17 dicembre 2013 ore: 17:37
Immigrazione

“Spremiamo le arance, non i diritti”. Ma tra i braccianti immigrati è una lotta tra poveri

Cosa è cambiato dopo le rivolte di Rosarno? Si parlerà di diritti domani a Bologna. All’incontro interviene Giuseppe Pugliese (Sos Rosarno): “Quando al supermercato vediamo un chilo di clementine a 1 euro dovremmo chiederci cosa c’è dietro quel mandarino”
Emiliano Mancuso/contrasto Immigrati a rosarno, raccolta arance

BOLOGNA - Sembra non essere cambiato molto nelle campagne di Rosarno. A lavorare quelle terre, oggi, sembrerebbero esserci più di 2.500 braccianti stranieri sparsi sul territorio della piana di Gioia Tauro. “Di questi 1.200 vivono in una tendopoli statale nel comune di San Ferdinando in condizioni disumane – spiega Giuseppe Pugliese di Sos Rosarno e Africalabria – senza elettricità e abbandonati a loro stessi, così come sono stati abbandonati i migliaia di lavoratori immigrati che da 20 anni vengono con il miraggio di trovare qualche giornata di lavoro”. Tra gli agrumeti c’è però chi cerca di dare un lavoro dignitoso. Sos Rosarno, per l’appunto, è una rete di produttori biologici che assume e retribuisce regolarmente la mano d’opera, straniera per più del 50 per cento. Di difesa dei diritti, salvaguardia della terra e di nuove realtà si parlerà il 18 dicembre nell’incontro in programma alle 18 al Vag61 (via Paolo Fabbri 110, Bologna) dal titolo “Spremiamo le arance, non i diritti”.

“Agli agricoltori che commerciano con la grande distribuzione un chilo di clementine viene pagato tra i 15 e i 20 centesimi, quando 37 cent sarebbe all'incirca il prezzo di produzione più raccolta se assumi con contratto e retribuisci regolarmente il bracciante – spiega ancora Giuseppe Pugliese che domani interverrà alla conferenza –. Con dei prezzi di mercato così bassi i produttori si vedono costretti o ad abbandonare la terra o a sperare in un esproprio per veder sorgere un centro commerciale, una centrale o un inceneritore, oppure risparmiare sui costi, in primis quello della manodopera”. Non è un mistero infatti che nei periodi di raccolta gli stranieri vengono pagati in nero tra i 20 e i 30 euro a giornata. I migranti, che arrivano dall’Africa e dall’est dell’Europa, ogni anno affollano le campagne e si affronta una vera e propria emergenza. “Prima della rivolta accompagnavamo gli immigrati con difesa legale e solidarietà – continua Pugliese – Poi abbiamo compreso cos’è questa guerra tra poveri, espressione spesso usata in modo retorico e strumentale, che ha creato una spaccatura sociale, da non sottovalutare, tra gli immigrati e gli stessi contadini. Quando al supermercato vediamo un chilo di clementine a 1 euro dovremmo chiederci cosa c’è dietro quel mandarino”. 

Sos Rosarno vende le clementine, per fare un esempio, a 1,65 euro al chilogrammo, “un prezzo stabilito al limite minimo”. Inoltre parte del ricavato dei prodotti venduti dalla rete in tutta la penisola va a finanziare l’attività di “Africalabria, uomini e donne senza frontiere, per la fraternità”, associazione multietnica che a Rosarno e dintorni coinvolge italiani e stranieri in attività di sostegno ai braccianti immigrati come la scuola d’italiano, sportelli informativi, prima assistenza, supporto delle rivendicazioni per il rispetto dei diritti fondamentali.

Presente al convegno anche Mimmo Perrotta, sociologo e docente dell’università di Bergamo, che già da anni si occupa di lavoro e immigrati. “Per Bologna è l’occasione per conoscere la realtà di Sos Rosarno – spiegano dal Popolo delle Arance, promotrice dell’evento – Faremo anche un breve resoconto su come nasce il nostro movimento e che supporto dà alla rete calabrese di agricoltori”. (irene leonardi)

© Copyright Redattore Sociale