23 maggio 2018 ore: 12:55
Economia

“Storie del dormiveglia”: le vite degli ospiti del dormitorio Rostom

Il regista Luca Magi lavorava come operatore notturno nel Centro di accoglienza. “Mi sono accorto che avrei potuto raccontare da vicino le loro vite, attivare nello spettatore il processo di identificazione che è la molla del cinema”. Il documentario sarà proiettato al Biografilm festival che si tiene dall’1 al 24 giugno a Bologna
storie del dormiveglia
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BOLOGNA – Ci saranno anche alcuni dei protagonisti di “Storie del dormiveglia” alla proiezione in programma al Biografilm Festival, a Bologna dall’1 al 24 giugno. Il film ha già avuto la menzione speciale nella sua categoria al Visions du réel, il festival internazionale di cinema che si svolge a Nyon, in Svizzera. Quella di giugno sarà la prima italiana per il racconto cinematografico che Luca Magi ha fatto insieme ad alcuni ospiti di un dormitorio alla periferia di Bologna, dove lavorava come operatore. “Sono contento che possano assistere all’evento, saranno appagati vedendo per la prima volta in una cornice così interessante il risultato”. In realtà, mentre lo realizzava, Magi mostrava il suo lavoro alle persone che gli hanno raccontato le proprie storie, ne discuteva con loro. Le riprese sono state fatte proprio nel luogo in cui si sono conosciuti, il dormitorio Rostom. È lì, di notte, durante le loro insonnie, che alcuni ospiti hanno raccontato di sé all'operatore sociale e documentarista Magi. “Sono persone molto sensibili, hanno storie molto intense. Non l’ho mostrato a tutti perché non sono riuscito a rintracciarli tutti, ma è piaciuto a chi l’ha visto”, spiega il regista, che ha collaborato col fotografo Andrea Vaccari. 

Magi racconta l’esperienza di un lavoro condiviso, che lo ha impegnato per quattro anni e che ora si vede in 68 minuti. “È un racconto collettivo. Per ragioni di drammaturgia, di ogni storia ho dovuto sacrificare una parte”. Ma conferma che i protagonisti si sono riconosciuti nella costruzione cinematografica. Oggi c’è chi è all’estero, chi è in comunità. Di 6 protagonisti alla proiezione di Bologna verranno in 3: “Ci saranno David, il narratore, che ora è in Inghilterra, un signore tunisino, la ragazza della coppia intervistata, mentre il compagno è all’estero a cercare lavoro”. “Erano entusiasti quando li ho coinvolti”, racconta Magi. Nelle notti in cui non lavorava nel Centro di accoglienza notturna del Comune di Bologna, gestito dalla cooperativa Piazza Grande, Magi ci tornava per raccogliere i racconti degli ospiti, durante i loro frequenti risvegli. “Li aspettavo durante la notte, sono persone che non riescono a dormire... li ho fatti abituare al fatto di raccontare davanti alla telecamera. L’ho vissuta anche io in maniera abbastanza conflittuale, comunque sei lì con la telecamera... Alla fine certe cose si sono risolte anche facendoglielo vedere mentre lo preparavo, discutendone con loro”. “Soprattutto il protagonista, David, ha dato un apporto creativo consapevole. Gli ho dato un piccolo registratore e registrava le sue impressioni anche lontano dalla telecamera. Annotava in un diario vocale le sue giornate, le sue riflessioni. Da lì abbiamo iniziato a lavorare e mettere in connessione questi contenuti con quello che mi raccontavano gli altri. Cronologicamente le loro storie erano state raccolte senza narratore. David è diventato il narratore, è stato il filo rosso fra quei racconti, si è dimostrato la persona giusta, ha partecipato con entusiasmo. Era presente alla prima visione a Nyon”. 

Persone che parlano tra loro, primi piani di altre che raccontano di sé guardando in camera, riflettono sulla propria vita, anche dell’esperienza che stanno vivendo nel momento in cui si esprimono. Spesso le figure umane sono offuscate da vapori: del fumo di una sigaretta, dell’aria espirata che si scontra con quella fredda esterna, della foschia che avvolge il cortile del Rostom. Alcuni ospiti frequentano il dormitorio da sempre, Magi ci ha lavorato per 5 anni, con la cooperativa sociale Piazza Grande, che gestisce servizi per l’utenza di strada e promuove soluzioni abitative dedicate a chi è senza dimora. L’idea del film gli è venuta “nel momento in cui mi sono accorto che avrei potuto raccontare da molto vicino le loro vite e fare sentire vicino uno spettatore, attivare il processo di identificazione che è la molla del cinema”. Non è facile riuscire a lavorare così da vicino su aspetti intimi. “Spesso un intervistatore si pone di fronte all’intervistato che racconta quello che gli è già successo. Invece nel film le persone stanno vivendo quello che raccontano e lo stanno vivendo in maniera intensa. Con l’aiuto della notte, che valorizza la solitudine, il tormento, quelle testimonianze sono venute fuori in maniera più forte – racconta il documentarista – Così lo vivevo. Essendo l’operatore notturno, c’è un tono confidenziale che dà più forza alle testimonianze”. 

“Storie del dormiveglia” è stato prodotto, in associazione con Piazza Grande, dalla società bolognese Kinè in collaborazione con la casa di produzione italo britannica Vezfilm e ha ricevuto il sostegno del fondo per l’audiovisivo della Regione Emilia-Romagna. (Benedetta Aledda)

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