7 novembre 2018 ore: 14:57
Ambiente

“Straziante vedere il bosco così”: così la Val di Fiemme reagisce al maltempo

La “Magnifica Comunità di Fiemme” è un'eredità longobarda che possiede un demanio collettivo delle foreste nel Trentino orientale. Dopo le devastazioni del weekend c'è paura per l'economia e il prezzo del legname. Boninsegna: “Un uomo di 86 anni non ha mai visto un vento del genere”. Kovatsch (Provincia di Trento): “Accettiamo aiuti da fuori”
Val di Fiemme, alberi abbattuti

MILANO - “Le vite umane colpiscono di più ma è straziante andare nel bosco per tutti noi, siamo nati col legno e viviamo col legno”. A parlare è Giacomo Boninsegna, lo “Scario” –  nome longobardo di epoca 1111 dopo Cristo, quando questa figura rappresentava il Presidente dei Regolani di allora e che significa “capo di una schiera”, “capo dei vicini” – della “Magnifica Comunità di Fiemme” nel Trentino orientale.
Colpita duramente nei propri boschi lo scorso weekend dal maltempo, la “Magnifica Comunità” è un demanio collettivo a cui aderiscono tutti i residenti in valle da oltre 20 anni e possiede 20.500 ettari complessivi, 14 mila ettari di bosco di produzione, altri tremila ettari di boschi di protezione, pascoli, cime montuose. “Sopra i 1.400 metri di altitudine – spiega Boninsegna – è tutto della Magnifica Comunità sotto i Comuni”. Possiedono circa il 50 per cento delle superfici boschive della valle, a cui si affiancano quelle di proprietà del demanio provinciale, il fondo valle di proprietà privata e le aree comunali. “Abbiamo avuto disponibilità ad aiutarci anche da fuori, con squadre di volontari della Protezione civile per venire fin qui, però è un grosso pericolo, stiamo sgomberando le strade di accesso al bosco, è un lavoro rischioso”.

A colpire l'immaginario di media e opinione pubblica sono stati i danni provocati a Paneveggio e alla cosiddetta “Foresta dello Stradivari”, ma in realtà i danneggiamenti sono sparsi sul territorio e il vento che ha soffiato a 200 chilometri orari ha abbattuto “circa 750 mila metri cubi di legname in Val di Fiemme”, spiega Paolo Kovatsch, responsabile dell'agenzia provinciale di Trento per le foreste demaniali. Quasi un terzo degli oltre “due milioni di metri cubi complessivi in Provincia di Trento (dato aggiornato, la stima parlava di 1,5 milioni fino a lunedì 5 novembre, ndr). Cinquecentomila in Primiero, 600 mila metri cubi in Valsugana e altri 100 mila del demanio – racconta il dirigente –: Il resto è distribuito sugli altri distretti occidentali come Val di Sole, Val di Non, Val Rendena, Valli Giudicarie e Vallagarina”. “Ho parlato in questi giorni con un insegnante di Moena di 86 anni – dice lo Scario Boninsegna – e a memoria nemmeno lui ricorda un fenomeno di vento di questa portata, nemmeno nei racconti dei suoi genitori, o al massimo circoscritto a località di 2 o 3 ettari per 30 mila metri cubi di legname abbattuto”.

Mentre per gli addetti ai lavori non ci saranno problemi sul turismo (“solo qualche agriturismo scoperchiato”) e nemmeno sulla tenuta idrogeologica dei versati ora sgombri di foreste, perché comunque i ceppi sono rimasti a terra e fungeranno da “argini”, ora in valle c'è preoccupazione per il prezzo della legna, che regge interi comparti dell'economia locale. “L'ultima quotazione di ottobre dava prezzo medio di 96 euro al metro cubo, considerando sia il legname da imballo che quello pregiato - afferma Boninsegna -. A parte il larice, in questi anni il pregiato non è andato oltre i 110 euro al metro cubo, mentre per quello da imballo eravamo passati dai 70 euro a 90-95 attuali. Dare cifre oggi è rischioso anche perché già si vede all'orizzonte qualche avvoltoio, sia interno alla regione che dall'estero, ma è credibile un ribasso del 40 per cento”. È d'accordo Paolo Kovatsch: “Sicura una  riduzione di valore di diverse decine di punti percentuali”.
“Le imprese boschive locali di una certa dimensione non sono più di una ventina – prosegue Boninsegna – e queste potrebbero recuperare intorno ai 200 mila metri cubi di ciò che c'è a terra. Se non viene recuperato nella prossima stagione la conseguenza ambientale è l'arrivo del Bostrico, il parassita dell'abete rosso, che danneggia anche ciò che è rimasto in piedi”. Ma dove possono essere recuperati e stoccati 700 mila metri cubi? “Non è semplice – risponde il presidente della “Magnifica” – in gran parte è legname sotto i 40 centimetri di diametro, ha poco valore, collocarlo senza andare in perdita è complicato”.

Una soluzione può esserci. Per il responsabile del demanio forestale della Provincia autonoma “un certo spirito autarchico non è sano in questo momento, perché tutte le ditte trentine boschive di utilizzazione non sono in grado, in due anni, di smaltire il materiale 'schiantato'. È chiaro che bisogna accettare che arrivino anche dall'esterno” (Francesco Floris)

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news