18 giugno 2015 ore: 15:39
Immigrazione

Casa, cittadinanza, ricongiungimento: i problemi delle famiglie dei migranti

Progetto “Integra” promosso dal Forum delle associazioni familiari: oltre 300 le persone coinvolte. Dai laboratori in sette regioni italiane emergono i problemi principali delle famiglie. Belletti: "Erigere muri non serve, per il dialogo ci vuole una strategia efficace"
Donne con il velo, immigrazione, famiglia islamica, scuola
ROMA – Laboratori in sette regioni italiane, oltre 300 persone coinvolte, tavoli di lavoro fra associazioni e istituzioni avviati per dare risposte alle esigenze delle famiglie immigrate. Sono alcuni dei numeri del progetto “INTEGRA - Famiglie in azione per una società interculturale”, promosso dal Forum delle associazioni familiari con un finanziamento del ministero del Lavoro e Politiche sociali. I risultati dell’iniziativa, che si è conclusa, sono stati presentati stamane in conferenza stampa con la presenza del sottosegretario Luigi Bobba.
 
Il progetto sperimentale, impostato su laboratori intorno ad un elemento specifico, hanno messo in evidenza, per ciascuna delle realtà locali, le principali necessità ed esigenze delle famiglie di immigrati e ha messo in moto un dialogo fra l’associazionismo e la politica locale in un’ottica di conoscenza reciproca per affrontare problemi concreti. I problemi principali avvertiti dalle famiglie ruotano intorno alla scuola, al lavoro e alla casa, ma riguardano anche i temi della normativa sulla cittadinanza e sul ricongiungimento familiare. “Talvolta, a partire dalla secondaria di primo grado – ha spiegato la responsabile del progetto, Lorenza Rebuzzini – la scuola non è il luogo di integrazione che dovrebbe essere, mentre il tema dell’accesso all’abitazione è emerso come quello di sentito rispetto alle possibilità delle famiglie migranti di integrarsi nel tessuto sociale”. In particolare, “gli stretti vincoli abitativi che sono posti come requisito per il ricongiungimento familiare sono un reale problema avvertito dalle famiglie”.
 
“Siamo impegnati come governo - dice il sottosegretario Luigi Bobba - a pensare non solo una politica europea sull’immigrazione ma anche a pensare alla sponda sud del Mediterraneo come ad una sponda e non come ad una frontiera o un confine: è un tema che non può essere scaricato solo sulle spalle dell’Italia anche perché si gioca su questo tema qualcosa dell’identità dell’Europa. La diversità fa ordinariamente paura, nostro compito è quello di non rincorrere gli egoismi nazionali ed alimentare la pura ma trasformare tutto questo in potenzialità. Il progetto “Integra” in questo senso è importante perché punta sulle famiglie, quindi sviluppa un investimento verso il futuro”.  Altro elemento essenziale per Bobba è quello di favorire l’incontro fra le reti familiari e i servizi pubblici, nonché di operare su una varietà di situazioni territoriali, sfruttando le particolarità di ogni territorio. Più in generale Il sottosegretario ha anche evidenziato come “una parte delle risorse del PON nazionale Inclusione sia destinato all’inclusione dei cittadini stranieri”.
 
“Erigere nuovi muri non serve”, ha affermato il presidente del Forum, Francesco Belletti, facendo riferimento alle notizie provenienti dall’Ungheria, che intende realizzare un muro lungo l’intera frontiera con la Serbia per limitare la migrazione di persone. L’integrazione invece, ha sottolineato, corre lungo i legami quotidiani: “Ci sono milioni di persone che al di là della loro cittadinanza giuridica sono italiane, sono le persone che incontriamo ogni giorno, i bambini e i ragazzi che vanno a scuola con i nostri figli, i genitori che incontriamo a scuola o sul lavoro. Sono proprie le famiglie, da sempre abituate ad essere custodi del dialogo, a poter dare il loro contributo nel costruire ponti attraverso le differenze culturali che possano andare anche oltre l’emergenza. E’ esattamente questo che abbiamo sperimentato con il progetto Integra: immigrati, famiglie, associazioni, istituzioni sono stati chiamati ad affrontare temi specifici e su questi trovare una risposta operativa  ed autogestita, senza aspettare sempre e comunque l’intervento della mano pubblica. Uno stile che potrebbe essere facilmente esportato in tutte le realtà locali e che anche le Istituzioni dovrebbero imparare: un vero investimento sul futuro”.
 
 
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