil. Ibrahim: "Non abbiamo biogno degli alberghi, ma della possibilità di un futuro"
Schiavi - Film inchiesta
boxLe campagne della Puglia e della Calabria - dove migranti giunti in Italia dopo persecuzioni e vessazioni vengono sfruttati per pochi euro al giorno – e gli alberghi di Napoli utilizzati come luoghi di accoglienza nel piano del governo per l'"emergenza Nord-Africa", dove secondo diverse testimonianze avvengono traffici di prostituzione e gli stessi caporali si recano per reclutare illegalmente braccianti. Sono le due realtà su cui si concentra "Schiavi – Le rotte di nuove forme di sfruttamento", film inchiesta di Stefano Mencherini prodotto da Flai Cgil con il patrocinio del Ministero dell'Integrazione, che sottolinea lo stretto legame tra l'assenza di politiche di accoglienza e il proliferare del sistema di reclutamento illegale del caporalato in Italia.
 
boxIl film, che si apre con le parole pronunciate da Papa Francesco nella sua visita a Lampedusa, si sviluppa seguendo il filo del racconto di Ibrahim, fuggito dalle squadre della morte della Costa D'Avorio in rivolta, acquistato, schiavizzato e violentato da un proprietario terriero in Libia, messo nelle carrette del mare mandate verso l'Europa quando è esplosa la rivolta contro il regime, quindi finito in uno degli alberghi di Napoli utilizzati dal governo come centro di accoglienza nell'emergenza Nord-Africa. Secondo diverse testimonianze contenute nel film-inchiesta, in questi hotel - i cui proprietari sono stati rimborsati dal governo con 40 euro al giorno per migrante ospitato – oltre a mancare qualunque tipo di servizio di accoglienza come corsi di lingua o di formazione e a pasti serviti con cibo avariato, i migranti venivano sfruttati per lavori non pagati, coinvolti in giri di prostituzione e sfruttamento del lavoro.
 
Tra le testimonianze raccolte, quelle dell'assessore alle Politiche sociali di Napoli Sergio D'Angelo che denuncia la situazione esplosiva di tale tipo di accoglienza, oltre a quelle di migranti e di rappresentanti di Cgil, Flai Cgl e L.E.S.S. Onlus (i produttori del film). Per la parte relativa allo sfruttamento del lavoro c'è anche un'intervista a Elsa Valeria Mignone, Gip dell'inchiesta Sabr della Procura di Lecce che per la prima volta ha istituito un processo per il reato di caporalato (introdotto in Italia nel 2011 con l'articolo 603 bis del Codice Penale), che afferma: "I datori di lavoro sono concorrenti nell'intermediazione illecita della manodopoera", in quanto generalmente "perfettamente consapevoli di come i caporali lavorano nel reclutamento". Il film trasmette le intercettazioni dell'inchiesta su filmati del Ros, in cui caporali e imprenditori agricoli si dicono frasi riferite ai migranti, come "Se hanno sete gli do l'acqua del cesso" e "te li sfianco fino a stasera".
 
"Stiamo qui da 5-6 mesi, ci danno da mangiare cose avariate, siamo senza documenti, senza lavoro, cosa diventeremo? Chiediamo scusa alle autorità ma non abbiamo biogno degli alberghi, ma della liberta', della possibilità di un futuro", dice Ibrahim, ospite di un hotel a Napoli, alla fine della sua testimonianza. Nel film si denuncia che, per l'Emergenza Nord Africa, "affidata alla protezione civile, come un terremoto, come un'inondazione", il Governo ha speso 1 miliardo 300 milioni euro, di cui 796 milioni sono stati destinati agli albergatori. "Gli altri non si capisce che fine abbiano fatto". E intanto "negli hotel di piazza Garibaldi a Napoli, le ragazze si vendono, perchè hanno bisogno di soldi". Molti dei giovani accolti a Napoli, il film documenta che sono andati poi nelle piantagioni di Lecce, Foggia e Rosarno dove "per 12 ore di lavoro al giorno vengono pagati 25 euro se gli va bene".
"Il video si chiude con le parole della Ministra per l'Integrazione Cecile Kyenge, che afferma "l'emergenza non è Lampedusa, ma la gestione delle politiche dell'immigrazione, perchè le persone quando non hanno più un loro documento, diventano invisibili". (lj)
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