15 aprile 2016 ore: 16:56
Economia

"Stop Ttip", associazioni e movimenti scendono in piazza contro il trattato

Il 7 maggio movimenti, associazioni, sindacati e comitati, aderenti alla Campagna Stop Ttip, manifesteranno a Roma contro il Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti tra Europa e Usa che ridefinisce le regole di esportazione dei prodotti
Ttip. Cartelloni sotto il big ben

ROMA - “Il Ttip è una minaccia alla democrazia e alla salute dei cittadini”. E’ un no deciso quello che movimenti, associazioni, sindacati e comitati, hanno espresso oggi contro il Ttip, il Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati. Il 7 maggio i promotori della Campagna Stop Ttip manifesteranno nella Capitale contro il trattato economico tra Usa e Europa che ridefinisce le regole del commercio e dell’economia mondiale, attraverso l’armonizzazione di regolamenti e norme sui beni e sui servizi prodotti nei due continenti. 

“Appoggiamo questa protesta perché è in pericolo l’agricoltura di qualità, quella che produce benessere e non solo merci da vendere”, ha affermato Silvia Ceriani di Slow Food. “Questo trattato porterà benefici solo ad una piccola minoranza di grandi aziende che sono abituate a mettere il profitto davanti a tutto. Con il Ttip ci stiamo giocando il senso stesso della democrazia”.

L’Ue e gli Stati Uniti stanno negoziando da quasi tre anni il Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti. Il rischio secondo alcune associazioni di consumatori, lavoratori e cittadini è che si delinei un nuovo quadro giuridico nel quale i profitti delle lobby finanziarie e delle grandi imprese multinazionali prevarrebbero sui diritti individuali e sociali, sui beni e i servizi pubblici. Per i promotori della campagna Stop Ttip, questo trattato minaccia i diritti dei lavoratori, la tutela dell’ambiente e la sicurezza alimentare, pone a rischio la qualità del cibo e dell’agricoltura e l’attività di gran parte delle piccole e medie imprese.

In piazza scenderà anche la Flai-Cgil: “Nel 2014 il Parlamento Europeo ha realizzato uno studio sui Ttip in cui si è dimostrato che questo trattato porterà un incremento dell’esportazione dall’Europa agli Usa del 60 per cento, mentre gli Stati Uniti aumenteranno il loro export del 118 per cento”, ha spiegato Pietro Ruffolo di Flai-Cgil. “Questo significa che per poter esportare un chilo di parmigiano, noi dovremmo mettere nei nostri scaffali del supermercato due chili di parmigiano americano. Ma non solo. Si vogliono immettere sul mercato europeo animali cresciuti con gli ormoni della crescita o clonati, carni che l’Europa vieta. Negli Stati Uniti ogni anno 350 milioni di abitanti si ammalano per prodotti contaminati, in Europa solo 70.000”. 

Alla conferenza ha partecipato anche Sharon Treat, docente di diritto ambientale e analista di politiche pubbliche. “Condividiamo le vostre preoccupazioni. Queste nuove regole potrebbero avere dei grossi impatti sulla vita delle persone. In Europa verranno permesse sostanze che prima erano vietate. Questa è una questione politica, è un attacco alla democrazia perché si vuole spostare la decisione degli standard da adottare dai cittadini a tecnici e specialisti vicini agli interessi del commercio”.

Per Alessandro Mostaccio del Movimento Consumatori, “non si possono fare accordi sulla pelle dei cittadini. Siamo l’unica associazione dei consumatori che ha aderito alla manifestazione. Con il Ttip chi avrà reddito, conoscenza e cultura leggerà le etichette e sceglierà i prodotti migliori perché se lo potrà permettere, tutti gli altri non potranno farlo”. 

Vittorio Longhi di Progressi, la piattaforma per il cambiamento sociale, ha lanciato la campagna “Fuori il Ttpi dalla mia città”: “Chiediamo ai sindaci di portare nei loro consigli comunali la discussione sul Ttp. L’opinione pubblica deve iniziare a parlarne, solo così potremo fermare l’invasione dei prodotti americani”. Edoardo Zanchini di Legambiente ha fatto invece un appello contro la segretezza del trattato: “Tutti noi vogliamo che aumentino gli scambi ma in modo chiaro e alla luce del sole. Questo arbitrato internazionale è una vergogna”.

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