20 febbraio 2014 ore: 17:41
Giustizia

"Uomini non più violenti”, un percorso per prevenire il femminicidio

Il progetto si sviluppa su due piani: uno di gruppo e un altro individuale, per insegnare a vivere le relazioni senza ricorrere alla violenza. SOno 13 le persone seguite a Milano. Oggi seminario in Bicocca
Pugno generica, violenza

MILANO – Un percorso di cambiamento destinato agli uomini che vogliono uscire dal circolo della violenza. Che non vogliono più essere carnefici. È lo strumento di prevenzione al femminicidio proposto da "Uomini non più violenti- Milano". Il progetto prevede due tipi d'intervento: uno in un gruppo psicoterapeutico in cui si cerca di uscire dalla violenza, il secondo invece individuale, in cui si cerca di andare a fondo dei problemi di relazione. "Il 93 per cento dei casi di violenza è sommerso. I casi di cui si parla nei telegiornali arrivano dopo 10-15 anni di violenza, soprattutto psicologica ed economica. Noi cerchiamo di intervenire in questo lasso di tempo per interrompere il circuito", spiega Chantal Podio coordinatrice del progetto ideato dal Forum Lou Salomé (www.forumlousalome.eu è il loro sito, al momento in allestimento) e patrocinato dal consiglio di Zona 2. "Spesso le persone non denunciano per paura di perdere la relazione", aggiunge. Con "Uomini non più violenti" è possibile scrivere un epilogo diverso alle storie di violenza domestica. Sono 13 gli uomini che in questo momento sono seguiti da "Uomini non più violenti-Milano"- Molti di loro arrivano soprattutto dalla provincia e da Magenta, Lodi e Bergamo, dove l'associazione ha altre antenne locali.

I primi contatti con l'associazione arrivano al telefono (allo 02.87168243, a cui bisogna lasciare un messaggio in segreteria) oppure via mail a uomininonpiuviolenti.mi@gmail.com. Dopo una prima analisi della situazione, il gruppo di medici specializzati nel trattamento del disagio maschile interviene cominciando il percorso psicologico per bloccare la violenza. "Se le persone vengono a sapere che c'è un percorso per uscirne senza dover denunciare e interrompere la relazione si avvicinano più facilmente", aggiunge Podio. A chiamare sono sia le compagne sia gli stessi uomini che dopo un atto violento si spaventano della loro stessa reazione.

Esistono centri come "Uomini non più violenti – Milano" anche a Firenze (dove è nato il primo Centro di ascolto uomini maltrattanti), Modena e Torino. L'obiettivo dei medici che ci lavorano è creare una rete nazionale per mettere insieme le risorse sparse in tutta Italia.

Chantal Podio è intervenuta durante "Proteggere le vittime, agire sui maltrattanti", seminario organizzato all'università Bicocca da Edv project Italy. Edv project è una realtà nata dalla partnership tra l'ateneo milanese e Patricia Scotland, ex membro della Camera dei Lord inglese e presidente della Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence. Il suo metodo per la lotta alla violenza sulle donne prevede che lavorino innanzitutto due organismi: un gruppo di intervento in grado di valutare i rischi per la vittima e un tutor che la segua subito dopo la denuncia e per almeno tre mesi. La vittima avrà a disposizione un alloggio pubblico così da poter lasciare l’abitazione insieme ai propri figli e potrà contare sul supporto della propria azienda, senza rischiare di perdere il lavoro. Il sistema si fonda su tre elementi integrati: servizi funzionali, nel senso di interconnessione tra sistema giudiziario, polizia, servizi medico-sanitari e sociali, protezione e assistenza legale per le vittime; risultati economici, derivanti dalla diminuzione delle assenze dal lavoro causate da maltrattamenti; valutazione dei costi umani attraverso la promozione di politiche sociali ad hoc. Il metodo ha raggiunto risultati importanti perché non ha come unico fine quello di arrivare alla denuncia. Proprio l'obiettivo dell'incontro organizzato in Bicocca, durante il quale è stato proiettato il film girato tra Austria e Spagna Marta's suitcase, una storia che racconta due casi di violenze su donne. (lb) 

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