5 giugno 2016 ore: 11:50
Immigrazione

#TeamRefugees, ecco chi sono i 10 atleti che andranno a Rio

Via dalla Siria sui barconi, sfuggiti al reclutamento forzato dei bambini soldato e ai conflitti armati in Congo e Sud Sudan. Non sapevano di possedere un vero talento, ma per loro è arrivato il momento di dimostrare che il mondo si può cambiare, anche correndo
Squadra rifugiati Rio 2016

ROMA - Via dalla Siria sui barconi, sfuggiti al reclutamento forzato dei bambini soldato e ai conflitti armati in Congo e Sud Sudan. Hanno corso, nuotato, gareggiato nei campi profughi e nelle competizione scolastiche ma non sapevano di possedere un vero talento. Ora per loro è arrivata l'occasione che forse neanche sognavano, ma che consentirà loro di dimostrare che il "mondo si può cambiare, anche correndo". Sono dieci gli altleti del Team Refugees in gara a Rio de Janeiro il prossimo agosto, perchè per  la prima volta la competizione più alta vede competere un gruppo di rifugiati. -L'annuncio del Comitato Olimpico Internazionale (Coi) arriva in un anno particolare per la storia delle migrazioni dei popoli: basti pensare che la popolazione mondiale di rifugiati, sfollati e richiedenti asilo ha raggiunto il record di 59,5 milioni alla fine del 2014 ed è in continuo aumento da allora. La squadra è composta da due nuotatori siriani, due judoka provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo e sei corridori provenienti da Etiopia e Sud Sudan. Sono tutti fuggiti da violenze e persecuzioni nei loro paesi e hanno cercato rifugio in luoghi come Belgio, Germania, Lussemburgo, Kenya e Brasile. Ma chi sono gli atleti del #TeamRefugees? Ecco le loro storie di determinazione, coraggio e tanto dolore da superare.

Rami Anis, 25anni, Siria: 100 metri farfalla
Rio2016 Rifugiati Rami Anis

Ha iniziato a nuotare ad Aleppo. "Il nuoto è la mia vita. - dice - La piscina è la mia casa". A causa delle  violenze e dei continui attacchi in Siria, la sua famiglia lo ha mandato a Istanbul dove suo fratello maggiore studiava turco. "Ho preso due giacche, due t-shirt, due pantaloni, era una piccola borsa", ricorda Rami. "Ho pensato di restare in Turchia per un paio di mesi e poi tornare al mio paese."  Ma non è andata così. Ha perfezionato la sua tecnica di nuoto presso il Galatasaray Sports Club, ma senza la nazionalità turca non era in grado di partecipare alle competizioni. "E' come qualcuno che sta studiando, studiando, studiando ma non può sostenere l'esame". Determinato a non mollare, Rami è arrivato nell'isola greca di Samos per poi raggiungere la città belga di Gand, dove finalmente è riuscito ad allenarsi con l'ex nuotatore olimpico Carine Verbauwen. "Sono sicuro di poter ottenere i migliori risultati", dice. "Sarà una grande emozione far parte delle Olimpiadi".

Yonas Kinde, 36 anni, Etiopia: maratona
Yonas Kinde, 36, Etiopia, maratona

Si allena tutti i giorni, ma da quando ha saputo di far parte della squadra dei rifugiati che andrà a Rio 2016 si allena due volte al giorno, tutti i giorni. Yonas in Lussemburgo ha preso lezioni di francese regolarmente e ha guidato un taxi per guadagnarsi da vivere. In Germania lo scorso ottobre ha completato una maratona nel tempo impressionante di 2 ore e 17 minuti. Ma i ricordi della fuga da casa fanno ancora male. "E una situazione difficile. - racconta parlando della sulla vita in Etiopia - E' impossibile per me vivere lì, è  molto pericoloso per la mia vita." Per Yonas la possibilità di correre con i migliori del mondo a Rio de Janeiro è molto più di una semplice altra gara. "Penso che sarà un grande messaggio per  i rifugiati, per i giovani atleti -  dice - Certo abbiamo dei problemi, siamo rifugiati. Ma possiamo fare tutto nel campo profughi".

Yusra Mardini, 18 anni, Siria: 200 metri stile libero
Rio2016 rifugiati Yusra Mardini

Quando al largo della costa turca la barca, con circa 20 persone a bordo, ha iniziato a imbarcare acqua, ha capito cosa doveva fare: Yusra, adolescente da Damasco, è scivolata in acqua con la sorella Sarah e ha cominciò a spingere la barca verso la Grecia. "C'erano persone che non sapevano nuotare", racconta Yusra, che ha rappresentato la Siria ai Campionati del mondo di nuoto Fina 2012. Dopo l'arrivo sull'isola greca di Lesbo, ha viaggiato verso nord con un gruppo di richiedenti asilo. Non molto tempo dopo il suo arrivo in Germania, nel mese di settembre 2015, ha iniziato la formazione con un club a Berlino, Wasserfreunde Spandau 04. Ora si sta preparando a competere nei 200 metri stile libero femminile. "Voglio rappresentare tutti i profughi perché voglio dimostrare a tutti che, dopo il dolore, dopo la tempesta, arrivano giorni di calma", dice.

Anjelina Nadai Lohalith, 21, Sud Sudan, a 1.500 metri
Anjelina Nadai Lohalith

Non ha più visto o parlato con i suoi genitori da quando aveva sei anni ed è stata costretta ad abbandonare la sua casa, nel Sud Sudan. "Tutto è stato distrutto", dice. Aiutare i suoi genitori, che crede ancora vivi, è la sua spinta più forte mentre si prepara per Rio. Anjelina ha vinto alcune competizioni scolastiche nel campo profughi, dove ora vive, nel nord del Kenya, ma è stato solo quando allenatori professionisti sono venuti a selezionare alcuni atleti per un campo di addestramento speciale che si è resa conto di quanto era veloce. "E 'stata una sorpresa", dice. Ora è concentrata su Rio. La prima cosa che farebbe in caso di una grande vittoria? "Costruire a mio padre una casa".

Paulo Amotun Lokoro, 24 anni, Sud Sudan: 1.500 metri
Paulo Amotun Lokoro Sud Sudan

Solo pochi anni fa, era un giovane pastore a guardia del bestiame della sua famiglia, nelle pianure del Sud Sudan. Non sapeva nulla del mondo, spiega ma a causa della guerra nel suo paese è stato costretto a fuggire; ha raggiunto il vicino Kenya e, mentre viveva in un campo profughi, ha affinato le sue qualità sportiva e si è guadagnato un posto nella squadra dei rifugiati, sotto la guida di Tegla Loroupe, famosa atleta keniana che detiene diversi record mondiali. "Prima di venire qui non avevo nemmeno le scarpe da ginnastica".  "Sono così felice. - dice pensando a Rio -  Mi sforzo di correre per i rifugiati. Io ero uno di quei rifugiati, lì nel campo, e ora ho raggiunto un posto speciale". Il suo obiettivo è semplice: ottenere risultati per sostenere la sua famiglia e la sua gente.

Popole Misenga, 24 anni, Repubblica Democratica del Congo:judo
Popole Misenga Repubblica Democratica del Congo

 Aveva appena nove anni quando fuggì da Kisangani, nella Repubblica Democratica del Congo: separato dalla sua famiglia, è stato salvato dopo otto giorni nella foresta e portato nella capitale, Kinshasa. Lì, in un centro per i bambini sfollati, ha scoperto lo sport: "il judo mi ha aiutato dandomi serenità, disciplina, impegno. Tutto". Popole  diventa un bravo judoka, ma il prezzo di ogni mancata vittoria sono dure punizioni per un ragazzino: rinchiuso per giorni, con solo caffè e pane da mangiare. Infine, ai Campionati mondiale di judo del 2013 a Rio, dove è stato eliminato al primo turno, decide di chiedere asilo. "Nel mio paese non ho avuto una casa, una famiglia. La guerra ha causato morte e confusione e ho pensato che avrei potuto rimanere in Brasile per migliorare la mia vita". Dopo aver ottenuto lo status di rifugiato ha iniziato la formazione sportiva presso la scuola di judo fondata da Flavio Canto, una medaglia di bronzo olimpica. "Voglio dimostrare che i rifugiati possono fare cose importanti".

Yolande Mabika, 28 anni, Repubblica Democratica del Congo: judo
Yolande Mabika

I combattimenti nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo hanno separato Yolande dai suoi genitori quando era una bambina. Ricorda poco: che correva da sola e di essere stata trasportata da un elicottero nella capitale, Kinshasa.  Lì, in un centro per bambini sfollati, ha scoperto il judo. Yolande ha partecipato a tornei importanti. "Il judo non mi ha dato i soldi, ma mi ha dato un cuore forte," dice. "Ho iniziato con il judo ad avere una vita migliore". Nel 2013 ha partecipato a Rio al Campionato mondiale di Judo;  il suo allenatore le ha sequestrato il passaporto e le ha tolto il cibo, come era accaduto in altre competizioni. Stufa di anni di abusi, Yolande è fuggita dall'hotel e vagato per le strade alla ricerca di aiuto. Ottenuto lo status di rifugiato in Brasile, ha ricevuto una formazione adeguata presso la scuola di judo fondata da Flavio Canto, un brasiliano medaglia di bronzo olimpica. "Voglio vincere una medaglia. Sono un'atleta competitiva, e questa è l'occasione che può cambiare la mia vita ", dice. "Spero che la mia storia possa essere un esempio per tutti, e forse la mia famiglia mi vedrà epotremmo riunirci".

Rose Nathike Lokonyen, 23 anni, Sud Sudan: 800 metri
Rose Nathike Lokonyen, 23, Sud Sudan

Fino a un anno fa, Rose non sapeva di possedere un grande talento: non aveva mai gareggiato, dopo essere fuggita dalla guerra nel Sud Sudan quando aveva 10 anni. Ma, durante una gara a scuola, nel campo profughi in Kenya settentrionale dove vive, un insegnante le suggerì di partecipare a una gara di 10 chilometri. "Non ero addestrata. E' stata la prima volta che correvo e sono arrivata seconda", dice sorridendo. "Ero molto sorpresa!". Da allora si è trasferita in un campo di addestramento vicino Nairobi, dove si sta preparando per eseguire la gara degli 800 metri alle Olimpiadi. L'atletica per Rose non è anche un modo per ispirare gli altri. "Rappresenterò la mia gente lì a Rio, e magari, se riesco, potrò tornare e gareggiare per promuovere la pace".

James Nyang Chiengjiek, 28 anni, Sud Sudan: 800 metri
James Nyang Chiengjiek

A 13 anni è fuggito dalla sua casa per evitare di essere rapito dai ribelli che stavano reclutando bambini soldato con la forza. Come rifugiato, nel vicino Kenya, ha frequentato la scuola e si è unito a un gruppo di atleti. "Se Dio ti dà un talento, bisogna usarlo", dice. Non aveva scarpe da corsa corrette, a volte ha preso in prestito quelle di altri, ma ha vinto le sue gare. "Tutti noi abbiamo avuto un sacco di infortuni a causa delle scarpe sbagliate", dice. Andando a Rio, James si propone di ispirare gli altri. "Sto facendo qualcosa di buono per aiutare gli altri, in particolare i rifugiati," dice. "Forse tra loro ci sono atleti con talento, ma che ancora non hanno avuto un'opportunità. Ad alcuni di noi è stata data l'opportunità di andare a Rio. Dobbiamo guardare indietro e vedere dove sono i nostri fratelli e sorelle e, se uno di loro ha talento, portarli ad allenarsi con noi e rendere la loro vita migliore".

Yiech Pur Biel, 21 anni, Sud Sudan: 800 metri
Yiech Pur Biel

Costretto a fuggire a causa dei combattimenti nel Sud Sudan, nel 2005 è finito da solo in un campo profughi nel nord del Kenya, dove ha iniziato a giocare a calcio. "Nel campo profughi, non abbiamo strutture, neanche le scarpe. Non c'è palestra. Anche il tempo non favorisce l'allenamento, perché dalla mattina fino alla sera è caldo e soleggiato". Ma si è concentrato sul suo paese, il Sud Sudan, "perché noi giovani siamo le persone che possono far cambiare," e sul desiderio di migliorare la vita dei porpri genitori. Competere nei 800 metri a Rio potrebbe aiutarlo a diventare un ambasciatore per i rifugiati di tutto il mondo. "Posso mostrare ai miei compagni che hanno una possibilità e una speranza nella vita. Attraverso l'educazione, ma anche correndo, si può cambiare il mondo".

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