12 maggio 2015 ore: 11:22
Disabilità

“Under the stars”, quando la musica cambia la vita dei disabili

Serate in discoteca e laboratori musicali per persone con disabilità intellettive. Sono gli obiettivi del progetto nato nel 2007 a Sheffield (Regno Unito). Le band nate dai workshop si esibiscono in locali e festival. “Queste performance li aiutano ad acquistare fiducia in se stessi e a uscire dall’isolamento”
Band di disabili. Pianoforte

ROMA - Dale ha 52 anni, la sindrome di Asperger e suona con “The Stars Band”. Toni ha 26 anni, una disabilità intellettiva e suona la tastiera, l’iPad e canta con le “Sparkle Sistaz”. Toni e Dale si sono avvicinati alla musica grazie a “Under the stars”, impresa sociale fatta da persone con disabilità intellettive e dai loro amici con base a Sheffield (Regno Unito) che, dal 2007, organizza serate ‘speciali’ nei locali e nelle discoteche in cui i dj sono disabili intellettivi e a cui possono partecipare persone con disabilità, in totale sicurezza. “L’obiettivo – si legge sul sito – è permettere a queste persone di trascorrere una serata fuori, ballare, divertirsi con gli amici e farsene di nuovi”. Alla prima iniziativa hanno partecipato 350 persone provenienti da tutto lo Yorkshire. Da allora i creatori di “Under the stars” hanno organizzato 50 serate a Sheffield, Doncaster, Barnsley e Rotherham coinvolgendo fino a 550 persone negli eventi più grandi. Le serate si svolgono in locali accessibili e senza luci psichedeliche. A partire dal 2010 il progetto si è allargato e sono nati i laboratori musicali in cui le persone con disabilità intellettive possono imparare a suonare uno strumento, scrivere canzoni, entrare a fare parte di una band. È così che sono nati “The Stars Band”, di cui fa parte Dale, le “Sparkle Sistaz” in cui Toni suona insieme ad altre 9 ragazze e altre band come i “Clubland Detectives” e i “Without Heads”. 

I laboratori di “Under the stars” si svolgono 4 giorni alla settimana per 45 settimane all’anno e prevedono l’uso di un mix di strumentazione vintage (sintetizzatori) e moderna (tablet) per aiutare musicisti ‘non tradizionali’ e con disabilità fisiche a creare musica e a trovare un modo per esprimersi attraverso di essa. “Nelle canzoni parlo delle mie difficoltà di apprendimento – racconta Joel dei “Clubland Detectives” in un video – e del tentativo di capire chi realmente sono”. Per molti ragazzi frequentare i laboratori di “Under the stars” ha significato uscire dai centri residenziali, farsi nuovi amici, avere una vita sociale normale e soprattutto divertirsi. Per alcuni, come racconta Alexander, la band “è una specie di famiglia”. 

I risultati dei workshop vanno dai piccoli miglioramenti quotidiani, come imparare a suonare un nuovo strumento o migliorare la propria capacità espressiva, a quelli più grandi come registrare un album o esibirsi davanti al pubblico di un festival. “Ai nostri studenti piace esibirsi sul palco – dicono i promotori – e noi diamo loro la possibilità di farlo. Queste performance consentono loro di acquistare fiducia in se stessi, combattere l’esclusione sociale e costruire ponti con la comunità locale, che scopre quanto hanno da offrire queste persone”. (lp)

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