4 febbraio 2020 ore: 10:45
Giustizia

Pakistan, conversioni forzate e matrimoni precoci: il caso di Huma Younus

La vicenda della 14enne cristiana rapita e costretta a sposare il suo aguzzino, riapre il dibattito sui matrimoni precoci. "Le bambine pakistane hanno bisogno di uguaglianza, istruzione, sanità. Non di mariti"
Foto: Aiuto alla Chiesa che soffre Pakistan l'avvocata Tabassum Yousaf (al centro)

L'avvocata Tabassum Yousaf (al centro)

Conversioni forzate e matrimoni precoci sono un grosso problema in Pakistan. Come dimostra, ultimo arrivato a processo, il caso di Huma Younus, 14enne cristiana di Karachi (provincia del Sindh), che nell’ottobre 2019 è stata rapita, obbligata a diventare musulmana e a spostare chi l’aveva rapita, Abdul Jabbar. Era previsto che la ragazzina si presentasse il 3 febbraio davanti all’Alta corte di Karachi e l’avvocata, Tabassum Yousaf, aveva incentrato il caso sulla dimostrazione che Huma aveva 14 anni e che quindi, per la stessa legge pakistana, non avrebbe potuto sposarsi. Ma Huma non si è presentata e le cose sono andate nel peggiore dei modi.

La legge e la prassi. Secondo una norma del 1929, il Child marriage restraint act, per sposarsi nel paese è necessario avere 18 anni, se maschi, o 16 anni, se femmine. Ma nella pratica le cose vanno diversamente. Stando ai dati Unicef, infatti, in Pakistan tre bambine su 100 si sposano prima di aver compiuto 15 anni e 21 su 100 prima dei 18 anni. Con picchi ancora più preoccupanti nella provincia di Sindh, dove le spose bambine rappresentano ben il 72% del totale e gli sposi bambini il 25%.

Il processo. Il caso di Huma non ha fatto che confermare la situazione generale. Per i giudici dell’Alta corte - fa sapere Aiuto alla Chiesa che soffre - il matrimonio della ragazzina deve essere ritenuto valido perché secondo la sharia dopo il primo ciclo mestruale si poteva unire in matrimonio.

Un fenomeno trasversale. Le vittime di queste pratiche non sono solo cristiane. Stando ai dati di Aiuto alla Chiesa che soffre, infatti, oltre mille ragazzine cristiane, indù e sikh sono obbligate ogni anno a convertirsi e sposarsi. Le conversioni forzate, in particolare, sono “una pratica comune qui, specialmente nei distretti di Ghotki, Khairpur, Larkana, Dadu e Jacobabad. I legislatori non alzano la voce in favore delle minoranze perché sono interessati solo a mantenere la poltrona”. A denunciarlo è Salman Ali, attivista e giornalista pakistano di The daily times. E mentre il cambio di religione coatto interessa solo le minoranze, il matrimonio forzato non risparmia proprio nessuno. “Il numero dei matrimoni precoci in Pakistan - dice a Osservatorio Diritti - sta aumentando di giorno in giorno. È vero che nel 2013 il Governo del Sindh ha approvato la legge, ma da allora non è stato fatto niente di concreto e le norme non vengono applicate. Io vedo nuovi casi di matrimoni infantili su base giornaliera”. “Le bambine pakistane hanno bisogno di uguaglianza, istruzione, sanità. Non di mariti”, taglia corto Ali.

L’articolo integrale di Giulia Cerqueti, "Da Huma Younus a Mehak Kumari: conversioni forzate e spose bambine in Pakistan", può essere letto su Osservatorio Diritti.

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