7 maggio 2014 ore: 15:35
Famiglia

“Viva gli anziani!”, quasi 10 mila quelli aiutati in dieci anni

Il bilancio del progetto promosso dalla comunità di S.Egidio partito dopo le migliaia di morti per l’emergenza caldo dell’estate 2003: negli anni oltre 30 mila visite domiciliari con 11 mila persone coinvolte. Oggi servizio attivo per 4 mila anziani
Anziani su una panchina

ROMA – Sono oltre 9.200 le persone over 75 contattate e oltre 11 mila (fra amici, vicini, commercianti, medici, portieri e volontari) quelle coinvolte nelle reti di prossimità: numeri che hanno portato ad una riduzione del 10 per cento dei costi di ospedalizzazione, con 30 mila visite domiciliari e interventi specifici di servizio sociale con un costo di appena 30 centesimi di euro a persona. Questi i dati più significativi che emergono dal bilancio di dieci anni di “Viva gli anziani! Un futuro per tutti ” il progetto nato nel 2004 dalla sinergia tra comunità di S.Egidio e ministero della Salute ispirato dalla tremenda ondata di calore che colpì l’Europa nell’estate del 2003 e che nel vecchio continente costò la vita ad oltre 20.000 persone concentrate soprattutto in Italia e Francia. Dall’analisi di quei tragici dati si scoprì che oltre il 92 per cento delle vittime era costituito da ultra 75enni, soli. Dopo dieci anni di vita, oggi sono oltre 4 mila gli anziani attualmente presi in carico.

Di qui l’idea della comunità di S.Egidio di istituire un’iniziativa che rispondesse all’esigenza di interporre uno scudo difensivo tra gli anziani più a rischio e gli effetti negativi di eventi critici quali il calore estivo, il freddo invernale, le epidemie influenzali e le cadute; attraverso una strategia di monitoraggio capillare e nel contempo discreto che affiancasse le già esistenti reti sociali e si aggiungesse alle tradizionali risposte dei servizi quali l’assistenza domiciliare e le strutture residenziali. Una realtà che permettesse lavorando sulla prevenzione sollevasse gli anziani dall’eventualità di sofferenze evitabili ed evitasse nel contempo ricoveri impropri, i quali vanno sempre evidentemente a discapito di quelli invece necessari.

In brevissimo tempo nei rioni di Trastevere, Testaccio ed Esquilino (le zone di Roma in cui il progetto è attivo) “viva gli anziani”  è diventata un istituzione, tantoché dopo due lustri si pensa di estendere la cosa anche alle aree di Monti e di Borgo/ Prati. Con il resto della capitale che bussa con impazienza alle porte: perché Roma è grande, gli anziani soli e bisognosi di monitoraggio psico- fisico sono tanti e l’idea di essere in balìa dell’età e degli eventi non piace a nessuno.

Un decennio di attività che permette di tracciare linee-guida chiare, prima fra tutte la lotta all’isolamento. L’isolamento è solitudine, quella solitudine che a diventare depressione e mal di vivere ci mette un attimo. Un killer silenzioso capace di far sentire ancora più caldo d’estate, assai più freddo di inverno e di non far reagire ad eventuali infortuni anche teoricamente non così gravi. Un killer che uccide indirettamente solo apparenza ed uccide assai più degli eventi climatici e dei sinistri in sè – ha commentato Marco Impagliazzo, presidente della S.Egidio.

“Viva gli anziani!” è attivo tutto l’anno con campagne informative, telefonate ed inrventi socio-sanitario-assistenziali a tutto tondo: “Un lavoro finalizzato a creare punti di riferimento ed una rete di prossimità personalizzata intorno ad ogni anziano che possa proteggerlo dalle conseguenze legate a situazioni di emergenza. Un servizio flessibile in grado di adattarsi al variare anche repentino delle necessità”.

Il servizio si rivolge a tutti gli ultra 75enni andando loro incontro “a partire dalle liste anagrafiche comunali- spiega il professor Giuseppe Liotta, demografo dell’Università di Tor Vergata- tutti gli anziani con 75 anni di età già compiuti o nei giorni immediatamente successivi il loro 75esimo compleanno residenti nei quartieri interessati dal servizio vengono contattati per via telefonica al fine spiegare loro in cosa consiste il progetto e chiedere se siano interessati a farne parte .non è dunque il cittadino che si rivolge al servizio ma il servizio, che attraverso gli operatori, cerca il cittadino, andando ad intessere un legame che poi si modellerà sulle necessità individuali. A ciò si accompagna- ha precisato- Liotta il  “lavoro di strada” , cioè la presenza degli operatori lungo le vie e nelle piazze dei quartieri coinvolti per incontrare gli anziani nell’ambito della loro vita quotidiana : piccole feste e banchetti informativi che aiutano a familiarizzare”. (Francesco Sabbatucci)

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