25 marzo 2018 ore: 11:00
Economia

"Working Pink", l’impegno delle Acli per aiutare le donne a ritrovare lavoro

Donne italiane, uscite dal mondo del lavoro per crisi, dimissioni o licenziamento, con alta scolarizzazione, un’età media di 50 anni e fortemente demotivate. Sono le partecipanti alla prima edizione del progetto: 6 su 8 hanno trovato lavoro. Il 15 marzo è partita la seconda con 10 donne straniere
Working Pink, iniziativa acli

BOLOGNA - Italiane, età media 50 anni, uscite dal mondo del lavoro a causa della crisi o in seguito a dimissioni, laureate o diplomate. Fortemente demotivate. Sono le 8 donne che ha partecipato alla prima edizione di “Working Pink”, il progetto promosso dalle Acli provinciali di Bologna per sostenere donne disoccupate e inoccupate, offrendo loro uno spazio di confronto e strumenti utili per cercare lavoro in modo efficace, per valorizzare le proprie competenze, per superare il senso di frustrazione e disagio che si vive quando si cerca lavoro. “Il progetto nasce dall’ascolto delle nostre utenti – ha affermato Chiara Pazzaglia membro del direttivo nazionale del Coordinamento donne delle Acli che ha presentanto il progetto durante un’udienza conoscitiva della Commissione Parità in Comune – Molte donne che facevano le pratiche per la disoccupazione erano demotivate, non riuscivano rientrare nel mondo del lavoro, si sentivano frustrate per essere rimaste a casa, avevano difficoltà a riconoscere se stesse e ad avere un riconoscimento sociale”. Tra le 8 partecipanti alla prima edizione sono 6 quelle che hanno trovato lavoro. “Tre di loro, con la passione per la cucina, hanno iniziato un percorso di auto-imprenditorialità nel settore alimentare – ha raccontato Roberta Di Girolamo, consulente del lavoro – Un’altra aveva lasciato il lavoro impiegatizio perché insoddisfatta e ha intrapreso un percorso alternativo che valorizza la sua laurea in Storia, una è stata assunta dalle Acli e un’altra, dopo 13 colloqui andati male, ne ha sostenuto uno efficace, grazie alla formazione sulla comunicazione e sulla scrittura di un cv, e ha trovato lavoro”. Lo scorso 15 marzo è partita la seconda edizione, rivolta a donne di origine straniera,10 le partecipanti.

Il progetto prevede 5 incontri coordinati da un professionista con l’obiettivo di migliorare la comunicazione ai colloqui, riscrivere il proprio curriculum in maniera efficace, conoscere nuovi canali per la ricerca del lavoro ma anche dare l’opportunità di incontrare donne nelle stesse condizioni. Inoltre, è stata prevista una personalizzazione dei percorsi attraverso incontri individuali per cambiare la percezione che le donne hanno di sé. “Uno dei risultati più importanti del progetto è la creazione di relazione – ha spiegato Sonia Sassi, psicologa – Il rischio della disoccupazione, infatti, è l’isolamento e il non affacciarsi più al mondo e al mondo del lavoro. Tra le partecipanti si è creato un gruppo, hanno capito di non essere sole, si sono aiutate a vicenda. Tra i risultati del percorso c’è l’aumento della motivazione, il miglioramento delle conoscenze e una maggiore consapevolezza delle proprie competenze”.

La seconda edizione del progetto è rivolta a donne di origine straniera. Sono 10 quelle selezionate: hanno un’età media di 25 anni, hanno lasciato il lavoro per problemi di gestione familiare e hanno una scolarità medio bassa (diploma, licenza media, nessun titolo). “Ma hanno capito l’importanza della formazione: molte stanno seguendo corsi di italiano o di inglese”, precisa Sassi. Rispetto a questo secondo gruppo, uno degli aspetti importanti è la componente culturale. “Spesso la diversità viene vissuta come ostacolo da persone che si trovano a vivere in un Paese con una cultura molto diversa dalla propria – ha spiegato Rosa De Angelis, mediatrice culturale per le Acli – Gli strumenti per superare il gap culturale o il possibile shock culturale vissuto da queste donne sono la conoscenza della lingua e della cultura, la condivisione e la creazione di relazioni. Obiettivo del percorso è far capire loro che la diversità culturale è una risorsa”.

“La disoccupazione femminile è la nostra priorità”, ha detto Marco Lombardo, assessore comunale al Lavoro intervenuto in Commissione. L’assessore ha ricordato i dati sull’occupazione femminile a Bologna: nella fascia 15-24 anni le donne occupate sono il 18,5% mentre gli uomini sono il 32,4%, nella fascia 55-64 le donne occupate sono il 57,1% e gli uomini il 70,7%. Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, Lombardo ha riportato il dato sulla fascia 15-24 anni: le donne disoccupate sono il 24%, gli uomini il 6,3%. “Sono dati che fanno riflettere sulla necessità di sostenere progetti che favoriscono l’occupazione femminile, il reinserimento per le donne che sono uscite dal mercato del lavoro con il conseguente reinserimento sociale – ha detto Lombardo – Progetti come ‘Working Pink’ sono necessari perché aggrediscono uno dei target prioritari anche per l’Amministrazione comunale”. Lombardo ha ricordato l’impegno del Comune con il progetto “Insieme per il lavoro”.

“Dobbiamo uscire da una descrizione dei ruoli dettata da stereotipi, così anche il mondo del lavoro potrà adeguarsi – ha detto Susanna Zaccaria, assessore alle Pari opportunità del comune di Bologna – L’empowerment è la conquista dell’indipendenza che mette al riparo anche dai soprusi, troppo spesso infatti la violenza economica nei confronti delle donne viene sottovalutata”.

“Bologna ha un buon livello di occupazione rispetto al dato nazionale ma persistono sacche di povertà, tra le più colpite ci sono le donne, sole o con figli – ha detto Simona Lembi, presidente del Consiglio comunale di Bologna – Sono aree di povertà che devono essere riconosciute e devono entrare nelle politiche pubbliche. Le azioni a sostegno dell’occupazione femminile sono azioni antiviolenza perché incidono sulla relazione di potere tra uomini e donne da un punto di vista economico, sociale e politico”. (lp)

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