"Superare il modello dell'aiuto allo sviluppo": l'obiettivo della cooperazione
Roma - Superare il modello dell'aiuto pubblico allo sviluppo, coinvolgendo i privati, andare verso un modello di migrazione "circolare", sostenere le diaspore: sono solo alcune delle linee di intervento delineate da esponenti di istituzioni, società civile e ong che hanno partecipato alla conferenza "Migrazioni e sviluppo" oggi alla Farnesina. Il convegno e' stato aperto dal viceministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Mario Giro, che ha parlato di "soluzione circolare" ai problemi legati alle migrazioni. "E' giusto che i giovani vadano a cercare una migliore formazione e maggiori opportunita' all'estero ed e' giusto che tornino per ridare quello che hanno acquisito al loro Paese: altrimenti, qualcuno perde. In fondo sappiamo che il sistema privato europeo ha bisogno di manodopera, ma se i giovani che vengono dall'Africa dopo aver studiato, perche' quelli che partono sono soprattuto giovani che hanno studiato, restano in Europa, fanno perdere il loro Paese due volte, perche' il Paese ha investito sulla loro formazione e perche' se ne vanno" ha affermato Giro, evocando la volonta' di affrontare il problema migratorio con politiche ordinarie e non emergenziali.
Durante la conferenza si e' parlato anche del fondo per l'Africa di cui le ong (tra le altre, quelle del coordinamento Italiano Network Internazionali) chiedono di poter monitorare l'uso. Si tratta di 200 milioni recentemente stanziati dal ministero degli Esteri con cui "intervenire sostenendo le diaspore, che fanno parte della societa' civile e ci aiutano a innescare processi virtuosi con il coinvolgimento del settore privato europeo, italiano e locale" secondo Luigi Maria Vignali, direttore centrale per le Politiche migratorie e i visti. "Attivare canali di consapevolezza migratoria attraverso strumenti di informazione che riescano a raggiungere i migranti e metterli al corrente di abusi e insidie a cui vanno incontro, intervenire, ad esempio in Niger, sui modelli economici di sviluppo" sono altri due scopi evidenziati da Vignali. "Possiamo affermare che la cooperazione italiana persegue due obiettivi: promuovere politiche dirette al sostegno e alla valorizzazione delle capacita' professionali dei migranti e delle diaspore presenti sul territorio, nonche' sostenere formazione e sviluppo socio-economico nei Paesi di origine affinche' la migrazione possa diventare una libera scelta della persona e non sia una scelta forzata - ha concluso Pietro Sebastiani, direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo - e valorizzare i migranti in quanto attori dello sviluppo potenziando le loro risorse e capacita' e il loro impegno nei Paesi di accoglienza e offrendo alle loro famiglie e comunita' di origine nuove opportunita'". (Dire)