29 luglio 2021 ore: 14:04
Disabilità

“Sott’acqua sembra di volare”: i corsi per le persone con disabilità

di Ambra Notari
Da quando è nata ufficialmente, Scuba Tricolore, realtà reggiana, ha brevettato tre persone cieche, una persona tetraplegica e una con sindrome di Down. Dalla piscina al mare aperto, da La Spezia a Portofino: “Quando si riemerge, si è persone nuove”
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Gli istruttori di Scuba Tricolore con il sub Mikkel

REGGIO EMILIA - “In assenza di gravità, con la pressione, sott’acqua sembra di volare. È per questo che tutti i nostri sub con disabilità quando riemergono si sentono un’altra persona. Non importa se vedi o non vedi, se non hai un arto o se, in superficie, non riesci a muoverti. Lì sotto proviamo tutti le medesime sensazioni”. Roberto Vecchi è il presidente della Polisportiva Tricolore di Reggio Emilia, società ‘ombrello’ che include tanto basket, tanta pallavolo e tanta attività subacquea, tra cui quella dedicata alle persone con disabilità. Attività subacquea legata a doppio filo con Nadd – realtà nata a Milano a metà degli anni Ottanta e riconosciuta a livello internazionale rivolta prevalentemente allo sviluppo di sistemi didattici, corsi di acquaticità, nuoto e subacquea per persone con disabilità – e HSA (Handicapped Scuba Association International), organizzazione internazionale nata nel 1975 in California con lo scopo di avvicinare le persone disabili al mondo della subacquea, sbarcata in Italia verso la metà degli anni ’80.

Vicino alla subacquea per persone con disabilità da molti anni, Vecchi e altri tre colleghi istruttori – perché Vecchi è anche istruttore – tra anni fa hanno deciso di creare Scuba Tricolore, proprio per dare ancora maggiore risalto a questa opportunità: far ottenere a una persona con disabilità un brevetto da sub. “Da allora abbiamo brevettato tre persone cieche, una persona tetraplegica, un ragazzo con sindrome di Down, uno dei primi in Italia, Mikkel Mathiesen. La scorsa settimana, con lui, abbiamo fatto un’immersione al Cristo degli Abissi, nella baia di San Fruttuoso, tra Camogli e Portofino”: una bella soddisfazione e un bel regalo di laurea, considerato che si è appena laureato in Scienze dell’educazione all’Università21 di Reggio.

Il percorso per prendere il brevetto da sub comincia, naturalmente, in piscina. Per le persone con disabilità non ha una durata precisa: dipende dalla disabilità e dalle condizioni complessive. “Lavoriamo in estrema sicurezza, ci sono sempre due persone con un ragazzo, tra istruttori e accompagnatori. Prima di cominciare e durante tutto il percorso siamo in costante contatto con i medici e gli specialisti che seguono il ragazzo”. Una volta che si è pronti, si passa al mare. “Ogni luglio – a parte questo e lo scorso per l’emergenza sanitaria – trascorriamo due giorni alla Base Comsubin di La Spezia con tutti i ragazzi seguiti in Italia da HSA. Usciamo in gommone, ci immergiamo. Facciamo nuotare, proponiamo lo snorkeling e le immersioni: a ciascuno il suo. È un’esperienza molto bella”. Nel corso dell’anno, Scuba Tricolore organizza anche ‘open day’ a cui possono partecipare ragazzi di tutta Reggio: “Persone con una disabilità fisica o intellettiva, non importa. Facciamo provare tutti. Siamo formati e ci muoviamo secondo le rigorose direttive stabilite dalla HSA nazionale e internazionale. Non tutti, però, possono prendere il brevetto”.

Come noto, sott’acqua non si può toccare nulla, ma Scuba fa un’eccezione per i sub ciechi: “A loro facciamo toccare il possibile: accarezzare le stelle marine, sentire il Cristo Redentore. Insieme ‘vediamo’ le bellezze dei fondali. Incontrandoli per Reggio, i nostri sub con disabilità ci chiedono sempre di organizzare più spesso le uscite. Ne facciamo due o tre l’anno, al momento di più non riusciamo. Ma è bello sentire il loro entusiasmo. Pur facendolo da tanti anni, l’immersione con una persona con una disabilità, talvolta anche grave, è un’emozione molto forte”.

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