17 agosto 2015 ore: 15:11
Disabilità

Sostegno scolastico, gli assistenti specialistici: “Di noi non si può fare a meno”

Parlano i rappresentanti di un ruolo che si sente messo in discussione nel passaggio dalle province alle Città metropolitane. “Seguiamo solo alunni con disabilità gravi e otteniamo grandi risultati. Ma solo dopo un lungo percorso”. “Stiamo cambiando il volto della scuola”
Bambina disabile e insegnante di sostegno

- ROMA - “Come ogni anno, aspettiamo il 5 o 6 settembre per sapere quale sarà il destino nostro e dell'anno scolastico. Sopratutto, quale sarà il destino degli studenti disabili, che senza di noi non potrebbero neanche andare a scuola”: Marzia Cosentino ha 37 anni, una laurea in psicologia e tanti anni di studi e di esperienza alle spalle. E' una delle assistenti specialistiche che, in questi mesi, sta seguendo con preoccupazione le vicissitudini che interessano (e minacciano) questo servizio, prima di competenza delle province e ora, con la soppressione di queste, in attesa che le Città metropolitane se ne prendano formalmente e concretamente carico. Nel frattempo, una sorte incerta grava sugli assistenti e sui ragazzi a loro affidati, destando la preoccupazione di genitori, operatori e presidi

“Noi abbiamo già ricevuto la comunicazione che subiremo una riduzione delle ore – spiega Marzia – ma anche la rassicurazione che nessuno di noi sarà mandato via. La nostra presenza al fianco di questi ragazzi è indispensabile non solo per la loro inclusione scolastica, ma anche per il loro semplice stare a scuola – continua – Si tratta sempre di ragazzi gravi e molto gravi, che hanno bisogno di un'assistenza uno a uno, costante e continuativa. Per esempio, tra i ragazzi che seguo ce n'è uno con un disturbo molto serio dello spettro autistico: è violento soprattutto con se stesso, ma capita anche che lanci pietre contro i suoi compagni. Quando mi trovo con questo ragazzo, non posso allontanarmi neanche per andare al bagno. La famiglia, come la maggior parte di queste famiglie, chiede che frequenti la scuola a orario completo, ma le ore di sostegno non sarebbero sufficienti. Oltretutto – aggiunge Marzia – noi assistenti abbiamo per lo più una formazione specialistica diretta alla disabilità: insomma, in casi come questo direi che la nostra presenza è indispensabile. Allora mi chiedo: come si può mettere in discussione questo servizio, o anche pensare soltanto di ridurlo?” 

Il compito che spetta a questi assistenti, d'altra parte, è di fondamentale importanza: “Nella nostra scuola – spiega ancora Cosentino – ci sono circa 200 iscritti e almeno 30 disabili, quasi tutti gravi, difficili da contenere: ragazzi che non sono in grado di stare in classe, molti non sanno restare seduti per più di qualche minuto. Il nostro compito è accompagnarli nelle loro esigenze, ma anche condurli, piano piano, verso l'obiettivo finale: imparare a stare a scuola, conquistare l'autonomia, muoversi nell'ambiente con competenza e padronanza. E, quando lavoriamo bene e in uno spirito di collaborazione, è un obiettivo raggiungibile. C'è una ragazza Down molto grave, per esempio, che dopo tre anni ha imparato come si sta in classe e ha raggiunto un ottimo livello di autonomia, mentre il primo anno non bastava una persona per contenere le sue crisi. Un'altra, con un grave disturbo motorio e cognitivo, ora è diventata una sorta di 'sindaco' della scuola: conosce tutti, sa dove andare, sa come muoversi. Sono risultati importantissimi, che però si possono raggiungere solo con un lavoro di squadra costante e continuativo. Qualsiasi taglio o ridimensionamento è assolutamente da evitare”. 

Non solo: gli assistenti scolastici sono anche quelli preposti ai progetti esterni e alle attività laboratoriali, “fondamentali per molti di questi ragazzi, - continua Cosentino - che certamente non sono in grado di passare una giornata in classe. Siamo noi assistenti ad accompagnarli nei laboratori dentro e fuori la scuola, alle attività sportive e alle varie attività che organizziamo con le altre scuole della rete. Noi e i loro compagni tutor, altra risorsa fondamentale: studenti che si rendono disponibili a svolgere questo ruolo di mediazione nelle attività esterne e svolgono sempre questo compito con serietà e motivazione. E la formula funziona”.

Tanto che alcuni studenti disabili, una volta concluso il ciclo scolastico, tornano come esterni, per partecipare a questi progetti. “Un po' perché, al di fuori della scuola, non c'è nulla per questi ragazzi che diventano adulti – spiega ancora Marzia – C'è il centro diurno, ma niente che permetta loro di continuare a formarsi, magari in vista di inserimento lavorativo. Ma tornano anche, questi ragazzi, perché la scuola per loro è diventata un porto sicuro, un punto di riferimento, si sentono a casa. E anche questo è il risultato del nostro lavoro, in sinergia positiva con tutte le altre risorse presenti nella scuola: dagli studenti agli insegnanti. Un lavoro che speriamo sia sempre più riconosciuto e valorizzato”. 

E' ottimista, o ha scelto di esserlo, Roberto Ambrosino, che in una rete di scuole superiori romane coordina proprio le risorse e il personale per l'assistenza specialistica: “Non credo che il cambio di nome da provincia a Città metropolitana potrà mai decretare la riduzione di un servizio così fondamentale, né tanto meno la sua messa in discussione”. “Da qualche anno – spiega – l'assistenza specialistica ha cambiato il volto della scuola, perché ha incluso tanti ragazzi che, fino a una decina di anni fa, erano ai margini dell'istruzione, a causa delle loro esigenze particolari, che andavano studiate e soddisfate. E' un lavoro che solo grazie a questi assistenti si è potuto fare, con la creazione di reti e la realizzazione di progetti che permettono a questi ragazzi di esprimersi e trovare soddisfazione. Per il prossimo anno – continua - abbiamo avuto una riduzione di risorse, ma lieve: contemporaneamente, però, i ragazzi disabili aumenteranno: nella nostra rete, da 92 a 113. Ridurranno quindi le ore assegnate a ciascun ragazzo e agli assistenti, ma non dovremo mandare nessuno a casa. Certo, dovremo ottimizzare le risorse, organizzando molto bene laboratori e attività”.

L'importante, però, è che il processo in corso non si arresti, “perché tanto abbiamo fatto ma tanto resta ancora da fare. Abbiamo ottenuto grandi risultati, gli assistenti sono riusciti a cambiare anche la mentalità di tanti insegnanti, che un tempo di dicevano 'incapaci di comunicare con questo o quel ragazzo': oggi molti di loro non pronuncerebbero più una frase come questa: merito anche dei compagni tutor, vero anello di congiunzione tra gli studenti disabili e la scuola”. E' in atto un cambiamento, insomma, un processo inclusivo “che, oserei dire, sta modificando e sensibilizzando anche la società e non solo la scuola nei confronti della disabilità, riducendo i pregiudizi e aumentando l'integrazione”. (cl)

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