26 settembre 2018 ore: 12:48
Società

“The Milk System”, un documentario per denunciare l’industria del latte

Contadini, imprenditori, scienziati, lobbisti. Il regista Andreas Pichler ricostruisce i meccanismi della produzione intensiva di latte nel mondo: “Necessario cambiare rotta. Oggi a farne le spese sono i piccoli produttori, l’ambiente, gli animali. E alla fine noi tutti”
The Milk System 1
The Milk System 1

“Non ero consapevole del fatto che beviamo il latte di vacche perennemente gravide. Senza vitello niente latte e senza latte nessuna ragione di esistere”. È Andreas Pichler a constatarlo: lo fa nel suo ultimo lavoro, “The Milk System”, un documentario che denuncia i meccanismi della produzione intensiva di latte nel mondo. Prodotto da Eikon Film e Miramonte Film ha ricevuto il riconoscimento di Legambiente all’ultima edizione del festival Cinemambiente. 

Il documentario parte da un assunto largamente condiviso: da 8 mila anni il latte è sinonimo di salute e benessere, è considerato un alimento naturale e ricco di nutrienti. Tutte qualità che lo rendono un prodotto ideale per il mercato. “Ma il latte è veramente così salutare – si chiede il regista –? Per rispondere abbiamo esaminato da vicino il sistema produttivo del latte, incontrando contadini, politici, lobbisti, ong, imprenditori e scienziati. Perché ciò che un tempo si considerava naturale e innocente, da non molto si è trasformato in una merce capace di fatturare cifre da capogiro”. Solo in Europa si tratta di un mercato da 100 miliardi di euro e una produzione di quasi 2 milioni di tonnellate di latte l’anno. Ma da quando un miliardo di cinesi ha cominciato a consumare latte, il mercato è definitivamente esploso: “In questo contesto, fattori come la sostenibilità o il rispetto dei metodi di produzione tradizionali sono totalmente irrilevanti. Guardando al suo ciclo di produzione, tutte le perversità della produzione alimentare di massa emergono in materia palese. Volevo raccontare questo sistema di produzione micidiale che distrugge animali, ambiente e i piccoli contadini in Europa e in Africa”. 

The Milk System - locandina

Tra gli interlocutori di Pichler, ci sono gli opposti di questo sistema: c’è Alexander, il piccolo contadino della Val Venosta e Peder, un contadino danese con 750 capi di bestiame. C’è il ceo della cooperativa internazionale Arla-Food e il presidente dell’Associazione dei produttori di latte del Senegal. “Per me era importante avere interlocutori fieri di parlare del loro mondo. È fondamentale entrare nei loro mondi per lasciare allo spettatore una certa libertà di decidere, anche se la mia posizione è sempre abbastanza chiara”, spiega il regista. 

Nel suo viaggio cinematografico, Pichler ha incontrato molti contadini, ognuno con la propria storia e con un particolare contesto con cui rapportarsi. Così c’è Alexander della Val Venosta, che sostiene che il lavoro del contadino sia, prima di tutto, uno stile di vita e che per questo ha puntato sul biologico. L’età delle sue mucche si è allungata. Arrivano anche a 20 anni “perché non sono perennemente sfruttate al massimo. Il modo di trattarle ha un senso: hanno passato l’estate in alpeggio”. C’è Peder, che ha 750 capi che vivono in media 5 anni e dice: “Sono troppe per portarle al pascolo: è lontano, e nel tragitto sporcano e poi ci tocca pulire. Certo, per loro sarebbe meglio. Noi facciamo il possibile: lavoriamo per le grandi aziende, per l’industria dei mangimi, per quella alimentare. E intanto andiamo in rovina”. Pichler racconta che è restato molto colpito dalla mancanza totale di solidarietà tra i contadini, dal vedere come i singoli contadini sono diventati spietati concorrenti: “Il fallimento del tuo vicino è la speranza che la tua azienda possa resistere più a lungo. È la logica del libero mercato che, secondo me, con l’agricoltura non c’entra nulla. In un sistema di questo tipo, vincono le grande aziende, le grandi centrali e industrie del latte. Le spese le pagano i piccoli produttori, l´ambiente, gli animali e alla fine noi tutti”. 

Tra gli interlocutori c’è, come detto, anche il presidente dell’Associazione dei produttori di latte del Senegal, uno dei Paesi nei quali l’Europa, sempre alla ricerca di nuovi mercati, esporta grandi quantità di latte in polvere: “I prodotti a base di latte in polvere costano poco, sono accessibili a tutti. Le politiche dell’Unione europea sostengono il settore agricolo da un punto di vista finanziario. Così facendo permette un dumping dei prezzi sul nostro mercato”. Ha anche una piccola latteria, usa solo latte del territorio: “Ma il latte che produciamo in Senegal ha dei costi molto di produzione molto più elevati. È più facile lavorare con il latte in polvere e si guadagna di più. Qui gli allevatori non ricevono nessun tipo di sussidio e quindi i costi di produzione sono elevati. Né la produzione, né la lavorazione, né la commercializzazione sono convenzionate. Possiamo contare solo su noi stessi”. 

The Milk System 2

Ma il documentario prova anche a proporre delle alternative dimostrando come è possibile produrre latte in maniera diversa e sostenibile. “Sul lungo periodo questo sistema distruggerà la base della nostro produzione di cibo. Esistono altre strade già adesso, ma bisogna sostenerle. È necessario cambiare il modo in cui i 45 miliardi del budget dell’Unione Europea per l’agricoltura vengono spesi. È una questione di volontà politica: sta a noi cittadini il rivendicarla”. 

“The Milk System” arriva al cinema nelle principali città italiane a partire da martedì 2 ottobre con Movieday.it, la prima piattaforma italiana di film on demand che permette di organizzare proiezioni al cinema. (Ambra Notari)

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