"Un solo mare e la parola": la poesia che racconta l'immigrazione
Torino – Dopo le date di Sassari, Cagliari e Roma arriva nel capoluogo piemontese “Un solo mare la parola”, l’evento che racconta il tema della diversità tramite il linguaggio della poesia. Organizzato a cura dell’associazione Grecam, il progetto vede coinvolte quattro città differenti in una staffetta che richiama all’unione e al contatto oltre i confini nazionali. Lo spunto di realizzare un’iniziativa, per portare all’attenzione del pubblico le tematiche dell’accoglienza e dei migranti, è nato lo scorso anno dopo la partecipazione di Norberto Silva Itza – psicoterapeuta di nazionalità uruguayana e fondatore dell’associazione Grecam – nell’ambito del Festival internazionale di poesia a Cuba. Come riportano gli organizzatori: “L’intero progetto è partito dal basso ed è stato autofinanziato dalla nostra associazione e grazie al contributo dei tanti sostenitori che si sono appassionati all’idea di riunire autori provenienti da diverse parti del mondo. Il nostro obiettivo è quello di raccontare l’umanità con il mezzo poetico per promuovere la solidarietà e abbattere i confini. Hanno aderito al nostro invito circa 160 poeti e 50 artisti, i quali hanno donato le proprie opere e ci hanno permesso di raccoglierle all’interno di un’antologia e utilizzarle per queste giornate”.
BOX Nelle date romane, presso l’Aquario Romano, un risalto particolare è stato dato al tema dei rifugiati come risposta all’appello lanciato dalla poetessa siriana Malak Sahioni Soufi che dall’Avana, a maggio di un anno fa, aveva detto: “Di fronte a tutte queste anime in difficoltà ci rimane solo la parola e anche la parola dei poeti è un’arma. Chiedo la solidarietà di tutti i poeti, chiedo di partecipare ad un’antologia sui rifugiati, rifugiati siriani, rifugiati di qualsiasi paese del mondo”. Malak Sahioni Soufi ha vissuto in prima persona l’esperienza di profuga senza terra e ha incontrato a Lesbos tanti migranti e tante diverse storie.
Tutta la kermesse si caratterizza per un ricco programma che unisce più linguaggi artistici: dai reading di poesie alle installazioni, dalle perfomance di teatro e danza alla proiezione di video, alla musica e interventi di artisti a vario livello. “La parola poetica con il suo potere di testimonianza e di evocazione è al centro del nostro confronto – dichiarano le responsabili di Grecam – e con questo tipo di veicolo parliamo di vicende personali e collettive. La parola collega, fa da trama e unisce le sofferenze individuali a quelle di popoli interi. Non esistono ostacoli di idioma, infatti i poeti recitano ciascuno nella propria lingua di origine e in alcuni casi anche in LIS. Per noi la letteratura è uno strumento fondamentale per edificare nuovi ponti, abbattere muri, cancellare le trincee e tagliare i fili spinati. Ognuno dei poeti intervenuti ha lasciato una diversa e ricca testimonianza del proprio vissuto. Ad esempio Malak Sahioni Soufi, che ormai da molti anni vive a Londra, ha descritto con dolorosa passione il proprio paese in guerra, la Siria appunto. Androulla Shati, da Cipro, ha narrato il dramma del suo paese e della sua città, Nicosia, divisa in due. Milica Lilic ha condiviso la sua condizione di senza terra, da quando la Yugoslavia è stata frammentata e distrutta. Ahmed Zaabar, originario della Tunisia e che vive a Londra da molti anni, ha raccontato il suo dolore nel constatare l’insensata violenza perpetrata nei confronti di paesi e popolazioni intere, di cui Aylan, il bambino siriano tristemente famoso, ne è il simbolo”. Fino a lunedì 8 maggio l’evento dedicato alla poesia prosegue a Torino presso il Consiglio Regionale del Piemonte Binaria e il Centro commensale Fabbrica del Gruppo Abele. (Raffaella Sirena)