8 agosto 2013 ore: 11:08
Società

"Settenove edizioni", collana contro la violenza di genere. Educare per prevenire

La casa editrice sarà dedicata esclusivamente alla prevenzione della discriminazione e della violenza di genere attraverso libri per ragazzi. Le prime uscite a settembre 2013
Settenove edizioni - Copertina "princpessa-rosa"

ROMA - Interamente dedicato alla prevenzione della violenza contro le donne e alla rottura degli stereotipi di genere, prenderà il via a settembre 2013 il progetto editoriale indipendente “Settenove edizioni”. Nato da un’idea di Monica Martinelli, ha come obiettivo quello di “portare alla luce le discriminazioni, promuovere l’educazione paritaria nelle scuole e incoraggiare la visibilità di modelli positivi di collaborazione e rispetto”. A partire dalle prime pubblicazioni la casa editrice affronterà i vari temi, attraverso tutti i generi letterari, con particolare attenzione alla narrativa per ragazzi.

Denuncia, propositività e preconcetti da sfatare, sono gli argomenti condensati nei saggi in uscita a settembre: “Meat Market” scritto da Laurie Penny; “Cosa c’è di più noioso che essere una principessa rosa?” libro per bambini di Raquel Díaz Reguera, per riflettere su uguaglianza, stereotipi e pari opportunità e “Papà aspetta un bimbo” albo illustrato di Frédérique Loew e Barroux che racconta la gravidanza dal punto di vista del padre e incoraggia un modello positivo di collaborazione familiare. Ad ottobre 2013 è prevista la pubblicazione del testo “Di pari passo. Percorso educativo contro la violenza di genere per le scuole secondarie di primo grado” patrocinato dall’associazione Terre des Hommes e curato da Nadia Muscialini, direttrice del centro antiviolenza Soccorso Rosa di Milano.

Un lavoro pedagogico con i minori che intende rilanciare  contro la violenza di genere l’importante ruolo dell’educazione come “unica vera strada percorribile indicata più volte anche dai centri antiviolenza, dalle associazioni e dalle convenzioni internazionali”. Il nome ‘Settenove’, spiegano gli ideatori del progetto, è un diretto riferimento all’anno 1979 “durante il quale le Nazioni unite hanno adottato la Convenzione Onu sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna (Cedaw) che costituisce ancora oggi il parametro di riferimento per la condizione femminile in tutti gli Stati aderenti”. “Quando si parla di violenza domestica – continuano - l’attenzione cade sempre sulla vittima e mai sul carnefice, nessuno si preoccupa di analizzare ed estirpare i meccanismi sociali che le innescano”. “Le istituzioni possono fare molto ma la legge da sola non basta -  proseguono - occorre eliminare alla radice gli ostacoli culturali che legittimano la violenza e che rendono la discriminazione socialmente accettabile”. (s.lup)

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