3 ottobre 2013 ore: 15:58
Immigrazione

“Se non ci occupiamo del Corno d’Africa continueremo a contare i morti”

Gli oltre 500 migranti sul barcone affondato all’isola dei Conigli erano in maggioranza somali ed eritrei. Don Mussie Zerai: “Serve un canale umanitario per farli arrivare legatemene in Europa, ma la politica continua ad invocare lo spettro dell’invasione”
Raffaella Cosentino Don Zerai

Don Mussie Zerai

ROMA – “Questa volta non abbiamo avuto contatti diretti con le oltre 500 persone, che stipate come bestie, viaggiavano in direzione di Lampedusa. Ma sappiamo che si tratta di profughi eritrei, somali ed etiopi, che provengono dal Corno d’Africa una zona caldissima dal punto di vista geopolitica e sociale. In Somalia c’è ormai un Far West, la gente scappa per salvarsi la vita, così come la situazione è instabile ai confini tra Etiopia ed Eritrea. Ma queste per noi sono guerre dimenticate, guerre fredde di cui se non ci occupiamo continueremo  a contare i morti”. Così don Mussie Zerai, presidente dell’associazione Habescia, commenta la tragedia che si è consumata questa mattina nei pressi dell’isola dei Conigli, in Sicilia. Una strage di migranti di cui si continuano a contare i morti, e che per ora parla di 94 cadaveri recuperati.

b“Le morti di queste persone erano evitabili –continua Zerai -.  All’interno dell’Unione europea si susseguono appelli, i politici ripetono frasi di circostanza a cui però non seguono i fatti. Bisognerebbe invece dare un’alternativa a queste persone, che altrimenti sono costrette ad affidarsi ai trafficanti. I morti ci saranno finché non offriremo reali alternative di accoglienza”.

Per Zerai è necessario realizzare un corridoio umanitario per permettere ai migranti di giungere legalmente in Europa, creare dei centri di accoglienza nei paesi di approdo e poi fare in modo che i diversi paesi membri se ne facciamo carico. “Il problema è che manca una reale volontà politica di occuparsi del problema. Da dieci anni vediamo ripetersi le stesse tragedie ma nessuno fa niente –continua – anzi si continua a invocare lo spauracchio dell’invasione, in un gioco politico che si ripete sulla pelle dei disperati. Bisognerebbe governare garantendo la protezione in Europa. Invece sono state date ingenti somme alla Libia che non hanno cambiato la situazione, ma hanno favorito i trafficanti. È ora di mettere in campo altri strumenti”. (ec)

 

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