16 maggio 2019 ore: 12:10
Società

"Silence hate", un manuale per educare a contrastare i discorsi d'odio

È il risultato del lavoro di Centro Zaffiria e Cospe su media education, comunicazione interculturale e hate speech. Falconi: “Cinque anni fa di discorsi d'odio si parlava poco, oggi è il tema. I ragazzi vivono in un clima che istiga a odio e paura: bisogna ripristinare il 'noi', la condivisione”
Discorsi d'odio, tasto "hate", razzismo sul web

BOLOGNA - “Cinque anni fa, quando abbiamo iniziato a lavorare sull'hate speech con gli adolescenti, non ne parlava quasi nessuno. Oggi è 'il' tema. Ma una cosa è ragionare con i ragazzi sui discorsi d'odio quando il clima attorno a loro sostiene l'inclusione, un'altra è farlo quando istiga all'odio e alla paura, come accade oggi. Il lavoro educativo da fare è completamente diverso”. A parlare è Alessandra Falconi del Centro Zaffiria che, insieme a Cospe, lavora sul tema dell'odio in rete e non solo. “Dobbiamo tenere conto del fatto che si tratta di adolescenti che già di per sé avrebbero diritto a vivere tutte le crisi personali legate all'età che attraversano – continua Falconi – e i modelli che hanno intorno, quelli carismatici e da cui sono affascinati propongono un linguaggio violento che crea disvalore di tutto ciò che sta alla base del bene comune. È un problema, che riesce a scavare molto di più di quanto riusciamo a vedere”. Dopo Bricks e Media against hate, i primi progetti portati avanti con partner in Italia, Belgio, Germania, Regno Unito, Polonia, Croazia, Austria e Repubblica Ceca, dal 2018 il Centro Zaffiria partecipa ai progetti “Silence hate! Changing words changes the world” insieme a Cospe e Amnesty International con cui sono stati formati insegnanti, educatori, attivisti per promuovere percorsi didattici sul contrasto all'hate speech nelle scuole e in contesti informali e “Silence hate! Giovani digitali contro il razzismo” con Cospe e Priscilla onlus. Quest'ultimo è stato realizzato in 4 regioni italiane – Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Campania – con attività di formazione per insegnanti ed educatori e laboratori didattici nelle scuole secondarie e nei centri giovanili che hanno coinvolto oltre 350 studenti. Da quest'ultimo progetto è nato un manuale pratico per educare a contrastare i discorsi d'odio attraverso laboratori e giochi di ruolo e il portale www.silencehate.it.

Il manuale è uno strumento pratico rivolto a insegnanti, educatori, attivisti e ricercatori, utilizzabile a scuola ma anche da associazioni che lavorano con gruppi al di fuori del contesto scolastico, nei centri giovanili, ai festival. È costituito da 22 unità didattiche con esempi di attività sperimentate negli anni precedenti, con raccomandazioni ed esercizi pratici per sviluppare il senso critico e la capacità di analisi dei messaggi, l'uso consapevole dei linguaggi mediali e il rispetto della diversità, la promozione della tolleranza e dei diritti umani. “Non si può andare dai ragazzi e spiegare a voce che cosa sono i discorsi d'odio, le parole gli entrano da una parte ed escono dall'altra – spiega Falconi – Per far capire che si tratta di un argomento complesso, è necessario far vivere loro delle esperienze, che li mettano in contatto con le proprie emozioni e con quelle degli altri”.

Una delle attività realizzate consisteva nel dipingere sopra ad alcune foto di attualità che ritraevano, ad esempio, bambini nei campi profughi o richiedenti asilo. “Immagini su cui non ci si sofferma quando le vediamo, in piccolo, sul cellulare ma a grandezza naturale danno emozioni forti – dice Falconi - È stato bellissimo vedere i ragazzi dipingere mentre guardavano negli occhi quelle persone e cercavano di 'aggiustare' quello che vedevano perché 'quel bambino non poteva essere lì da solo, ma doveva esserci un papà o una mamma da qualche parte' oppure commentavano quanto doveva essere difficile essere bambini e non avere nemmeno un pallone per giocare”.

Funziona questo lavoro? “Non sappiamo quanto queste attività generino consapevolezza, ma dobbiamo opporci ai discorsi d'odio che ci circondano perché i problemi cominciamo già ad averli. Basta pensare ai comizi di politici che fanno apologia di qualcosa che è vietato dalla nostra Costituzione – conclude Falconi - Noi adulti dobbiamo prendere una posizione seria e aiutare i ragazzi che possono essere confusi, sedotti dalla violenza che li fa sentire forti e rispettati. Dobbiamo ripristinare il 'noi', la condivisione e il raggiungere gli obiettivi, insieme”. (lp)

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