10 aprile 2019 ore: 14:04
Immigrazione

Migranti. Sea Eye ancora senza porto, un altro gommone in difficoltà: “Vergognoso”

Settimo giorno di navigazione per la nave Alan Kurdi con 64 persone a bordo, tra cui due bambini di 8 mesi e 6 anni. Intanto nuovo sos per un’imbarcazione a largo della Libia, 8 migranti sono caduti in mare e risultano dispersi.
Nave Alan Kurdi

ROMA - Dopo sette giorni dal salvataggio del 3 aprile scorso, la nave Alan Kurdi dell’ong SeaEye è ancora senza un porto sicuro di sbarco. L’imbarcazione si trova ad appena due ore di navigazione da Malta, a bordo ci sono 63 persone tra cui due bambini di otto mesi e 6 anni. Ieri una ragazza di 24 anni è stata evacuata per un malore.

“Li abbiamo salvati da una morte sicura, dopo quattro ore è arrivata una tempesta marina - sottolinea Giuseppina, infermiera volontaria a bordo - viaggiavano su un piccolo canotto, che io non userei nemmeno per attraversare il lago Maggiore. Con loro anche due bebè”. Dopo il salvataggio la nave si è prima avvicinata alle coste italiane, ma a Lampedusa sarebbero potuti scendere solo donne e bambini. Per non dividere i nuclei familiari si è deciso di fare rotta verso Malta, ma da giorni l’equipaggio attende l’autorizzazione allo sbarco. Intanto i viveri a bordo scarseggiano, per questo ieri sera l’ong Moas è salita su Alan Kurdi, portando acqua cibo, vestiti e giocattoli per i più piccoli.  

“La situazione è molto triste a bordo, abbiamo seguito tutta la vicenda dal salvataggio in poi, sperando si trovasse una soluzione - spiega Regina Catrambone fondatrice di Moas - sapevamo che il tempo sarebbe peggiorato. Con l’avvicinamento alle acque maltesi pensavamo che ci sarebbe stato un riscontro positivo, ma finora la negoziazione non ha portato a una soluzione”. Ieri Moas ha consegnato scorte alimentari di emergenza, acqua, medicine, vestiti asciutti e coperte. “Abbiamo portato anche indumenti intimi, per ridare un po di dignità a queste persone che hanno anche il bisogno di cambiarsi, dopo 8 giorni - aggiunge -.  Abbiamo portato anche giocattoli per i due bimbi, dei soft toys e delle copertine. Serve anche a tenere su il morale a bordo, anche se a vederli mi si gela il sangue, soprattutto pensando alla società civile in cui credo”.

Il Moas è stata la prima organizzazione della società civile a operare nel soccorso in mare. “Quando abbiamo iniziato la situazione geopolitica non era questa. Ora la nostra azione di soccorso è stata infangata, sporcata, si è passati sopra a tutto - aggiunge Catrambone -. Vogliono far affogare la nostra umanità in mare. Tutto è iniziato dopo la firma del codice del signor Minniti, che ha messo dei paletti ma che noi abbiamo firmato anche se ancora oggi ci chiediamo: come si fa a coordinarsi con guardia costiera libica? In quel codice c’erano le basi per arrivare a questo punto”. 

Mentra l’Alan Kurdi attende ancora un porto un’altra imbarcazione in queste ore ha lanciato l’Sos. A darne notizia è la piattaforma Alarm phone: il gommone si trova a largo della Libia e ci sarebbero 20 persone a bordo tra cui donne e bambini. 8 sono caduti in mare e risultano dispersi. “Tutto questo è vergognoso, si vuole arrivare fino  al punto di non vedere chi sta annegando - conclude Regina Catrambone -. Se dicono che non devono partire le navi dalla Libia perché non si incrementano le vie legali? La soluzione non è certo restare a guardare, io non ci sto, e molte persone come me non ci stanno. Il salvataggio della vita umana non è negoziabile”. (Eleonora Camilli)

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