13 maggio 2021 ore: 13:30
Famiglia

“The Father”, nella testa di un anziano che si perde. E di chi si prende cura di lui

di Chiara Ludovisi
Il 20 maggio in sala il film di Florian Zeller, che racconta l'insorgere e l'avanzare della demenza: la confusione e lo smarrimento del padre, ma anche la disperazione dei suoi caregiver, diventano esperienza vissuta. Dalla casa all'istituto, la “cura” degli anziani al centro della scena. E della storia che stiamo attraversando
The father 2

ROMA - Anthony smarrisce continuamente il suo orologio, sospetta che qualcuno glielo abbia rubato: accade almeno una volta al giorno, ormai, impegnandolo in una ricerca affannosa e continua. “Succedono cose strane”, dichiara spesso, cercando di convincere sua figlia Anne che il problema sia fuori, e non dentro la propria testa. Poi arriveranno le lacrime, il pianto disperato, a segnare la resa: insieme all'orologio, Anthony sta smarrendo inesorabilmente la capacità di governare il tempo, di orientarsi nello spazio, di riconoscersi e riconoscere. E piangendo, tornerà fanciullo, tra le braccia di un'infermiera che sarà la nuova mamma, in quella nuova casa che si chiama casa di riposo.

Più che un film, è un'esperienza “immersiva”, quella che il regista Florian Zeller (già autore, nel 2012, della pièce teatrale “Il padre”, da cui il film è tratto) propone allo spettatore. Anthony ha il volto, le espressioni e il carisma di Anthony Hopkyns, che per l'interpretazione di questo ruolo si è aggiudicato l'Oscar. Come l'Oscar si è aggiudicata la sceneggiatura, firmata dallo stesso Zeller insieme a Christopher Hampton. Olivia Colman veste i panni della figlia Anne, che con dedizione si prende cura del padre, affrontando fatiche e mortificazioni. Terzo protagonista indiscusso è la casa: quella in cui Anthony vive, che sente sua, ma che non sa più se lo sia realmente. “E' la mia casa, vero?”, si decide finalmente a domandare.

Intorno ad Anthony e Anne, sfilano altri personaggi, che Anthony confonde e lo spettatore anche: chi è l'uomo seduto in poltrona a leggere il giornale, che assicura di essere il marito di Anne da oltre un decennio? E chi è che fa rumore in casa, se Anthony è certo di vivere da solo? E com'è possibile che Anne stia per trasferirsi da Londra a Parigi - “Mi lasci solo?” - quando aveva deciso di non partire? E perfino Anne inizia a non essere sempre la stessa, ad assumere sembianze diverse, agli occhi di un padre sempre più confuso, sempre più distante, che però si ostina ad assicurare che “me la cavo benissimo da solo”.

E non vuole saperne della “badante” né dell'infermiera, del caregiver professionista che sua figlia – e il suo compagno, o marito – vogliono mettere al suo fianco. Anthony non vuole: “Io sono molto intelligente”, assicura. E protesta: “Perché mi tratti come un ritardato?”. Lotta con tutte le sue forze, Anthony, si impone con le urla e col sarcasmo, per affermare di fronte agli altri e a se stesso la sua presenza, per non ammettere che presente lo è ogni giorno di meno.

E' l'esperienza dell'età che avanza, degli anziani in famiglia, dei figli che si prendono cura di loro, sacrificando la propria vita e le proprie relazioni: è il tema del film ma è soprattutto il tema dell'epoca che stiamo attraversando. Anthony è radicato nella sua casa, si attacca a questa con tutte le sue forze: “Io non lascerò la mia casa”, grida per allontanare il sospetto che per lui si stia disegnando un diverso futuro. Nella sua casa, Anthony ritrova ciò che perde: ha i suoi “nascondigli”, si sente sicuro. Ha i suoi affetti, le visite quotidiane della figlia maggiore, le fotografie e i quadri della figlia minore, la preferita, che “chissà perché non viene mai a trovarmi”. Ma quando anche il quadro scompare, la verità arriva: “Mi sento come se stessi perdendo tutte le foglie”, ammetterà finalmente Anthony. E quella verità sarà uno schiaffo, nella mano dell'uomo che vuole dividere la propria vita con Anne, ma non con suo padre. Quella mano libererà il pianto convulso di Antohny che, come un bambino, reclamerà la sua casa, invocherà la sua mamma, poi si lascerà cullare dalle braccia di un'infermiera, in una casa che non è più casa sua, in una stanza che affaccia su alberi pieni di foglie. E' l'approdo all'istituto, spesso doloroso, a volte rassicurante, in alcuni casi necessario e inevitabile: è qui che Anthony e tanti come lui, ricominceranno a nascondere e a cercare l'orologio, prima di smarrirlo per sempre.

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